Blocco diesel Euro 5: anche il Veneto sospenderà il divieto
Dopo il Piemonte, anche il Veneto consentirà alle auto a gasolio Euro 5 di circolare: si prosegue a colpi di eccezioni alle regole
Dopo il Piemonte, anche il Veneto consentirà alle auto a gasolio Euro 5 di circolare: si prosegue a colpi di eccezioni alle regole
Il Veneto sospende il blocco delle diesel Euro 5, andando in scia a quanto già deciso dal Piemonte. La Giunta ha infatti approvato la delibera che avvia il percorso per consentire a quelle macchine a gasolio di circolare pure dopo l’1 ottobre 2026. Lo fa sapere il presidente della Regione Alberto Stefani: “Inaccettabile impedire ai tanti veneti di recarsi al lavoro o accompagnare i figli a scuola solo perché non possono permettersi l’acquisto di un’auto nuova“. La palla passa ora al Consiglio regionale, quindi a settembre dovrebbe esserci la ratifica. Per compensare le emissioni nocive delle vetture, sono state pensate varie misure: bando per favorire la trasformazione dei mezzi in veicoli dual fuel, smart working per i dipendenti pubblici.
STOP AI DIESEL EURO 5: TELENOVELA ALL’ITALIANA IN SALSA EUROPEA
Nel 2025, si verificò qualcosa di analogo: le Regioni del Bacino Padano fecero slittare dal 1° ottobre 2025 al 1° ottobre 2026 lo stop alle diesel Euro 5. Nella sola Lombardia, il provvedimento evitò il blocco di oltre 400.000 veicoli, concedendo più tempo ai proprietari delle vetture in questione per adeguarsi alle norme europee contro l’inquinamento. Tra un anno, saremo probabilmente allo stesso punto: con la crisi che morde le famiglie, scarseggia il denaro per acquistare macchine elettriche o non soggette ai blocchi.
Ma perché c’è la regola? La impone l’Unione Europea, col Green Deal. Analogamente, Bruxelles spinge affinché i sussidi dannosi per l’ambiente siano eliminati: per questo il Governo Meloni ha alzato le accise sul gasolio, allineandole a quelle della benzina. Salvo poi abbassarle in modo temporaneo per via della guerra USA-Iran. Una situazione a dir poco caotica.
C’È UN PROTOCOLLO
Va ricordato che Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna hanno sottoscritto con l’esecutivo il protocollo sulle misure permanenti per migliorare la qualità dell’aria. Dal 1° ottobre di un certo anno al 15 aprile dell’anno successivo, le vetture a gasolio Euro 5 sono bandite nei Comuni con oltre 30 mila abitanti nei giorni feriali dalle 8.30 alle 18.30. La soluzione è trovare accorgimenti per a ridurre le emissioni nella stessa misura in cui scenderebbero se le diesel Euro 5 fossero stoppate. Per adesso, Bruxelles non avanza obiezioni.

QUALE FUTURO
Il futuro del blocco dei diesel Euro 5 nel Bacino Padano appare segnato da un’inevitabile sequenza di proroghe e tensioni istituzionali, destinate a ripetersi ciclicamente ogni autunno. La contrapposizione tra i rigidi target di decarbonizzazione imposti dall’Unione Europea e la dura realtà socioeconomica dei territori evidenzia un cortocircuito strutturale difficilmente sanabile nel breve periodo.
Da un lato, Bruxelles continua a spingere per l’accelerazione della transizione ecologica e l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, costringendo i governi nazionali a manovre fiscali impopolari come l’allineamento delle accise sul gasolio.
Dall’altro, la persistente contrazione del potere d’acquisto delle famiglie impedisce a centinaia di migliaia di automobilisti di rinnovare il proprio parco veicolare, rendendo impraticabile l’applicazione drastica dei divieti senza causare pesanti ricadute sociali e lavorative.
UNA PARTITA SUL FILO DEL FUORIGIOCO
Le Regioni coinvolte nel protocollo sulla qualità dell’aria – Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna – si trovano così a camminare su un crinale sottile, barattando i divieti tradizionali con misure di compensazione alternative, dallo smart working strutturato per i dipendenti pubblici agli incentivi per la conversione dei motori a dual fuel.
Tuttavia, si tratta di soluzioni tampone che spostano soltanto l’asse temporale del problema, senza risolverlo alla radice. Finché il mercato non offrirà un’alternativa realmente accessibile alle fasce medio-basse della popolazione e la rete di ricarica non raggiungerà una diffusione capillare, la transizione ecologica alimenterà il distacco tra le decisioni calate dall’alto e le reali possibilità economiche dei cittadini.