Taglio accise solo diesel: mini proroga, maxi delusione
L'Esecutivo ha esteso la riduzione di 17 centesimi al litro sull'accisa del diesel, comprensiva di IVA, che rimarrà in vigore dal 7 al 24 agosto prima di essere sostituita dal meccanismo dell'accisa mobile
L'Esecutivo ha esteso la riduzione di 17 centesimi al litro sull'accisa del diesel, comprensiva di IVA, che rimarrà in vigore dal 7 al 24 agosto prima di essere sostituita dal meccanismo dell'accisa mobile
Il Governo ieri ha deciso la proroga del taglio dell’accisa sul diesel di 17 centesimi al litro (IVA inclusa) durerà dal 7 al 24 agosto, cui seguirà l’accisa mobile. È quanto dispone il sesto Decreto carburanti approvato dal Consiglio dei ministri. Il provvedimento, comunica Palazzo Chigi, proroga al mese di agosto 2026 il credito d’imposta riconosciuto in favore dell’autotrasporto per il perdurare dell’incremento dei prezzi dei prodotti energetici. Si tratta di una mini decurtazione delle tasse, per un periodo breve. Insomma, una misura dallo scarso peso specifico. Inoltre, la benzina resta esclusa da ogni beneficio, come stabilito anche in precedenza.
TAGLIO ACCISE: IL PREZZO DEL DIESEL E DEGLI ALTRI CARBURANTI
Il prezzo medio dei carburanti in self service è di 1,997 euro il litro per la benzina (-2 millesimi rispetto a ieri), 2,097 per il gasolio (-3), 0,743 per il GPL (invariato) e 1,623 euro/kg per il metano (+2), dice Staffetta Quotidiana. Senza lo sconto, il gasolio sarebbe oltre il record di 2,23 euro di metà marzo 2022. Intanto, la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di stoppare (per ora) gli attacchi all’Iran raffredda le quotazioni del petrolio, col Brent a meno di 80 dollari il barile, e il WTI a 76 dollari.
COS’È L’ACCISA MOBILE
L’accisa mobile è uno strumento di flessibilità fiscale introdotto dalla normativa finanziaria per calmierare l’impatto dei rimpalli energetici sui costi dei carburanti alla pompa. Nello specifico, il meccanismo prevede la possibilità per l’Esecutivo di intervenire tempestivamente sulle aliquote fiscali di benzina e gasolio attraverso decreti interministeriali, agendo in risposta alle oscillazioni delle quotazioni internazionali del greggio.
La logica economica alla base di questo sistema si fonda sul principio della neutralità del gettito erariale rispetto all’inflazione energetica. Quando i prezzi internazionali del petrolio subiscono impennate improvvise, il valore assoluto dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) incisa sui prodotti petroliferi aumenta proporzionalmente, generando un extra-gettito per le casse dello Stato. L’accisa mobile interviene sterilizzando tale dinamica: il maggiore introito derivante dall’IVA viene impiegato per ridurre in misura corrispondente l’aliquota dell’accisa fissa.

PRO E CONTRO DELL’ACCISA MOBILE
In questo modo, il prezzo finale pagato dai consumatori e dagli operatori professionali subisce una mitigazione parziale. Tuttavia, l’efficacia operativa del provvedimento resta vincolata ai limiti finanziari delle risorse stanziate nei decreti attuativi e alla durata temporale delle proroghe disposte dal Governo, configurandosi come un intervento tampone di natura transitoria di fronte alle crisi geopolitiche o speculative dei mercati energetici globali.
Se da un lato l’extra-gettito IVA finanzia lo sconto, dall’altro una prolungata flessione dei prezzi internazionali del petrolio potrebbe azzerare il margine di manovra, privando il l’Esecutivo delle risorse necessarie per mantenere in vigore il taglio.
CREDITO D’IMPOSTA: MINIMO DI OSSIGENO
Il credito d’imposta per l’autotrasporto rappresenta una parziale boccata d’ossigeno per i bilanci delle imprese, ma il suo impatto strutturale resta limitato. Le aziende operano in un mercato caratterizzato da tariffe rigide e contratti di lungo periodo con la committenza, fattori che impediscono di trasferire tempestivamente i rincari del gasolio sui prezzi finali dei servizi. Con il prezzo del gasolio sopra i due euro al litro, il beneficio dei 17 centesimi al litro si rivela insufficiente a compensare l’impennata dei costi operativi. Di conseguenza, i margini di guadagno si assottigliano drasticamente, mettendo a rischio la liquidità e la sostenibilità finanziaria, soprattutto per le piccole e medie realtà del settore.
SITUAZIONE INTERNAZIONALE
Da segnalare la decisione dell’OpecPlus di proseguire con il graduale ripristino della produzione: questo, dice Staffetta, ha rafforzato la percezione che il mercato disponga di margini sufficienti per compensare eventuali perdite temporanee di export, riportando l’attenzione degli operatori sui fondamentali di domanda e offerta. La correzione è risultata particolarmente marcata sui prodotti petroliferi.
“Gasolio e jet fuel, che avevano incorporato un premio di rischio più elevato per la loro esposizione alle rotte commerciali del Golfo Persico, hanno registrato ribassi superiori a quelli del greggio, con un conseguente ridimensionamento dei margini di raffinazione“, l’aggiunta.