Auto a fine vita in un impianto di demolizione per il riciclo dei materiali
Veicoli a fine vita: ok dal Parlamento UE al nuovo regolamento, cosa cambia?
Il Parlamento UE ha approvato in via definitiva il Regolamento ELV che introduce nuove norme di circolarità per la progettazione dei veicoli e la gestione dei veicoli fuori uso.
Il Parlamento UE ha approvato in via definitiva il Regolamento ELV che introduce nuove norme di circolarità per la progettazione dei veicoli e la gestione dei veicoli fuori uso.
Importante e probabilmente decisivo passo in avanti verso l’introduzione definitiva del nuovo Regolamento ELV sulla progettazione circolare e sulla gestione dei veicoli a fine vita (ELV sta appunto per End of Life Vehicles): il Parlamento UE ha dato il via libera a larga maggioranza – 437 voti favorevoli su 567 votanti – passando la palla al Consiglio per l’adozione formale, cui seguiranno la firma e la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione. Da quel momento scatterà la finestra di due anni prima dell’applicazione generale delle nuove norme, pur con scadenze differenziate per singoli obblighi.
PROGETTAZIONE CIRCOLARE E TARGET SULLA PLASTICA RICICLATA
La vera “rivoluzione” del nuovo Regolamento europeo sta nel fatto che la sostenibilità di un’automobile non verrà più calcolata solo alla fine della sua vita, ma fin dal momento in cui viene disegnata su carta. Il concetto chiave è l’ecodesign: i produttori saranno obbligati a progettare i nuovi veicoli in modo da consentire la facile rimozione del maggior numero possibile di parti e componenti, spingendo quindi la filiera a una migliore e più virtuosa gestione dei VFU. Si tratta di un cambio di paradigma radicale che in SICURAUTO.it stiamo monitorando con attenzione fin dai primi passi dell’iter legislativo, analizzandone l’impatto con autorevoli professionisti del settore nei nostri Aftermarket Report (un focus centrale che rinnoveremo e approfondiremo anche il prossimo autunno, in occasione della 6^ edizione del Report) e nell’AFTERMARKET & SERMI FORUM dello scorso anno.
L’attenzione del Parlamento UE si è concentrata in modo particolare sulla plastica, uno dei materiali più complessi da recuperare e differenziare. Il Regolamento fissa target vincolanti e scadenze precise per i costruttori:
- Entro 6 anni dall’entrata in vigore, i nuovi veicoli dovranno contenere almeno il 15% di plastica riciclata.
- Entro 10 anni, questa quota dovrà salire al 25%.
Per evitare che la plastica riciclata venga drenata da altri settori industriali, l’UE ha introdotto il principio del “circuito chiuso”: almeno il 20% della plastica riciclata utilizzata nelle nuove auto dovrà provenire direttamente da vecchi veicoli fuori uso (ELV) o da componenti auto usati.
Questo approccio rigido sulla plastica è solo il primo passo. Il testo approvato a Strasburgo concede infatti alla Commissione Europea la facoltà di estendere in futuro questi obiettivi vincolanti di contenuto riciclato anche ad altri materiali chiave, come l’acciaio, l’alluminio, il magnesio e le materie prime critiche (CRM).
GIRO DI VITE SULL’USATO E STOP ALL’ESPORTAZIONE DI “ROTTAMI”
Un altro pilastro fondamentale del provvedimento approvato a Strasburgo riguarda il contrasto al fenomeno dei “veicoli scomparsi” e l’esportazione selvaggia di rifiuti mascherati da auto usate verso i Paesi in via di sviluppo. Il Regolamento introduce un divieto assoluto di esportare fuori dall’Unione Europea i veicoli dichiarati non idonei alla circolazione, una misura drastica che diventerà pienamente operativa dopo 5 anni dall’entrata in vigore del Regolamento. L’obiettivo è duplice: trattenere i materiali preziosi all’interno dei confini europei e spingere la filiera del riciclo verso standard più elevati anche se, per il momento, l’impatto reale sulle strutture di trattamento resta al centro del dibattito industriale. Tra i nodi più complessi da sciogliere c’è infatti il rischio che, per alcune frazioni di materiali non facilmente riciclabili, con il Regolamento ELV serviranno più inceneritori, un aspetto critico che gli autodemolitori dovranno affrontare nel breve periodo.
Per quanto riguarda il mercato interno, le nuove norme stringono le maglie della compravendita dei veicoli usati per evitare frodi ambientali. Le imprese del settore che intendono vendere o trasferire un’auto usata all’interno dell’UE dovranno dimostrare in modo inequivocabile che il mezzo non sia in realtà un “fuori uso” (cioè un rottame da demolire), presentando un certificato di revisione valido. Mentre per i cittadini, al fine di evitare oneri inutili, nelle transazioni tra privati sarà richiesto uno solo di questi due documenti se il veicolo è stato dichiarato “perdita economica totale” (ad esempio a seguito di un grave sinistro) o se la vendita avviene esclusivamente tramite una piattaforma online.

RESPONSABILITÀ DEI PRODUTTORI (EPR)
A chiudere il cerchio del provvedimento è l’introduzione del regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), che dovrà essere implementato dagli Stati membri entro 3 anni dall’entrata in vigore del Regolamento. Questa misura sposta l’onere finanziario della gestione del fine vita direttamente sulle spalle di chi i veicoli li immette sul mercato: i costruttori automobilistici saranno infatti chiamati a coprire i costi di raccolta, trasporto e trattamento dei veicoli fuori uso in tutta l’Unione Europea. Si tratta di una misura fondamentale per incentivare l’ecodesign alla radice, poiché per le case automobilistiche diventerà economicamente conveniente progettare vetture facili (e meno costose) da smaltire e riciclare.
La portata e l’urgenza di questa stretta normativa sono ben evidenti se si guarda alla fotografia del parco circolante europeo. Sulle strade dell’Unione Europea viaggiano attualmente ben 285,6 milioni di veicoli. Di questa enorme flotta, ogni anno circa 6,5 milioni di mezzi raggiungono la fine del loro ciclo di vita naturale e devono essere avviati alla demolizione e al recupero.
Garantire che una massa così imponente di acciaio, plastica, metalli preziosi e materie prime critiche venga reimmessa correttamente nei cicli produttivi, anziché perdersi nei flussi illegali o in discarica, rappresenta la vera scommessa per la sostenibilità futura del settore automotive del Vecchio Continente.