Renault dismette Ampere: altra marcia indietro sull’elettrico
Renault chiude Ampere: l'elettrico della Losanga torna sotto la casa madre. Addio alla divisione indipendente voluta da De Meo: costi alti e mercato debole.
Renault chiude Ampere: l'elettrico della Losanga torna sotto la casa madre. Addio alla divisione indipendente voluta da De Meo: costi alti e mercato debole.
L’industria automobilistica europea subisce un nuovo scossone con la decisione del Gruppo Renault di chiudere definitivamente l’avventura di Ampere, la divisione del costruttore francese dedicata alle auto elettriche e allo sviluppo di software, oltre alle attività legate alla produzione di batterie. Presentata solo pochi anni fa come il pilastro della strategia “Renaulution” di Luca de Meo, Ampere avrebbe dovuto rappresentare la risposta europea a Tesla e ai giganti cinesi. Tuttavia, il brusco cambiamento delle condizioni di mercato e le difficoltà nel settore dell’elettrico hanno spinto il marchio della Losanga a una clamorosa inversione a U, integrando nuovamente la divisione all’interno della struttura aziendale.
LA NASCITA DI AMPERE: IL SOGNO DI UN GIGANTE ELETTRICO INDIPENDENTE
Il progetto Ampere era stato concepito con una visione chiara: separare le attività legate ai motori termici da quelli elettrici per dare a questi ultimi l’agilità di una start-up tecnologica. Lanciata ufficialmente nel novembre 2023, la divisione contava circa 12.000 dipendenti e mirava a una quotazione in Borsa che avrebbe dovuto raccogliere capitali enormi per finanziare la transizione. L’idea dell’allora amministratore delegato Luca de Meo era quella di creare un “pure player” europeo, un’entità capace di sviluppare software e piattaforme elettriche all’avanguardia senza il peso burocratico e industriale delle vecchie linee di produzione a benzina e diesel.
In questo breve arco di vita, Ampere è riuscita a lanciare modelli significativi come la nuova Renault 5 E-Tech e a gettare le basi per la nuova Twingo elettrica, dimostrando una notevole capacità ingegneristica e di design.
LE RAGIONI DELLA CHIUSURA: MERCATO DEBOLE E COSTI ELEVATI
Perché, dunque, chiudere un progetto così ambizioso? La risposta risiede in un mix di fattori economici e strategici. In primo luogo, l’entusiasmo degli investitori si è raffreddato rapidamente, portando all’annullamento dell’IPO (l’offerta pubblica iniziale) già all’inizio del 2024. Senza i fondi della Borsa, mantenere due strutture separate — Ampere per l’elettrico e Horse (in joint-venture con Geely) per i motori termici e ibridi — è diventato un lusso insostenibile.
Inoltre, la domanda di auto elettriche in Europa non è cresciuta ai ritmi sperati, frenata da prezzi ancora alti e infrastrutture di ricarica insufficienti. La concorrenza aggressiva dei produttori cinesi ha poi costretto Renault a una revisione dei costi: continuare a finanziare una divisione autonoma avrebbe comportato duplicazioni di funzioni e spese di gestione che il Gruppo ha preferito tagliare per salvaguardare la redditività nel suo complesso.

CONSEGUENZE DELLA DISMISSIONE DI AMPERE
La chiusura di Ampere non significa l’abbandono dell’elettrico da parte di Renault, ma segna la fine del modello “separatista”. Le fabbriche, le competenze e il personale di Ampere verranno riassorbiti dalla casa madre, senza conseguenze dirette sui dipendenti o sui contratti in essere. Questa mossa permetterà a Renault di gestire la transizione ecologica con maggiore flessibilità, potendo bilanciare gli investimenti tra motorizzazioni ibride — che stanno vivendo un momento di forte successo commerciale — e modelli a batteria. Per i consumatori, il cambiamento sarà quasi invisibile a livello di prodotto, ma strategicamente rappresenta il riconoscimento che, nel mercato attuale, la separazione netta tra “vecchio” e “nuovo” mondo non è più (o non è ancora) funzionale. Il Gruppo punta ora su una struttura più snella e unificata per resistere a un decennio che si preannuncia estremamente complesso per l’industria europea.