Incendi da batterie al litio in officina: il rischio non riguarda solo le auto elettriche Incendio veicolo

Incendi da batterie al litio in officina: il rischio non riguarda solo le auto elettriche

Non solo auto elettriche: utensili a batteria, e-bike e sistemi in ricarica aumentano le potenziali fonti di incendio all'interno delle officine. EMME Antincendio spiega come affrontare una problematica ancora spesso sottovalutata

 

Non solo auto elettriche: utensili a batteria, e-bike e sistemi in ricarica aumentano le potenziali fonti di incendio all'interno delle officine. EMME Antincendio spiega come affrontare una problematica ancora spesso sottovalutata

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1 Ottobre 2026 - 16:40

Quando si parla di incendi legati alle batterie al litio, il pensiero corre quasi automaticamente alle auto elettriche. In realtà il rischio è molto più diffuso e riguarda numerose attività quotidiane all’interno di officine e carrozzerie: dagli utensili a batteria alle e-bike, dai dispositivi portatili ai sistemi in ricarica. Una presenza sempre più capillare che sta modificando il profilo di rischio delle aziende dell’autoriparazione e che richiede maggiore attenzione nella valutazione della sicurezza, nell’organizzazione degli spazi e nella formazione del personale.

Per comprendere meglio quali siano gli scenari più critici, quali errori vengano commessi più frequentemente e come stiano evolvendo approcci tecnici e normativi sul tema, SICURAUTO.it ha intervistato EMME Antincendio, azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di soluzioni per la prevenzione e la gestione del rischio incendio. Dalle risposte emerge un messaggio chiaro: il tema non riguarda soltanto i veicoli elettrici e la nuova classe di fuoco L introdotta dalla norma ISO 3941:2026, ma l’intero ecosistema di batterie al litio presente nelle officine. Affrontarlo correttamente significa proteggere persone, strutture, attività e continuità operativa dell’impresa.

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Questo contenuto fa parte del 6° Aftermarket Report di SICURAUTO.it dal titolo: “L’Aftermarket nell’era delle regole europee: opportunità, vincoli e nuove specializzazioni”.

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Negli ultimi anni si parla sempre più di incendi legati a batterie al litio: nel contesto officina, quanto è realmente aumentato il rischio e in quali situazioni si manifesta più spesso?

Negli ultimi anni non è aumentata solo l’attenzione sul tema, ma è cresciuta in modo concreto l’esposizione al rischio, sia per la maggiore presenza di veicoli elettrici, batterie in gestione e sistemi di ricarica all’interno delle officine sia per la presenza sempre più diffusa, nelle normali attività operative, di utensili, attrezzature e dispositivi alimentati da batterie al litio.

Le situazioni in cui questo rischio si manifesta più frequentemente sono abbastanza riconoscibili. La prima è l’ingresso in officina di veicoli incidentati o urtati, perché un danno meccanico al pacco batteria può generare condizioni di instabilità anche non immediate. Un altro momento delicato è la ricarica, fase in cui eventuali anomalie o criticità possono emergere con maggiore evidenza.

Anche la gestione di batterie rimosse, danneggiate e lo stoccaggio temporaneo di veicoli o accumulatori richiedono attenzione, perché il fenomeno può evolvere nel tempo e non sempre si manifesta subito in modo evidente. Al giorno d’oggi è corretto dire che è aumentata la frequenza con cui le officine si trovano a gestire situazioni potenzialmente critiche, che richiedono maggiore consapevolezza e un approccio più strutturato rispetto al passato.

Quali sono oggi gli scenari più critici per un’officina: veicolo incidentato, batteria danneggiata, ricarica, stoccaggio?

La situazione più delicata è probabilmente quella del veicolo incidentato o urtato, perché un danno meccanico può compromettere il pacco batteria e generare instabilità anche non immediata. In questi casi il problema non è solo ciò che si vede al momento dell’arrivo del veicolo, ma anche ciò che può svilupparsi nelle ore successive.

Entrando più nello specifico, uno scenario ad alta criticità riguarda la batteria danneggiata, deformata, surriscaldata o comunque “sospetta”. Quando sono presenti segnali anomali, il margine di sicurezza si riduce e la batteria deve essere trattata come un elemento potenzialmente instabile, da isolare, monitorare e gestire con procedure definite (in questo approfondimento chiariamo quali sono le procedure corrette per lavorare sui veicoli elettrificati in officina, ndr).

Anche la ricarica è una fase sensibile, perché eventuali difetti, danni pregressi o anomalie possono emergere proprio durante questa attività. Non va necessariamente considerata il momento più pericoloso in assoluto, ma è sicuramente una fase che richiede controllo, attenzione e condizioni ambientali adeguate.

Lo stoccaggio, infine, diventa critico soprattutto quando riguarda batterie precedentemente utilizzate. Conservare temporaneamente una batteria in buone condizioni è una cosa; gestire una batteria sospetta, danneggiata o proveniente da un veicolo incidentato è tutt’altra situazione. In sintesi, l’officina deve prestare particolare attenzione a quattro momenti: ingresso del veicolo (specie se incidentato), gestione della batteria, ricarica e stoccaggio temporaneo.

Prodotti EMME

Oltre ai veicoli elettrici, nelle officine sono sempre più presenti dispositivi con batterie (utensili, scooter, accumulatori): quanto incide questo rischio “diffuso”?

Incide molto, perché il rischio legato alle batterie al litio non nasce solo con l’arrivo di un veicolo elettrico in officina, ma anche dalla presenza sempre più diffusa di dispositivi e attrezzature che utilizzano la stessa tecnologia.

Utensili, scooter, biciclette elettriche, accumulatori, sistemi di avviamento jump start, dispositivi portatili e batterie in ricarica fanno ormai parte della normale operatività di molte attività aftermarket, e questo rende il rischio più esteso, più frequente e spesso meno percepito. Il punto chiave è proprio questo: il problema non riguarda solo i grandi pacchi batteria dei veicoli, ma anche la presenza quotidiana di numerosi dispositivi alimentati al litio che, nel loro insieme, aumentano i punti di attenzione all’interno dell’officina.

Le situazioni di maggiore criticità non riguardano quindi soltanto i veicoli elettrici incidentati o danneggiati, ma anche la gestione quotidiana di batterie rimosse, accumulatori in ricarica, dispositivi surriscaldati o strumenti operativi utilizzati continuamente all’interno dell’ambiente di lavoro.

Per questo parliamo di rischio “diffuso”: non sempre si concentra in un unico evento grave e visibile, ma si distribuisce in più situazioni operative che, se sottovalutate, possono generare condizioni critiche. È anche questo che rende oggi il tema più delicato rispetto al passato: il rischio non è confinato a un singolo mezzo, ma accompagna in modo trasversale l’intera attività dell’officina.

Il rischio incendio legato alle batterie è oggi sottovalutato dagli operatori aftermarket? Se sì, quali sono gli errori più frequenti?

Sì, il rischio incendio legato alle batterie al litio è ancora oggi sottovalutato nel settore aftermarket, sia dagli operatori delle officine sia, in alcuni casi, dai professionisti antincendio chiamati a redigere o aggiornare la valutazione del rischio. L’errore più frequente è concentrarsi quasi esclusivamente sull’autoveicolo, senza considerare anche tutta l’utensileria e gli strumenti operativi alimentati da batterie al litio che vengono utilizzati quotidianamente in officina. Questi dispositivi fanno ormai parte della normale attività operativa, ma spesso non vengono inclusi con la giusta attenzione nella valutazione complessiva del rischio.

Un altro aspetto critico riguarda le batterie provenienti da urti, incidenti o danneggiamenti, che possono presentare condizioni di instabilità anche non immediatamente visibili e richiedono quindi modalità di gestione specifiche. Negli ultimi anni il settore della prevenzione incendi sta comunque sviluppando una maggiore attenzione verso questo tema, ma oggi è ancora fondamentale aumentare consapevolezza, formazione specifica e aggiornamento delle valutazioni del rischio all’interno delle officine.

Potete spiegare in modo semplice cosa succede durante un fenomeno di Thermal runaway e perché questi incendi sono più difficili da gestire rispetto a quelli tradizionali (+ rischio di riaccensione anche dopo ore o giorni)?

Quando si parla di thermal runaway si fa riferimento a una reazione incontrollata all’interno della batteria, in cui il surriscaldamento di una o più celle può propagarsi rapidamente al resto del pacco batteria, generando calore, fumo, gas e incendio. La vera difficoltà, però, non riguarda soltanto l’innesco iniziale, ma soprattutto la gestione dell’evento nel tempo. Negli incendi da batterie al litio il tema centrale è infatti il contenimento: a differenza degli incendi tradizionali, il rischio può continuare anche dopo una prima fase di spegnimento apparente, con possibili riaccensioni anche a distanza di ore.

Per questo motivo gli strumenti normalmente utilizzati sugli incendi convenzionali non sempre sono sufficienti. Serve un approccio specifico, fatto di presidi, sistemi e procedure pensati per contenere il fenomeno fino al completo spegnimento e limitare la propagazione dell’incendio. È proprio in questa direzione che EMME Anticendio ha sviluppato un ecosistema di soluzioni dedicate al rischio batterie al litio, che comprende sistemi di contenimento come la coperta antifiamma Fire Isolator, estintori specifici testati su batterie al litio, armadi per ricarica e stoccaggio in sicurezza e dispositivi di protezione per gli operatori.

La possibilità di riaccensione rende infatti fondamentale anche la fase successiva all’evento: il veicolo o la batteria devono spesso essere isolati e monitorati per un periodo adeguato, così da verificare che non si sviluppino nuove condizioni di instabilità.

Fire Isolator

La norma ISO 3941:2026 introduce la Classe di fuoco L per le batterie al litio: in cosa consiste tecnicamente questa classificazione?

La ISO 3941:2026 introduce la Classe L come classe di fuoco riferita agli incendi che coinvolgono batterie al litio. Questa classificazione non costituisce una categoria ufficialmente riconosciuta nel sistema normativo europeo. Dal punto di vista tecnico, tuttavia, si tratta di una novità rilevante perché riconosce in modo specifico un fenomeno che, fino a oggi, veniva spesso letto attraverso classi tradizionali non pensate per descriverne pienamente le caratteristiche.

La norma ISO rappresenta principalmente uno strumento descrittivo e tecnico. Il suo obiettivo è offrire un riferimento terminologico utile per analizzare gli eventi connessi alle batterie agli ioni di litio e per favorire una comprensione condivisa tra progettisti, operatori di emergenza, responsabili della sicurezza e utilizzatori. Non si tratta tuttavia di una norma di prodotto né introduce schemi di certificazione per estintori.

L’introduzione della Classe L comporta oggi obblighi concreti oppure siamo ancora in una fase di transizione normativa?

Come detto, la norma ISO non è riconosciuta nel sistema normativo; pertanto siamo ancora in piena fase di transizione normativa. Diventa quindi essenziale distinguere chiaramente tra le classificazioni proposte a livello ISO e quelle previste dal quadro normativo europeo e nazionale, poiché da questa differenza derivano implicazioni operative e giuridiche per produttori, distributori e utilizzatori di dispositivi antincendio.

La Classe L è stata concepita per identificare il fenomeno noto come thermal runaway, la reazione elettrochimica esotermica che abbiamo visto prima. Questo processo non coincide necessariamente con un incendio nel senso tradizionale del termine, che riguarda la combustione di materiali esterni. Nei casi di thermal runaway, la generazione di calore può proseguire anche dopo l’applicazione di un agente estinguente convenzionale. Situazioni analoghe sono note in ambito HazMat (Hazardous Materials), dove la gestione della reazione chimica rappresenta la priorità rispetto allo spegnimento delle fiamme. Per questo motivo, indicare un estintore come idoneo alla “Classe L” senza una reale omologazione può indurre un falso senso di sicurezza negli utilizzatori.

In questo senso, siamo in una fase di transizione che non consente semplificazioni. La novità normativa è importante perché riconosce il problema in modo più chiaro, ma la vera sfida resta trasformare questo riconoscimento in criteri applicativi, scelte tecniche e comportamenti operativi realmente adeguati. In questo scenario si inserisce il riferimento alla NTA 8133:2021 + A1:2025, sviluppata nei Paesi Bassi come riferimento tecnico per valutare l’efficacia degli estintori su incendi causati da batterie al litio. Per EMME questo riferimento riguarda nello specifico gli estintori da 9 litri della linea Lith-M Green Wave, testati secondo questo standard per questa tipologia di rischio.

Estintori EMME

Qual è la prima azione che un meccanico deve compiere quando nota fumo o surriscaldamento da un pacco batteria?

Non è corretto dare una risposta generica valida per ogni situazione, perché la gestione di un’anomalia legata a una batteria al litio dipende dal contesto specifico dell’officina, dal tipo di batteria coinvolta, dall’ambiente circostante e dal livello di rischio presente. Per questo motivo è fondamentale che ogni officina disponga di una procedura definita dal professionista antincendio incaricato della valutazione del rischio. La procedura deve stabilire come gestire tutte le fasi operative, dall’ingresso del veicolo o della batteria in officina fino all’eventuale gestione dell’emergenza.

In generale, quando si manifestano segnali come fumo, surriscaldamento o anomalie evidenti, è importante evitare interventi improvvisati e seguire esclusivamente le procedure previste per quello specifico contesto operativo. La gestione del rischio batterie al litio richiede infatti preparazione, formazione e procedure dedicate, perché non tutte le situazioni possono essere affrontate con lo stesso approccio.

In quali casi ha senso tentare un intervento immediato e in quali invece è più corretto evacuare e chiamare i soccorsi?

Anche in questo caso non è corretto fornire una risposta unica valida per tutte le situazioni, perché ogni intervento dipende dal contesto specifico dell’officina, dal tipo di batteria coinvolta, dall’entità dell’evento e dalle procedure definite dal professionista antincendio che segue la struttura.

È importante evitare indicazioni generiche che potrebbero risultare scorrette o fuorvianti se applicate a contesti differenti. La gestione di un principio di incendio legato alle batterie al litio deve infatti essere prevista all’interno della valutazione del rischio e delle procedure operative dell’officina.

In linea generale, l’intervento da parte di personale non specializzato dovrebbe limitarsi esclusivamente ai principi di incendio e solo se sono presenti condizioni di sicurezza adeguate, strumenti idonei e formazione specifica. Quando invece l’evento evolve rapidamente, sono presenti fumo intenso, sviluppo importante di calore, rischio di propagazione o condizioni non controllabili, la scelta più corretta è evacuare l’area e richiedere l’intervento dei soccorsi.

Incendio auto elettrica

Esistono differenze rilevanti tra un incendio di una piccola batteria (es. utensile) e quello di un veicolo elettrico in termini di gestione?

Sì, esistono differenze molto rilevanti, soprattutto in termini di gestione dell’evento, quantità di energia coinvolta e tipologia di intervento necessario. L’incendio di una batteria di dimensioni più contenute, come quella presente in utensili o dispositivi portatili, richiede comunque attenzione specifica, ma può essere gestito più efficacemente con estintori progettati e testati per incendi da batterie al litio, sempre nelle fasi iniziali e in condizioni di sicurezza adeguate.

In questo ambito si inserisce la gamma Lith-M Green Wave di EMME, disponibile in diversi formati da 2 a 150 litri. Nello specifico, gli estintori da 9 litri Lith M Green Wave, come anticipato sopra, sono testati secondo NTA 8133:2021 + A1:2025 per questa tipologia di rischio.

Nel caso di un veicolo elettrico, invece, la complessità aumenta sensibilmente, perché entrano in gioco pacchi batteria di grandi dimensioni, quantità di energia molto elevate e un maggiore rischio di propagazione e riaccensione. In queste situazioni non si può parlare di spegnimento immediato, ma soprattutto di contenimento dell’evento e gestione in sicurezza dell’intero scenario.

Per questo motivo la gestione di un incendio su un veicolo elettrico richiede sistemi più strutturati, procedure dedicate e strumenti progettati per limitare la propagazione dell’incendio e supportare anche le fasi successive all’evento, come il monitoraggio e l’isolamento del veicolo coinvolto.

Quali sono gli errori più pericolosi che un operatore può commettere nei primi minuti?

Uno degli errori più pericolosi è affrontare un principio di incendio legato alle batterie al litio senza una formazione specifica sul rischio. Spesso si tende infatti ad applicare procedure e comportamenti validi per incendi tradizionali anche a scenari che hanno dinamiche completamente differenti.

Sottovalutare i primi segnali di anomalia, improvvisare un intervento o utilizzare strumenti non adeguati può aumentare il livello di rischio e rendere più complessa la gestione dell’evento. Per questo motivo è fondamentale che gli operatori acquisiscano competenze specifiche sulla gestione delle batterie al litio, sulle corrette procedure operative e sui limiti degli interventi effettuabili in sicurezza.

È proprio con questo obiettivo che EMME Fire Academy ha sviluppato un percorso formativo dedicato alla gestione del rischio incendio da batterie al litio, pensato per aiutare aziende e operatori a comprendere scenari reali, criticità operative, procedure corrette e utilizzo dei presidi specifici. Oggi la formazione standard antincendio non sempre è sufficiente per affrontare questo tipo di rischio. Serve un approccio più verticale e aggiornato, costruito sulle reali dinamiche operative che le officine e gli ambienti aftermarket si trovano a gestire quotidianamente.

Gestione incendio

Presidi come estintori specifici o coperte antifiamma sono sicuramente utili, tuttavia in quali casi sono realmente efficaci e in quali ha senso chiamare solo i vigili del fuoco?

Presidi come estintori specifici e sistemi di contenimento rappresentano oggi strumenti importanti nella gestione del rischio incendio legato alle batterie al litio, ma è fondamentale comprendere che il loro utilizzo deve avvenire all’interno di procedure corrette e in presenza di personale formato. In linea generale, questi strumenti risultano efficaci soprattutto nella gestione di principi di incendio, cioè nelle fasi iniziali dell’evento, quando le condizioni consentono ancora un intervento controllato e in sicurezza.

Gli estintori specifici per batterie al litio possono supportare il contenimento del fenomeno nelle prime fasi, mentre sistemi come le coperte Fire Isolator sono progettati per aiutare a contenere l’incendio, limitare la propagazione delle fiamme e gestire in modo più controllato il veicolo coinvolto.

Quando invece l’evento è già evoluto, sono presenti: sviluppo intenso di calore, fumo importante, rischio di propagazione o condizioni non controllabili, l’intervento deve necessariamente passare a personale qualificato e ai vigili del fuoco. Per questo motivo è fondamentale che gli operatori sappiano distinguere un principio di incendio da una situazione già evoluta, e che ricevano una formazione specifica sull’utilizzo corretto dei presidi e sulle procedure di emergenza legate alle batterie al litio.

Durante un incendio da batterie possono svilupparsi gas altamente tossici, come l’acido fluoridrico: quanto è concreto questo rischio in officina? Come proteggersi?

Il rischio legato allo sviluppo di gas tossici durante un incendio da batterie al litio è concreto e rappresenta uno degli aspetti più delicati nella gestione di questi eventi. Durante il fenomeno possono infatti svilupparsi sostanze altamente pericolose, tra cui anche acido fluoridrico, che rende l’esposizione a fumi e gas un elemento di forte criticità per gli operatori presenti in officina.

Per questo motivo il tema della protezione non può essere affrontato in modo superficiale. La prima forma di tutela resta sempre la corretta valutazione del rischio da parte del professionista antincendio, che deve definire procedure operative, modalità di gestione dell’emergenza e livelli di protezione adeguati a quello specifico contesto.

Un altro aspetto fondamentale è il contenimento dell’evento. Sistemi specifici progettati per incendi da batterie al litio possono aiutare a limitare la propagazione dell’incendio e contribuire a una gestione più controllata anche dei fumi e dei gas sviluppati durante l’evento. In presenza di sviluppo importante di fumo o gas tossici, la soluzione più sicura per il personale non specializzato resta comunque l’evacuazione dell’area e l’intervento di personale qualificato. Anche per questo oggi diventa sempre più importante affiancare ai presidi tecnici una formazione specifica sul rischio batterie al litio e sulle corrette procedure di emergenza.

Possedere strumenti efficaci è sufficiente per gestire il rischio oppure serve un sistema più ampio fatto di procedure, organizzazione degli spazi e formazione?

No, il solo possesso di strumenti efficaci non è sufficiente. La gestione del rischio legato alle batterie al litio richiede un approccio più ampio e strutturato, che deve partire da una corretta valutazione del rischio da parte del professionista antincendio e tradursi poi in procedure operative, organizzazione degli spazi, formazione del personale e scelta dei presidi adeguati. Oggi il tema non riguarda soltanto la presenza di un estintore o di un sistema di contenimento, ma la capacità dell’officina di gestire correttamente tutte le fasi operative: ricarica, movimentazione, stoccaggio, gestione di batterie danneggiate e intervento in caso di emergenza.

In questo senso diventano centrali anche soluzioni dedicate alla ricarica e allo stoccaggio sicuro delle batterie, come gli armadi CEMO, pensati per contenere e gestire il rischio negli ambienti di lavoro. Allo stesso modo, la protezione della persona assume un ruolo fondamentale: gli operatori che lavorano su veicoli elettrici o batterie al litio devono poter disporre di DPI adeguati al rischio elettrico, come quelli della linea PENTA, soprattutto durante operazioni di isolamento, movimentazione o intervento su componenti potenzialmente critici.

Armadio EMME

Guanto EMME

Se oggi un titolare di officina volesse iniziare a gestire seriamente questo rischio, quali sono le prime azioni concrete da mettere in campo?

La prima azione concreta è coinvolgere il professionista antincendio che segue l’officina e aggiornare la valutazione del rischio includendo in modo specifico il tema delle batterie al litio, dei veicoli elettrici e delle attrezzature alimentate da questa tecnologia. È fondamentale che la valutazione tenga conto non solo dei veicoli, ma anche delle attività quotidiane dell’officina: ricarica, stoccaggio, movimentazione di batterie, utensileria elettrica e gestione di eventuali batterie danneggiate o provenienti da urti e incidenti.

Un altro passo importante è verificare che il professionista incaricato sia aggiornato sulle nuove esigenze operative e sui presidi oggi disponibili per il contenimento del rischio, dalla gestione della ricarica e dello stoccaggio fino ai sistemi di contenimento e ai dispositivi di protezione per gli operatori. Parallelamente, è importante che anche il titolare sviluppi una maggiore consapevolezza del tema, perché la gestione del rischio batterie al litio non può essere affrontata solo come un adempimento tecnico, ma richiede attenzione concreta all’organizzazione degli spazi, alle procedure operative e alla formazione del personale.

Come EMME, stiamo riscontrando un interesse crescente da parte dei professionisti antincendio verso questo tema, anche attraverso il percorso divulgativo sviluppato con Prevenzione Incendi Italia.

Guardando ai prossimi 3-5 anni, secondo voi questo diventerà un requisito standard per tutte le officine?

Se il settore automotive continuerà nel percorso di elettrificazione già in corso, riteniamo che la gestione del rischio legato alle batterie al litio diventerà progressivamente un requisito sempre più standard all’interno delle officine e degli ambienti aftermarket.

La presenza crescente di veicoli elettrici, sistemi di ricarica, utensili e dispositivi alimentati da batterie al litio porterà inevitabilmente a una maggiore attenzione su procedure, formazione, organizzazione degli spazi e presidi specifici per la gestione del rischio.

Allo stesso tempo anche il settore della prevenzione incendi sta evolvendo rapidamente su questo tema. Professionisti, aziende e operatori stanno aggiornando approcci, competenze e valutazione del rischio per rispondere a esigenze operative che fino a pochi anni fa erano marginali e che oggi stanno diventando sempre più centrali.

Per questo motivo riteniamo che nei prossimi anni non si parlerà più di misure “aggiuntive”, ma di elementi sempre più integrati nella normale gestione di un’officina moderna, sia dal punto di vista della sicurezza sia da quello della preparazione tecnica degli operatori.



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