Le auto elettrificate e connesse cambieranno attrezzature e officine

La professione dell’autoriparatore cambierà tanto quanto le attrezzature sofisticate e connesse per le auto elettriche e ibride. Ecco cosa ne pensa Massimo Brunamonti

28 maggio 2019 - 14:48

Le auto connesse si diffonderanno molto prima delle auto elettriche e ibride e questo trend contribuirà a cambiare radicalmente il lavoro nelle officine. Come è emerso dall’indagine Manutenzione auto elettrica e ibrida, infatti, non è affatto vero che le auto elettriche non andranno più in officina (leggi i risultati dell’inchiesta), come non è vero che quelle ibride hanno costi di manutenzione molto più elevati. Ma cosa sta succedendo dietro le quinte delle aziende che producono le attrezzature per le officine? Come cambieranno e stanno già cambiando gli strumenti adatti alle auto elettriche e connesse? La manutenzione predittiva vedrà sempre più i Costruttori eclissare le officine indipendenti? Ne abbiamo parlato con Massimo Brunamonti, Technical Advisor AICA e board member EGEA, l’Associazione Europea di Costruttori di Attrezzature per officine, che producono apparecchiature sia per l’IAM (Independent Aftermarket) sia per le reti ufficiali OE (Original Equipment). Leggi qui il commento del direttore di SicurAUTO.it sull’indagine.

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Auto elettriche, ibride e connesse stravolgeranno il panorama aftermarket?

“Ci sarà un nuovo trend che richiederà al meccatronico nuove competenze per poter essere preparato ad intervenire su nuove motorizzazioni e auto sempre più connesse. Saranno necessarie nuove tecnologie e nuovi metodi di riparazione. Servirà, anche, maggiore accesso e disponibilità ai dati tecnici del veicolo. Inoltre il maggiore accesso a fonti di raccolta di queste informazioni richiederà attrezzature sempre connesse. La stessa officina che aderisce a uno schema di marketing facendo networking avrà migliori chance di fare impresa. La connettività a un Cloud (come Caruso che si basa sui Neutral Server, ma potranno esistere molti altri database simili, ndr) renderà la manutenzione e la riparazione delle auto più efficiente e di qualità. Dalla riparazione – l’auto va in officina per lo più con un problema già presente – si passerà alla manutenzione preventiva/predittiva, un po’ come avviene per gli aerei”.

Cosa cambierà nelle attrezzature connesse rispetto a quelle attuali?

“Oggi le attrezzature sono già in grado di connettersi a dei database online ma hanno una tecnologia più semplice rispetto a quelle che saranno compatibili con l’Internet Of Things. In futuro sia i meccatronici che i carrozzieri dovranno utilizzare strumenti e attrezzature diverse rispetto ad oggi. Un esempio è il classico ponte sollevatore che dovrà essere capace di sollevare separatamente anche solo parti pesanti di auto, come gruppi motore e pacchi batterie (con COBAT abbiamo parlato di quanto costa smaltire le grosse batterie delle auto elettriche, ndr).”

L’accesso ai dati tecnici è facile per l’IAM o i Costruttori fanno ostruzionismo?

“Il pilastro legislativo in tal senso è il regolamento Euro 5 che obbliga i Costruttori a condividere i dati tecnici di riparazione e manutenzione. Quello che non fa, però, è stabilire come devono essere condivisi i dati, e su questo c’è un tavolo tecnico aperto in Commissione Trasporti alla Commissione Europea per definire meglio il meccanismo di accesso. Se l’accesso ai dati sarà non discriminatorio, rapido e onesto anche dal punto di vista dei costi, non dovrebbe esserci questo rischio. Inoltre le officine avranno un potente alleato che sono le flotte, poiché hanno bisogno di una manutenzione costante, programmata e preventiva. Inoltre le flotte vorranno utilizzare servizi competitivi, non monopolizzati dai Costruttori di auto.”

Qual è il volume d’affari oggi di apparecchiature per aftermarket?

In Europa sono coinvolte in questo business circa 500 mila imprese (gli impiegati sono il triplo o il quadruplo, ndr) che creano un giro d’affari di 3 miliardi e mezzo di euro di apparecchiature da officina di varia natura.”

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