Arriva dalla Spagna l’Autovelox delle emissioni, il controllo è a distanza

La rivoluzione dei controlli sulle emissioni arriva dalla Spagna: un analizzatore le misura a distanza con un sensore ottico

18 giugno 2019 - 8:57

Gli inquinanti del traffico sono un grave problema, soprattutto nei centri urbani, ma questa proposta che arriva dalla Spagna promette controlli a distanza sulle emissioni. L’apparato, distribuito per esempio in Polonia da TurboSpec, è prodotto dall’azienda Madrilena Opus RSE, attiva nel settore della misurazione delle emissioni in tempo reale. L’interessante misuratore delle emissioni somiglia ad un Autovelox ed emette raggi infrarossi e ultravioletti. Queste radiazioni elettromagnetiche passano attraverso i gas di scarico e vengono poi raccolte e confrontate con quelle di partenza. Gli elementi inquinanti assorbono in maniera selettiva queste onde e la comparazione fra le 2 serie di raggi – emessi e raccolti – permette di determinare tipo e quantità delle emissioni.

LA CACCIA È APERTA

La misurazione dura meno di un secondo – i dati vanno al Cloud – e un rilevatore può potenzialmente effettuare migliaia di controlli al giorno. Si rilevano CO2(anidride carbonica), CO (monossido di Carbonio), NOx (ossidi d’azoto) e HC (idrocarburi incombusti) e i PM. Opus Rse elenca le anomalie evidenziabili: catalizzatori e filtri DPF e FAP inefficienti o rimossi del tutto e veicoli elaborati fuori conformità. Vediamo il rilevamento dell’Emulatore dell’AdBlue, che disattiva l’allarme dell’esaurimento dell’additivo. Cercando in Rete si trovano vari moduli del genere con l’indicazione che l’ uso è consentito solo al di fuori della Comunità Europea. È ipotizzabile che molti lo useranno per risparmiare AdBlue o camminare con il serbatoio vuoto evitando la limitazione di potenza connessa a questa situazione. Il rilevatore Opus RSE è efficace anche in questo caso, dato che se l’iniezione dell’AdBlue non avviene le emissioni degli NOx aumentano molto.

L’INVESTIGATORE DELL’ARIA

Si tratta di una inganno paragonabile al trucco dell’AdBlue messo in opera da Audi e che ha comportato il richiamo di 60 mila A6 e A7. L’apparato si compone di un Source Detector Module, che emette e raccoglie i raggi ultravioletti e infrarossi e compie le analisi. Meno complicato ma irrinunciabile è poi il Corner Cube Mirror, un riflettore che raccoglie i raggi UV e IR e li reinvia all’SDM. Completano la postazione il rilevatore di velocità e accelerazione del veicolo, una stazione meteorologica e la videocamera che identifica il veicolo tramite la targa. Il tutto è integrabile con un pannello luminoso che segnala se le emissioni sono regolari o no.

UN APPROCCIO PROMETTENTE

La bontà dell’idea è testimoniata anche da uno studio dell’Università tecnica svedese Chalmers. I ricercatori hanno sviluppato un nanosensore ottico molto sensibile che rileva l’NO2 anche se presente in poche parti per milione. Esso sfrutta l’assorbimento della luce ad opera di nanoparticelle metalliche ed è attualmente in sperimentazione in diversi siti, compresi i semafori, di Gothenburg, in Svezia. Lo schema d’azione è applicabile a vari altri gas e quindi questi sensori appaiono piuttosto promettenti. Lo sviluppo tecnologico nei controlli a distanza sulle emissioni lascia quindi ben sperare per un monitoraggio diffuso dei veicoli. Sappiamo però che le caldaie e le industrie sono molto inquinanti e ci aspettiamo quindi un’azione a 360° che coinvolga tutti i settori e non soltanto i veicoli.

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