Le case inquinano 6 volte più delle auto: l'indagine in Italia

5 città sotto indagine, un risultato: le automobili emettono poca CO2 rispetto a industrie e riscaldamenti. Lo studio del Politecnico parla chiaro

8 febbraio 2017 - 19:57

Molte campagne contro l'inquinamento somigliano più alla caccia alle streghe (leggi del Comune di Roma che ha bloccato per sbaglio anche le Euro 5) che a misure ragionevoli e equilibrate dal punto di vista del rapporto costo-benefici. In effetti il contributo dato dai veicoli è rilevante ma non è l'unica fonte dell'inquinamento dei centri urbani e gli scarsi risultati dei blocchi del traffico lo testimoniano. Sappiamo che condurre la lotta all'inquinamento  in maniera integrata e agendo su tutti i fronti è un'idea sensata ma questo studio del Politecnico di Milano la rafforza in maniera evidente.

5 CITTÀ, 3 INQUINANTI Lo studio è stato curato da Vittorio Chiesa, Professore Ordinario di Strategia e organizzazione della R&S presso il Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano e titolare anche di un diploma in Management of Research Development and Technology-based Innovation conseguito al prestigioso MIT di Boston. La sua ricerca, presentata durante un convegno organizzato dall'operatore energetico ENGIE e ripresa dall'Osservatorio Autopromotec, ha riguardato cinque città italiane medie e grandi: Milano, Genova, Firenze, Parma e Perugia. Lo studio ha investigato i contributi all'inquinamento dei sistemi di trasporto, degli impianti termici e dei processi produttivi dell'industria per quel che riguarda CO2, PM10 e PM2,5.

EFFETTO SERRA? CERCATE ALTROVE! Definiamo con precisione i settori: gli impianti termici sono quelli in edifici di tipo industriale, residenziale e della Pubblica Amministrazione; il dato dei sistemi di trasporto si riferisce al traffico veicolare (pubblico e privato) urbano mentre i processi produttivi sono quelli delle imprese pubbliche e private. I dati delle emissioni di anidride carbonica non lasciano dubbi: il contributo del riscaldamento degli edifici all'inquinamento atmosferico è pari in media al 64,2% del totale, con il 10,2% che proviene dal settore della mobilità e dei trasporti motorizzati mentre il rimanente 25,6% è da imputare al settore delle attività industriali. L'idea che, almeno per la CO2, le auto siano tartassate ingiustamente si rivela quindi azzeccata. Scorporando le medie nei contributi delle singole città si vede che Firenze è quella nella quale la CO2 prodotta dagli impianti di riscaldamento è maggiore, arrivando al 75%, seguono Milano (74%), Parma (63%), Perugia (62%) e Genova (47%). Considerando il trasporto su strada, Perugia è la città in cui il traffico veicolare pesa di più nelle emissioni di CO2 (15%) mentre la più virtuosa è Genova con il 6%. Classifica molto diversa considerando le emissioni da attività industriali: Genova balza al primo posto (47%, probabilmente per via di un tessuto urbano molto “fitto” che ingloba quindi diverse aziende) mentre all'ultimo posto abbiamo Milano e Firenze con il 16%.

PARTICOLATO BEN DISTRIBUITO La situazione cambia notevolmente considerando il Particolato ma, ancora una volta, la quota dei trasporti può essere anche molto piccola (vedi la figura qui sotto), a dimostrazione che lotta all'inquinamento dev'essere condotta su tutti i fronti.

 Perugia è il caso estremo con le emissioni delle industrie e del traffico assolutamente minoritarie. La spiegazione è la grande diffusione degli impianti di riscaldamento (sono il 26,29% in termini numerici e il 21,46% della potenza complessiva) alimentati a legna. Questi sistemi non solo sono a basso rendimento, generalmente non arrivano all'80%, ma generano molto Particolato. Agli impianti di riscaldamento delle città esaminate è da imputare quindi una quota compresa fra il 50 e il 75% della CO2 e un contributo fra il 10% e 30% (con alcune eccezioni) del Particolato PM10 e PM2,5, con un'incidenza che può crescere notevolmente nei giorni di freddo intenso. Lo studio dice anche che “in futuro le emissioni dei sistemi di trasporto urbano continueranno a ridursi in modo molto più rilevante rispetto a quelle degli impianti termici, grazie ai provvedimenti normativi finalizzati alla riduzione del parco circolante più inquinante” (leggi come cambiano le emissioni passando da euro 5 a 6). La ricerca fa anche delle stime sul rapporto costo-benefici di 3 tecnologie anti polluzione: le caldaie a condensazione, le pompe di calore ed il telecontrollo degli impianti di riscaldamento. Le conclusioni, almeno per Milano, sono lapidarie: “sostituendo soltanto il 10% circa degli impianti più vecchi e inefficienti con caldaie a gas a condensazione e pompe di calore, si otterrebbe una riduzione delle emissioni giornaliere paragonabile a 6 settimane di blocco del traffico”. C'è di più: una stima nei 20 capoluoghi di regione dice che la semplice sostituzione, (con gruppi a condensazione) delle caldaie a Metano con rendimento inferiore al 90% , oltre far circolare molto denaro, ridurrebbe la CO2 giornaliera di circa il 3,75% e i PM10 e il PM2,5 del 46,8%!

1 commento

Daniele
8:31, 9 febbraio 2017

Ma perchè invece che vessare continuamente e solo gli automobilisti con normative euro4, 5,6,etc… e controlli sulle emissioni non vanno a verificare quanti gradi ci sono in certi edifici? giusto due giorni fa sono stato presso un'agenzia di assicurazioni: il termometro appeso al muro indicava 23º

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Previsioni traffico Natale 2019

Previsioni traffico Natale 2019: quando partire

Come risparmiare sull’acquisto delle gomme invernali e quattro stagioni

Hankook – Audi: tutte le gomme in primo equipaggiamento sull’SQ8