Tesla FSD in UE: stallo normativo, serve l’ok di altri 5 Paesi

Tesla FSD in UE: stallo normativo, serve l’ok di altri 5 Paesi

Partita a scacchi di Musk nell'Unione Europea per la sua tecnologia Tesla sulla guida autonoma evoluta: fra dubbi sui numeri e incertezze, le cose vanno per le lunghe

 

Partita a scacchi di Musk nell'Unione Europea per la sua tecnologia Tesla sulla guida autonoma evoluta: fra dubbi sui numeri e incertezze, le cose vanno per le lunghe

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30 Ottobre 2026 - 11:04

Prosegue la “battaglia” di Musk per ottenere l’OK dall’Unione Europea in tema di omologazione della tecnologia Tesla Full Self-Driving (FSD): siamo in una fase di stallo normativo e politico. Ribattezzato nel mercato continentale come Tesla Assisted Driving, è un sistema di guida assistita di Livello 2 avanzato. Oggi 10 Stati UE hanno detto sì: Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Slovenia, Estonia, Lituania, Danimarca, Belgio, Croazia, Slovacchia e Lettonia. Per vincere, Elon necessita della maggioranza qualificata di almeno 15 Stati che rappresentino il 65% della popolazione. La burocrazia di Bruxelles viaggia molto lentamente, visto che il voto inizialmente fissato il 6 ottobre 2026 è slittato, forse a dicembre, ma non c’è nessuna certezza. Una partita delicata, in cui entrano in gioco incidenti mortali e costi sociali.

TESLA FULL SELF-DRIVING: QUESTIONE DELICATA

Non è la guida autonoma: per legge, e come spiega la Casa, serve la costante supervisione del conducente, responsabile della marcia e dei sinistri. Il problema è che molti utenti usano male quella tecnologia, ovunque nel mondo, anche dormendo al volante con la macchina che viaggia da sé. Di qui pericoli di impatti letali.

Nel tentativo di sbloccare l’iter, Musk ha reso pubblici i dati relativi ai test sul campo condotti con il sistema FSD, sostenendo che l’impiego della guida assistita riduca sensibilmente il numero di incidenti.

POLEMICHE SUI NUMERI FSD FORSE UN PO’… DI PARTE

Un pressing corredato da forti polemiche su quelle statistiche. I dati diffusi da Tesla descrivono un’efficacia straordinaria, attribuendo al sistema FSD un tasso di incidentalità da 4 a 9 volte inferiore rispetto alla guida esclusivamente manuale. Tuttavia, diversi analisti, autorità di regolamentazione ed esperti di sicurezza stradale contestano fortemente la metodologia utilizzata per elaborare queste statistiche.

Ecco a nostro giudizio i principali punti critici.

  • I sistemi di guida assistita vengono impiegati prevalentemente in autostrada, su rettilinei o in condizioni meteorologiche e di traffico ottimali. Confrontare direttamente questi chilometri con la media nazionale generale – che include strade urbane complesse, incroci pericolosi, guida notturna o con maltempo – altera la comparabilità dei dati.
  • Il parco circolante Tesla è composto da autovetture recenti, dotate di avanzati sistemi di sicurezza attiva e guidate spesso da conducenti con una demografia differente rispetto alla media nazionale dei guidatori, parametro che già di per sé riduce la probabilità statistica di sinistro.
  • Una delle critiche storiche riguarda il criterio con cui vengono registrati gli incidenti. Se il conducente interviene manualmente per evitare un impatto o se il sistema si disattiva pochi secondi prima della collisione, l’evento corre il rischio di non essere imputato interamente all’operato della guida assistita nelle metriche primarie dell’azienda, falsando il quadro reale sulla sicurezza preventiva del software.

Tesla FSD

E L’ITALIA CHE FA?

In questo scenario si inserisce l’intervento della politica italiana. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha promosso un dialogo con Musk, auspicando un’accelerazione delle procedure comunitarie per la validazione del software.

L’Italia – dice – intende cogliere le opportunità offerte in termini di innovazione industriale e sul piano della sicurezza stradale. Insomma, si aspetta l’UE. Comunque, il nostro Paese è libero sin da ora di dire sì (come han fatto 10 nazioni) o no al Tesla FSD.

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