Richiamo Dieselgate. VW esulta per le prestazioni dei motori: “ora tocca alla Passat”

Dopo i primi richiami dei motori EA 189 2.0L VW si sbilancia sulle prestazioni e i consumi, intanto negli USA la situazione resta delicata

3 febbraio 2016 - 11:56

La matassa del Dieselgate è ancora intricata ma qualche nodo sembra si stia sciogliendo, con gli aggiornamenti che sono finalmente partiti sul motore EA 189. La novità è che le prestazioni sono dichiarate come invariate – ricorderete che Massimo Nordio, di VW Italia, non aveva dato garanzie sul mantenimento delle prestazioni – mentre sono ancora da valutare gli aggiornamenti del 3 cilindri 1.2 e del TDI 1.6.

UN AGGIORNAMENTO PER DUE – Per assistere all'aggiornamento si sono incontrati, a Berlino, il Ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrindt, e il CEO di Volkswagen, Herbert Diess. Le due personalità hanno assistito al lavoro di un tecnico di una concessionaria Volkswagen che, dotato di computer per la diagnosi, aggiornava il software di gestione del 2 litri TDI di un Amarok; l'Azienda ha comunicato che il prossimo aggiornamento riguarderà la Passat in base ad un metodo che stabilisce che “i modelli interessati sono stati suddivisi in diversi gruppi. Via via che le misure sono verificate e approvate dal KBA, i clienti sono informati per iscritto e viene chiesto loro di fissare un appuntamento con il proprio service partner Volkswagen”. Il turno del 1.2 TDI arriverà alla fine del secondo trimestre mentre il 1.6 TDI, per il quale il trasformatore di flusso aumenterà il tempo dell'intervento a 45 minuti, sarà “sanato” a partire dal terzo trimestre 2016. La soddisfazione di Herbert Diess trapelava dalle sue dichiarazioni: “L'inizio della campagna rappresenta per noi un grosso passo avanti. Offriamo ai nostri clienti una buona soluzione tecnica con tempi d'esecuzione molto rapidi”.

LA BOTTE PIENA E… – Il comunicato dell'Azienda prosegue riportando che “Il Volkswagen Amarok 2.0 TDI con l'aggiornamento del software rispetta gli standard delle emissioni previsti dalla normativa EU5. L'obiettivo per Volkswagen è sempre stato raggiungere tale risultato senza alcun effetto su consumi, performance ed emissioni di CO2 e acustiche. Nel caso dell'Amarok, il KBA ha confermato che questo obiettivo è stato pienamente raggiunto”. Non è bello ripetersi ma le domande e le perplessità restano le stesse: se si è raggiunto un livello Euro 5 (l'Esperto spiega cosa cambia passando da Euro 5 a Euro 6) con una rapida – si parla di 30 minuti – modifica del software perché gli EA 189 non sono nati già con questo programma di gestione perfezionato? Forse nel reparto tecnico non si sono spremute le meningi più di tanto perché poi ci pensava il defeat device a far superare i test di omologazione? In effetti gli audit interni (sapevi che sono al lavoro 480 esperti nell'indagine VW?) hanno già stabilito che lo svilupparsi delle pratiche truffaldine, se è stato facilitato da deficitarie procedure aziendali di controllo, ha avuto come catalizzatore (ironia della parola!) la volontà di “spingere” massicciamente i veicoli diesel negli Stati Uniti anche se i primi EA 189 non riuscivano ad ottemperare le norme dell'omologazione.

ATTEGGIAMENTI DIVERSI – Anche il pur efficace SCR è stato “tarpato” dal defeat device (si è avuta la conferma quando è stato svelato il trucco che riduce gli Nox) probabilmente perché il rabbocco dell'additivo AdBlue era più frequente degli intervalli di manutenzione, cosa che poteva risultare fastidiosa per il cliente. Prendiamo quindi atto delle parole di Volkswagen (e delle decisioni di KBA) e rimaniamo alla finestra in attesa dei pronunciamenti di EPA e CARB, gli enti che hanno scoperchiato il pentolone del Dieselgate. Il comunicato termina così: “Con le stesse tempistiche, l'azione inizierà in altri Paesi europei, in accordo con le Autorità competenti e secondo i requisiti nazionali”. In realtà le attuali norme comunitarie attualmente accordano alle singole motorizzazioni nazionali la facoltà di omologare modelli per conto degli altri stati membri; istanze della EU per cambiare le regole e multare i costruttori furbi sono però già in movimento. Meno malleabili di KBA – e probabilmente delle istituzioni europee – si confermano gli Stati Uniti, che minacciano di multare VW per 46 miliardi di dollari: insieme alla coscienza ecologica ci sarà anche un po' di malanimo verso un concorrente che voleva farsi strada in un settore – il diesel leggero – poco considerato dai costruttori USA?

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