Pneumatici auto: arriva la carta d'identità per contrastare quelli illegali

Pneumatici fuori uso abbandonati perché non rintracciabili: firmata l'intesa per porre fine al mercato nero delle gomme illegali

23 giugno 2016 - 8:00

La manutenzione dell'auto è entrata di prepotenza nei bilanci familiari ricoprendo una voce sempre più importante (si stima che gli italiano abbiano speso 148 miliardi di euro nel 2015), pertanto non c'è da meravigliarsi se i consumatori si sono abituati a inseguire le occasioni. Se da un lato “il prezzo migliore” sui ricambi meccanici può celare il rischio di falsi, quando bisogna sostituire gli pneumatici, l'opportunità di risparmiare qualche decina di euro rimpingua l'attività illecita delle gomme non rintracciabili che vengono abbandonate. Per contrastare il fenomeno abusivo che fino ad oggi ha provocato 3 milioni di gomme abbandonate (nell'immagine di copertina alcuni pneumatici recuperati dal fondo del mare) e 12 milioni di euro di evasione fiscale è stato siglato l'accordo sulla carta d'identità delle gomme che metterà al sicuro anche i consumatori da acquisti avventati.

UN PROBLEMA FUORI CONTROLLO Il protocollo d'intesa sulla tracciabilità delle gomme fuori uso è stato siglato tra Ecopneus (La società senza scopo di lucro tra i principali responsabili della raccolta e del riciclo dei pneumatici fuori uso), AIRP (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici), Confartigianato Imprese, Federpneus e Legambiente nell'ambito del Forum Rifiuti di Legambiente. “Oggi il flusso illegale degli pneumatici che arrivano in Italia senza regole – osserva il Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti – alimenta un vero e proprio mercato nero che fa danni all'ambiente e all'economia, diventando allo stesso tempo una fonte di arricchimento per la criminalità. La risposta a questo fenomeno arriva dal lavoro di magistrati e forze dell'ordine, ma anche da una presa di coscienza collettiva del problema. Questo protocollo – conclude Galletti – ha il merito di creare un'alleanza civile che dice una cosa molto chiara: il futuro è l'economia circolare, il riciclo è innanzitutto affermazione della legalità”.

I NUMERI DISASTROSI Si stimano essere tra le 20 e le 30 mila le tonnellate di Pneumatici Fuori Uso che ogni anno non possono essere raccolti e riciclati a causa di un “sistema parallelo” di ingressi irregolari nel mercato all'ingrosso e di vendite “in nero” al dettaglio. Sono circa 2 – 3 milioni di pneumatici singoli che non sono coperti dal contributo ambientale associato alla vendita regolare con documento fiscale e che non possono entrare nel sistema che ne garantisce il riciclo e la trasformazione in nuovi materiali o in energia (vedi come vengono riciclati gli pneumatici fuori uso). Un ammanco di contributi di 12 milioni di euro ogni anno che si accompagna a un'evasione IVA stimata in 80 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i costi delle bonifiche necessarie per ripulire il territorio dagli abbandoni illegali. Questa “montagna” di PFU, pari al peso a pieno carico di fino a 100 treni ad alta velocità, rischia infatti di essere dispersa nell'ambiente, se non si riuscirà ad invertire la rotta verso la legalità.

CONTRASTARE IL MERCATO NERO Giovanni Corbetta, Direttore Generale Ecopneus ha dichiarato: “La normativa può aiutare molto a circoscrivere il problema; il nostro compito è anche quello di aiutare il Ministero dell'Ambiente a individuare le soluzioni più adatte a poter garantire – insieme agli altri consorzi – la completa eliminazione di qualsiasi PFU”. Lo scopo dell'accordo è affrontare in modo organico e strutturale il fenomeno, contrastare irregolarità e “nero”, premiare i virtuosi, educare i consumatori spiegando i rischi di quella che può sembrare una semplice “ricerca di risparmio” e che invece nasconde evasione fiscale, concorrenza sleale, danni per l'ambiente e per la salute dei cittadini. Saranno messi a punto sistemi di monitoraggio del fenomeno, attività di tracciamento degli acquisti e delle vendite, forme di collaborazione con le autorità di controllo, sistemi di “whistle blowing” per denunciare le attività illecite, fino ad arrivare ad una vera e propria “carta d'identità dello pneumatico”. Un impegno importante che ci auguriamo possa presto far emergere le illegalità del settore, dagli pneumatici furbi – leggi la nostra inchiesta delle gomme con marcature fasulle, ai prodotti di scarsa qualità spacciati per sicuri e che questo protocollo si tradurrà in controlli delle forze dell'ordine.

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