Auto cinesi cavallo di Troia di Pechino in UE: l’accusa dell’ex ministro Terzi

Auto cinesi cavallo di Troia di Pechino in UE: l’accusa dell’ex ministro Terzi

L'ex ministro Giulio Terzi definisce i veicoli elettrici cinesi un cavallo di Troia: la tesi è che le BEV orientali inviano masse di dati critici a Pechino, minacciando la sicurezza europea

 

L'ex ministro Giulio Terzi definisce i veicoli elettrici cinesi un cavallo di Troia: la tesi è che le BEV orientali inviano masse di dati critici a Pechino, minacciando la sicurezza europea

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6 Ottobre 2026 - 14:33

“Questa è la prima grande pistola fumante sui mezzi di trasporto cinesi in Occidente e in Europa. Lo capiranno i Governi e le autorità locali che acquistano – attingendo alle tasche dei contribuenti – questi strumenti di intrusivo spionaggio ai danni delle imprese, della libertà, della vita privata, del lavoro, e della stessa sicurezza e sovranità dei loro cittadini?“. A parlare così su X è l’ambasciatore ed ex ministro degli Affari Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata. Per il quale le BEV e le PHEV del Dragone sono un “mezzo per trasferire masse enormi di informazioni e dati critici che servono alla rapidissima crescita di potenza militare – atomica, spaziale, missilistica, aerea, navale, e terrestre – di una Cina comunista alleata alla Russia, all’Iran e alla Corea del Nord“. Insomma, l’auto di Pechino come cavallo di Troia per insinuarsi in UE.

AUTO CINESE CHE VEDE, SENTE E REGISTRA: UN CASO RECENTE METTE IN ALLARME

La tesi non è nuova, ma torna alla ribalta. Un’indagine condotta da esperti di sicurezza in Norvegia ha gettato nuove ombre sulla riservatezza dei veicoli elettrici di provenienza cinese. Durante un test sul campo, i tecnici hanno condotto un SUV elettrico di un marchio cinese all’interno di una miniera sotterranea per analizzarne le trasmissioni, rilevando che circa il 90% del traffico dati generato veniva indirizzato direttamente verso la Cina.

C’è un secondo test svolto su un autobus elettrico prodotto in Cina. In questa circostanza, gli analisti hanno accertato la presenza di un canale d’accesso remoto a disposizione del costruttore, in grado di agire in tempo reale sui moduli di alimentazione e sul sistema di gestione della batteria del mezzo.

LE PAURE USA

D’altra parte questa tesi va forte anche in USA. Che affrontano il tema della sicurezza informatica legata ai veicoli cinesi con toni di un’allerta nazionale. Washington non considera le auto elettriche come semplici mezzi di trasporto, ma come piattaforme di spionaggio e raccolta dati su quattro ruote, in grado di mappare costantemente il territorio, registrare conversazioni e monitorare le infrastrutture critiche del Paese.

Auto cinesi cavallo di Troia di Pechino in UE, l’accusa dell'ex ministro Terzi

BARRIERA ANTI CINA

Il Dipartimento del Commercio statunitense, tramite la divisione BIS (Bureau of Industry and Security), ha varato normative stringenti che vietano l’importazione e la vendita di veicoli connessi dotati di software o hardware di gestione della connettività e della guida autonoma sviluppati da aziende collegate alla Cina o alla Russia. Si va ben oltre i dazi (poco utili, se non dannosi) di Bruxelles.

La preoccupazione americana si concentra sul rischio che la legislazione sulla “fusione civile-militare” di Pechino possa obbligare i costruttori cinesi a consegnare ai propri servizi segreti dati biometrici, riprese delle telecamere di bordo, flussi audio e coordinate GPS ad altissima precisione.

DA MILIONI DI SENSORI, INFORMAZIONI CHE VALGONO ORO

In sostanza, il Pentagono e le agenzie di intelligence statunitensi temono che milioni di sensori in movimento lungo le strade americane possano mappare basi militari, reti elettriche e movimenti di dirigenti e cittadini, trasformando il parco auto circolante in un incursore silente per la guerra cibernetica e lo spionaggio industriale.

La Casa Bianca sostiene che la dipendenza da tecnologie cinesi nei sistemi di connettività dei veicoli esponga l’intero Paese al rischio di interferenze da remoto, compreso il blocco o il controllo simultaneo di intere flotte in caso di escalation geopolitica. Il tutto tenendo presente che nelle scorse settimane c’è stata una prima apertura di Trump alle macchine cinesi, purché fatte in USA.

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