Perché GM teme il matrimonio con FCA?

Marchionne continua a "corteggiare" Mary Barra ma il CEO di GM ha diverse buone ragioni per non cedere alla avances: chi vincerà?

8 settembre 2015 - 14:34

La saga delle ventilate ma – ad oggi – improbabili nozze fra FCA e GM si arricchisce di un nuovo capitolo, nel quale Sergio Marchionne ha parlato di diverse tipologie di abbraccio. In effetti alla fine di agosto l'AD, che in precedenza sembrava essersi rassegnato, ha detto “Ti posso abbracciare gentilmente oppure in maniera più ferma”, intendendo così di voler mettere sotto pressione GM.

UN COLOSSO DA 30 MILIARDI DI DOLLARI? – Marchionne giustifica le sue pressioni sostenendo come “avendo visto i numeri sarebbe irragionevole non forzare” e che “ho studiato le conseguenze prodotto per prodotto, impianto per impianto, area per area, riscontrando non miglioramenti marginali ma un cambiamento incredibile nelle performance, un cambiamento enorme”. L'AD di FCA si è sbilanciato dicendo come il mega gruppo GM – FCA potrebbe generare un cash di 30 miliardi di dollari l'anno: alla luce di queste cifre l'offerta di Marchionne potrebbe quindi rientrare nel novero di quelle che non si possono rifiutare. Ma, c'è un ma: il top management di General Motors continua a mantenere un atteggiamento che definire tiepido è un eufemismo. Ovviamente questo atteggiamento di chiusura (Marchionne si è lamentato dicendo “Tu puoi respingere un accordo, ma non puoi rifiutarti di discutere”) nasce da basi ragionevoli e non è frutto di antipatie personali: le parole con le quali GM ha bocciato un eventuale fusione sono abbastanza nette.

ANCORA RITROSI – Detroit Free Press ha divulgato una nota di GM che dice: «Il nostro management e il consiglio di amministrazione lavorano sempre per massimizzare il valore per gli azionisti. Dopo aver completato un'attenta valutazione su una possibile fusione con FCA, abbiamo concluso che l'esecuzione del nostro piano è la strada migliore per creare valore per gli azionisti». Cercando di capire cosa ci sia dietro alle parole si scoprono concetti abbastanza interessanti, come il desiderio di consolidare i risultati di un faticoso processo di riorganizzazione interna che sta riportando il gruppo in acque più tranquille. Ricordiamo come General Motors avesse aderito, insieme a Chrysler, alla bankruptcies pilotata del 2009 (Ford non ne ha usufruito e paga mediamente di più i suoi addetti) e ancora nel 2013, a detta di un suo executive, si respirava l'aria di un management d'emergenza. Le cose sono poi migliorate ed i nuovi manager hanno messo ordine nelle spese in conto capitale, scommesso in settori e aree nelle quali c'è potenziale di crescita (Cadillac in Cina e le connessioni 4G, con OnStar) e, al contrario, ritirandosi dai “tavoli” poco promettenti come la Russia e l'Europa per il marchio Chevrolet.

CHI VINCERÀ? – I risultati stanno arrivando, anche nel settore dei pickup e dei camion, e Opel cammina meglio. Una fusione con FCA, secondo le insinuazioni di dirigenti GM, potrebbe risultare perfino controproducente: il gruppo è più avanti di FCA sia nell'ottimizzazione del numero dei pianali sia nelle propulsioni alternative, come l'ibrido. La sinergia nel campo dei diesel è definita “potenzialmente nulla” e anche nel mercato cinese la situazione di GM è migliore di quella di FCA. Marchionne ha però un linguaggio che parla anche ai fondi d'investimento e ai finanzieri (si vocifera come Warren Buffett, che detiene quasi il 3% del capitale di GM, consideri favorevolmente la fusione). I sindacati italiani sarebbero favorevoli, anche se non tutti, e non dimentichiamo come sia in corso la trattativa con UAW – il sindacato che è il maggiore azionista singolo di GM con l'8,7% del capitale – per il rinnovo del contratto Chrysler. Cosa accadrebbe se, oltre a coinvolgere questi grandi azionisti, Marchionne si presentasse con un bel gruzzolo di dollari, magari quelli ottenuti dalla quotazione di Ferrari? Il settimo costruttore – FCA – riuscirebbe allora a “convincere” il primo e a farsi sposare?

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