Ford: ogni addetto costa 57 dollari/ora. "Non ci servono le agevolazioni come GM e Chrysler?

Il costo medio del lavoro di Ford è più alto di quello dei suoi competitor. Vediamo quali strade ha a disposizione per cercare di diminuirlo

24 luglio 2015 - 9:45

Ford, che non ha usufruito delle agevolazioni che il governo americano ha concesso a Chrysler e General Motors in occasione delle loro profonde crisi aziendali, si trova oggi a fare i conti con un costo del lavoro più alto degli altri big del settore.

PENSIERI MODERNI – Henry Ford fu un personaggio straordinario: non solo creò che il colosso globale che tutti conosciamo ma gettò anche le basi per l'industria moderna, concependo la catena di montaggio. Il geniale imprenditore ha sempre guardato avanti e il suo pensiero conserva un'attualità quasi sconcertante. Una frase come “Qualità significa fare le cose bene quando nessuno ti sta guardando” insegna forse più cose di un Master, cosi come “Le due cose più importanti non compaiono nel bilancio di un'impresa: la sua reputazione ed i suoi uomini”, che ha precorso la (oggi piuttosto negletta) valorizzazione delle risorse umane e la fin troppo citata Web Reputation. Henry Ford I, che ha detto “Pago bene i miei operai perché altrimenti chi comprerebbe le mie automobili?”, sarebbe quindi orgoglioso di sapere che oggi la sua azienda spende di più in salari rispetto alle dirette concorrenti. In realtà la Ford non ha scelto in prima persona di avere un costo del lavoro più alto: i suoi 57 $/ora totali (circa 10 $ in più rispetto a FCA e Toyota) sono il retaggio di avvenimenti passati.

NEGOZIARE E, AUSPICABILMENTE, RISPARMIARE – GM e Fiat Chrysler hanno infatti avuto la possibilità, risalente alle bankruptcies del 2009, di assumere lavoratori a basso salario e in numero illimitato. Ford, invece, non ha fatto ricorso a questi strumenti e quest'anno ha dovuto aumentare del 48% le paghe a più di 800 dipendenti delle sue fabbriche. L'occasione per bilanciare le cose è nata ieri, quando sono iniziati gli incontri con la sigla sindacale UAW (rappresenta quasi un milione di lavoratori e pensionati): sul piatto c'è infatti il rinnovo di un contratto di lavoro che scade il 14 settembre. Il piano della Casa dell'Ovale Blu è quello di guidare (anche a nome degli altri costruttori) i colloqui che porteranno alla definizione del nuovo contratto anche a nome di General Motors e Fiat Chrysler Automobiles (leggi dei premi di produzione di FCA in Italia). La situazione è migliorata e per la prima volta, dopo più di un decennio, le case automobilistiche statunitensi e il sindacato avviano trattative contrattuali che si svolgono senza la cappa di un disastro economico. Lo scenario favorevole dell'economia ha diffuso nel sindacato l'idea che sia arrivato il tempo di recuperare i sacrifici fatti dai lavoratori per risollevare l'industria dalla profonda crisi iniziata nel 2007.

VISIONI DIVERSE (OPPOSTE) – Le aziende stanno invece cercando di contrastare il ritorno degli aumenti “facili”, anche perché dopo 6 anni l'espansione del mercato auto degli Stati Uniti dà segni di rallentamento. In questo quadro Ford, non avendo fatto ricorso agli strumenti pensati per le industrie in difficoltà, ha un tetto massimo (28%) di lavoratori che possono prendere la paga più bassa e quest'anno l'ha superato, cosa che ha comportato l'assunzione di nuovi operai direttamente con il salario base (28,5 $) di quelli più esperti. Un'altra questione è che molti lavoratori “anziani” non hanno visto aumenti per anni e ora le loro rivendicazioni torneranno in scena. La strategia di Ford sarà quella di negoziare un aumento della percentuale di lavoratori che hanno la paga inferiore e sosterrà di averne bisogno per rimanere competitiva. UAW non sarà certamente d'accordo perché è ansiosa di porre fine ai due livelli salariali e di ottenere aumenti per tutti i suoi associati, compresi gli operai “veterani” ancorati ai 28 $ da quasi un decennio. Si affilano le armi in vista dei negoziati, con Ford che ha annunciato che sposterà la produzione di Focus e C-Max fuori dagli States, probabilmente in Messico (leggi della fabbrica ecologica Ford in Messico): notizia che, accompagnata dalla dichiarazione che ogni accordo “extravagant” porterà posti di lavoro fuori dagli USA, getta benzina sul fuoco. Cosa farebbe Henry Ford in questa situazione?

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