Crisi Volkswagen: a casa 35.000 lavoratori entro il 2030
Volkswagen taglierà 35.000 posti in Germania entro il 2030 con prepensionamenti e uscite volontarie. Ma l'accordo con i sindacati potrebbe non bastare
Volkswagen taglierà 35.000 posti in Germania entro il 2030 con prepensionamenti e uscite volontarie. Ma l'accordo con i sindacati potrebbe non bastare
Ridurre la forza lavoro in Germania da circa 130.000 a meno di 100.000 unità: è quanto si appresterebbe a fare Volkswagen, facendo seguito all’accordo di Natale raggiunto l’anno scorso con le organizzazioni sindacali che prevede, tuttavia, non licenziamenti ma prepensionamenti incentivati e programmi di uscita volontaria. Secondo gli ultimi rumors sarebbe già stato definito l’accordo per oltre 25.000 uscite, ma c’è il rischio che potrebbero non bastare, alimentando nuovamente lo spettro della chiusura di alcuni stabilimenti.
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE SULLE USCITE DEI LAVORATORI VOLKSWAGEN
Il magazine tedesco Handelsblatt ha fatto il punto della situazione sul processo di riduzione del personale, che in base al compromesso con il potente sindacato IG Metall dovrebbe servire proprio a mantenere aperte tutte le fabbriche Volkswagen in Germania, sebbene con una diminuzione della capacità produttiva di circa 734.000 veicoli all’anno. Come detto, più di 25.000 esuberi sarebbero già contrattualmente fissati, nel rispetto di un programma più ampio volto a tagliare circa 35.000 posti entro il 2030.
CRISI VOLKSWAGEN: L’ACCORDO DEL 2024 POTREBBE NON BASTARE
Ma adesso è lo stesso Handelsblatt a mettere in dubbio l’efficacia dell’accordo, sulla base dei risultati finanziari del gruppo VW e considerando lo sfavorevole contesto internazionale tra dazi USA, concorrenza cinese, costi dell’energia e la necessità di investire massicciamente in semiconduttori e materie prime (si parla di una spesa di 11 miliardi di euro nel 2026). I numeri, del resto, parlano chiaro: nei primi nove mesi del 2025, Volkswagen ha segnato un utile operativo di 5,4 miliardi (-58%), l’utile netto si è attestato a 3,4 miliardi (–61,5%), mentre il margine operativo si è contratto al 2,3% (5,4% un anno fa).

A RISCHIO ANCHE GLI STABILIMENTI VW?
Insomma, nonostante la ‘mannaia’ sulla forza lavoro, il CEO Oliver Blume si trova comunque a gestire una situazione peggiore rispetto a un anno fa. E quando le risorse economiche scarseggiano, ecco che tornano alla ribalta situazioni che sembravano apparentemente risolte (o quantomeno accantonate), come appunto la paventata chiusura di alcune fabbriche. Il dibattito sul futuro dei singoli stabilimenti VW rischia dunque di riaccendersi presto, del resto non è un mistero che all’interno del management del gruppo ci sia qualcuno (ad esempio la famiglia Porsche-Piëch) che spinga verso la soluzione più drastica. Per il momento Blume terrà duro, ma è evidente che di questo passo avrà sempre meno margini di manovra.