Sindacati Volkswagen vs CEO Blume: “Non ha carta bianca per i tagli”

Sindacati Volkswagen vs CEO Blume: “Non ha carta bianca per i tagli”

I sindacati Volkswagen ci tengono a precisare: nessun assegno in bianco nelle mani del CEO Blume per i tagli. Intanto lo stabilimento di Osnabrück verrà riconvertito alla produzione di componenti per la difesa

 

I sindacati Volkswagen ci tengono a precisare: nessun assegno in bianco nelle mani del CEO Blume per i tagli. Intanto lo stabilimento di Osnabrück verrà riconvertito alla produzione di componenti per la difesa

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8 Settembre 2026 - 10:52

Il braccio di ferro che riguarda Volkswagen non si è affatto concluso con l’approvazione del piano di ristrutturazione da parte del Consiglio di Sorveglianza. Nonostante la fumata bianca incassata dal CEO Oliver Blume per il piano strategico al 2030, i rappresentanti dei lavoratori e il sindacato IG Metall sono tornati all’attacco inviando un chiaro segnale di avvertimento al management: il via libera della governance non equivale a una “carta bianca” per procedere in modo incondizionato alla sforbiciata sui costi e sul personale, riporta Bloomberg. Il messaggio, diffuso tramite la rete intranet aziendale, ridimensiona l’ottimismo dei mercati registrato all’indomani dell’accordo. Al centro del contendere c’è l’obiettivo di ridurre circa 50.000 posti di lavoro complessivi (tra ruoli operativi e quadri dirigenziali), misura che si somma agli esuberi già programmati nel precedente piano di efficientamento per un totale di 100.000.

VOLKSWAGEN: AUTUNNO CALDO IN VISTA

Per le rappresentanze sindacali, guidate dalla presidente del Consiglio di Fabbrica Daniela Cavallo e da Christiane Benner (numero uno di IG Metall e membro del Consiglio di Sorveglianza), la dirigenza dovrà giustificare nel dettaglio ogni singolo esubero, precisando dove, quando e con quali motivazioni intenda procedere.

I sindacati hanno sottolineato come i contratti collettivi nazionali e aziendali rimangano pienamente in vigore, imponendo un negoziato stringente per ogni singolo stabilimento. Inoltre, restano ancora del tutto irrisolti i nodi legati al futuro produttivo di alcuni siti chiave del gruppo, come le fabbriche tedesche di Emden, Hannover, Zwickau e l’impianto Audi di Neckarsulm, per i quali non sono state definite allocazioni di prodotto a lungo termine.

ELETTRICO FLOP E CINA KO: SONO GUAI

Il piano di Blume punta a fronteggiare l’agguerrita concorrenza dei costruttori cinesi sui veicoli elettrici, l’aumento dei dazi commerciali e la debolezza della domanda europea, prevedendo la riduzione del 50% della gamma di modelli e il taglio del 75% della complessità industriale per recuperare un margine operativo del 9% entro il 2030. Insomma, il colosso cerca di fermare l’emorragia a livello di profitti.

Per ottenere l’unanimità nel Consiglio di Sorveglianza, il CEO ha dovuto cedere su punti focali, accantonando l’ipotesi di chiusura immediata di quattro stabilimenti. Mentre nuvole nere si addensano sul marchio spagnolo Seat, poco redditizio: resterebbe solo Cupra.

Sindacati Volkswagen vs CEO Blume,“Non ha carta bianca per i tagli”

FASE NEGOZIALE VW LUNGA E COMPLESSA

Se da un lato la flessibilità mostrata dal CEO ha evitato uno scontro istituzionale immediato, dall’altro l’applicazione pratica della ristrutturazione si preannuncia complessa. Con l’inizio delle trattative nei singoli siti produttivi, la fase negoziale entra ora nel vivo: i vertici sindacali hanno ribadito che la difesa dell’occupazione e della capacità industriale tedesca sarà prioritaria rispetto alle sole esigenze di bilancio pretese dagli azionisti.

FABBRICA VOLKSWAGEN DI OSNABRÜCK: DIFESA AEREA ANZICHÉ AUTO

Intanto, la società d’investimento Aurelius e lo Stato della Bassa Sassonia rileveranno lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück per convertirlo alla produzione di sistemi di difesa. Secondo una dichiarazione d’intenti, Aurelius acquisirà una quota di maggioranza, affiancata dal Land tedesco con una partecipazione di minoranza.

Il Gruppo aveva già pianificato di interrompere la produzione di veicoli nel sito entro il 2027 per ridurre i costi. Il primo progetto di rilancio vedrà la collaborazione con la società statale israeliana Rafael Advanced Defense Systems, nota per lo sviluppo del sistema Iron Dome, per produrre componenti di difesa aerea destinati al mercato tedesco ed europeo.

La riconversione industriale rappresenta una soluzione mirata a preservare le competenze del personale e le infrastrutture del sito. Secondo quanto riferito dal consiglio di fabbrica di Volkswagen, l’operazione permetterà di salvare circa 1.400 dei 1.800 posti di lavoro attuali, trasformando lo stabilimento in un polo strategico per la sicurezza. L’accordo riflette una tendenza sempre più diffusa in Europa, dove l’aumento delle spese militari spinge le aziende della difesa a riutilizzare impianti automobilistici sottoutilizzati.

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