Mercedes farà veicoli anti-drone con Tytan: l’automotive va alla guerra
Il costruttore tedesco firma un accordo con la startup Tytan per trasformare i suoi veicoli commerciali in piattaforme mobili anti-drone, riporta il Financial Times
Il costruttore tedesco firma un accordo con la startup Tytan per trasformare i suoi veicoli commerciali in piattaforme mobili anti-drone, riporta il Financial Times
“Finché c’è guerra c’è speranza” è il titolo di uno straordinario film italiano del 1974, con Albertone Sordi protagonista: pare una pellicola adatta all’automotive dell’Unione Europea, dopo la tremenda sconfitta sulle vetture elettriche subita dalla Cina. Fra i tanti Gruppi che seguono questa direzione, forse anche per colpa di un mercato UE asfittico, c’è Mercedes. Stando a indiscrezioni del Financial Times, il gigante tedesco ha avviato una collaborazione strategica con la startup Tytan Technologies per la produzione di sistemi avanzati di intercettazione aerea. Questo accordo, formalizzato in occasione dell’ILA Berlin Air Show, prevede l’integrazione di tecnologie aeronautiche sui veicoli commerciali del marchio: insomma, si punta a veicoli anti-drone.
MERCEDES E LA NUOVA STRATEGIA NELLA DIFESA
La partnership – stando al FT – prevede la produzione in serie di sistemi avanzati, rispondendo direttamente alle crescenti necessità di sicurezza ipotizzate dalle autorità europee, sulla scorta di un eventuale attacco di un possibile nemico esterno. Mercedes metterà a disposizione la sua immensa capacità logistica e ingegneristica per supportare la startup bavarese nello sviluppo di tecnologie di protezione dello spazio aereo: i veicoli commerciali del marchio tedesco diventeranno centri operativi mobili, concepiti per proteggere aeroporti e infrastrutture critiche da attacchi dal cielo.
I VEICOLI COINVOLTI E LE TECNOLOGIE APPLICATE
Il fulcro operativo del progetto si basa sull’utilizzo di modelli iconici della Stella adattati per scopi militari. I furgoni Sprinter e una speciale versione della Classe G – splendido 4×4 – fungeranno da piattaforme mobili per il trasporto e il lancio dei sistemi di sicurezza. Questi veicoli ospiteranno l’Interceptor B, un drone intercettore d’avanguardia interamente stampato in 3D e gestito tramite intelligenza artificiale. Il dispositivo aereo è in grado di raggiungere la velocità massima di 250 chilometri orari per neutralizzare le minacce prima che colpiscano l’obiettivo. L’esperienza dei bavaresi nella gestione delle catene di approvvigionamento permetterà di superare i colli di bottiglia tipici dei tradizionali fornitori militari, garantendo una produzione su vasta scala.

IL TREND INDUSTRIALE EUROPEO
La scelta del produttore tedesco (fornitore delle Forze armate teutoniche) non è isolata, ma risponde a una precisa linea strategica adottata dalle istituzioni del continente: i recenti conflitti e le tensioni internazionali hanno spinto l’Unione Europea a varare un apposito piano d’azione per blindare i cieli europei e tutelare i siti sensibili. I Governi stanno esercitando forti pressioni affinché il comparto dell’auto acceleri l’industrializzazione del settore dei velivoli senza pilota. I droni rappresentano il futuro della difesa militare ed economica europea, poiché permettono di affrontare minacce in tempi rapidi. Per questo motivo, le autorità spingono per una forte integrazione tra le competenze delle fabbriche automobilistiche civili e le necessità logistiche dei dipartimenti nazionali.
IL PRECEDENTE DI RENAULT
Già Renault ha avviato un percorso simile sotto la spinta del Governo di Parigi (ora vero leader del movimento ultra green UE, dopo la retromarcia tedesca). Il costruttore transalpino ha attivato il progetto Chorus a Le Mans, in collaborazione con Turgis Gaillard, puntando a produrre fino a 600 droni militari al mese entro l’anno 2027. Tuttavia, questa transizione industriale comporta delicate valutazioni in termini di reputazione e investimenti: la società ha stabilito un tetto del 5% per i ricavi della difesa allo scopo di tutelare i parametri etici aziendali. Le attività nel campo degli armamenti possono infatti influenzare il posizionamento degli indicatori di sostenibilità, che gli investitori finanziari analizzano meticolosamente prima di concedere prestiti o sottoscrivere obbligazioni. Se le indiscrezioni di stampa fossero confermate, Mercedes si troverebbe ora a gestire una sfida analoga, bilanciando le grandi opportunità commerciali con la tutela dell’immagine pubblica.
LA RIFLESSIONE NECESSARIA
Ma questa strada porterà benefici agli stessi costruttori auto? Raffaele Fusilli – Automotive strategist -, su LinkedIn, è perentorio con un post di una settimana fa: “Quando un’industria smette di parlare di prodotto e inizia a parlare di ‘riconversione‘, come sta avvenendo insistentemente negli ultimi tempi a proposito di fabbriche auto destinate a produrre droni e missili, a me sembra che abbia già firmato la resa“. La Commissione Europea parla di oltre 800 miliardi col piano ReArm Europe da qui al 2030. “Ma è l’intero budget della difesa europea: missili, navi, caccia, satelliti, munizioni. La fetta che l’auto può davvero toccare (i veicoli logistici, qualche componente) è un rivolo dentro quel fiume, forse 5 o 6 miliardi l’anno“. Alla fine, si prende l’industria “che ha insegnato al mondo cos’è il design, il piacere, l’adrenalina e la Bellezza“, e la si trasforma “in fornitrice di hardware bellico a bassi margini“.