Porsche smentisce nuovi tagli al personale: dobbiamo crederci?
Il CEO di Porsche smentisce ulteriori 4.100 tagli oltre ai 9.000 già concordati. Tuttavia, la forte crisi di vendite e margini suggerisce cautela in Germania, dove i lavoratori sono sul piede di guerra
Il CEO di Porsche smentisce ulteriori 4.100 tagli oltre ai 9.000 già concordati. Tuttavia, la forte crisi di vendite e margini suggerisce cautela in Germania, dove i lavoratori sono sul piede di guerra
L’amministratore delegato di Porsche Michael Leiters ha riferito al personale che non ci sono piani per tagliare ulteriori 4.100 posti di lavoro, secondo una nota interna visionata dalla Reuters. Il CEO risponde così a un’indiscrezione di Handelsblatt, secondo cui i 9.000 licenziamenti già concordati non sarebbero sufficienti ad affrontare un deficit di costi generali di circa 700 milioni di euro. Premesso che occorre attenersi alle parole del top manager, in Germania i dubbi sono numerosi per due ragioni. Primo, a luglio, la direzione di Porsche e i rappresentanti dei lavoratori avevano concordato ulteriori 5.000 esuberi in aggiunta ai 4.000 stabiliti in precedenza, portando la portata dei tagli di posti di lavoro attualmente concordati presso la Casa di Stoccarda a circa uno su cinque entro il 2035. Secondo, venerdì il Gruppo Volkswagen (in piena crisi, detiene il controllo del costruttore di Zuffenhausen) ha rivisto al ribasso il suo obiettivo di margine per l’intero anno, sperando ora nell’1% al massimo rispetto a un intervallo del 4,0-5,5%: questo profit warning preoccupa.
PORSCHE, VOLKSWAGEN, GERMANIA: CAOS SENZA PRECEDENTI
All’apertura dei listini di oggi, i titoli del colosso tedesco hanno registrato un’ulteriore flessione, prolungando l’ondata di vendite scatenata dalla riduzione sulle stime al termine della settimana. Le azioni Volkswagen sono scivolate fino al 2% nelle prime ore di contrattazione a Francoforte, mentre il titolo Porsche AG ha perso circa il 2,8%.
L’impatto si è abbattuto anche sulla holding di controllo Porsche SE – maggior azionista del Gruppo di Wolfsburg -, le cui quote sono precipitate del 3,5% dopo la revisione al ribasso dei propri target finanziari.
Rammentiamo che a controllare l’intero impero industriale sono le famiglie Porsche e Piëch, discendenti diretti del fondatore Ferdinand Porsche. Attraverso un incastro societario blindato, queste due dinastie mantengono il dominio sia di Porsche Automobil Holding SE (Porsche SE) sia del Gruppo Volkswagen, estendendo la loro influenza sul produttore operativo di auto sportive (Porsche AG).
ELETTRICO DA GREEN DEAL UE, CHE SCIAGURA
L’effetto combinato della contrazione del margine operativo di VW e della maxisvalutazione su Porsche mette a nudo una crisi sistemica dalle molteplici sfaccettature. Tra i principali fattori penalizzanti figurano la domanda debole di elettriche (nonostante il Green Deal voluto proprio dalla Germania), il costante deterioramento delle vendite sul mercato cinese – storicamente il polmone redditizio più importante per i marchi premium e di lusso del Gruppo -, l’aumento degli accantonamenti previdenziali e i crescenti costi legati ai piani di ristrutturazione e prepensionamento.

LAVORATORI SUL PIEDE DI GUERRA
Così, i lavoratori del settore automobilistico tedesco hanno organizzato proteste su scala nazionale oggi. Le proteste presso Volkswagen, BMW e il fornitore di componenti Bosch arrivano mentre l’industria più importante della Germania affronta dolorosi tagli al personale, possibili delocalizzazioni della produzione e persino la chiusura di stabilimenti: una crisi che si è riflessa anche nel risultato di elezioni regionali, col crollo della CDU e la vittoria schiacciante dell’ultradestra.
“A causa della letargia e di disastrose valutazioni errate, la maggior parte dei dirigenti non è riuscita a tenere il passo con gli sviluppi della mobilità elettrica, della digitalizzazione e della tecnologia delle batterie, facendo così arretrare l’industria automobilistica e della componentistica tedesca“, ha dichiarato Horst Ott del sindacato IG Metall. Se ne riparlerà in quello che si annuncia un autunno infuocato in terra teutonica.