Green Deal: fino a 726 mila posti a rischio nell’automotive entro il 2040 Assemblaggio veicoli

Green Deal: fino a 726 mila posti a rischio nell’automotive entro il 2040

Scopri come il Green Deal sta impattando il settore automobilistico europeo con scelte politiche e normative non sempre lungimiranti

 

Scopri come il Green Deal sta impattando il settore automobilistico europeo con scelte politiche e normative non sempre lungimiranti

20 Luglio 2026 - 16:05

Il declino del settore automobilistico europeo non è una fatalità del mercato, ma conseguenza diretta delle scelte politiche con cui l’Unione Europea ha pianificato la transizione ecologica. Inserite nell’impalcatura del Green Deal, le normative europee non si sono limitate ad accompagnare una crisi già in atto, ma ne hanno posto le premesse strutturali, imponendo tempi e vincoli tecnologici difficilmente sostenibili per l’industria del continente. A confermare la portata di questo corto circuito è uno studio del Fraunhofer-Institut, che ha misurato le conseguenze dell’addio ai motori tradizionali focalizzandosi sulla produzione dei propulsori e dei relativi componenti: in tutti i possibili scenari futuri, l’Europa va incontro a una drastica contrazione della ricchezza industriale e a un vero e proprio ridimensionamento sociale, con il rischio di cancellare fino a 726 mila posti di lavoro entro il 2040.

TUTTI GLI SCENARI: C’È POCO DA RIDERE

L’indagine analizza quattro differenti proiezioni da qui al 2040 per valutare la tenuta del comparto automobilistico sotto il peso dei vincoli regolatori dell’Unione. Nel modello che rispecchia la traiettoria attualmente tracciata dalla Commissione Europea, la perdita diretta di valore aggiunto nella sola fabbricazione dei motori e dei sistemi correlati sfiora i 113 miliardi di euro. Ad accusare il colpo più duro è il segmento della componentistica specializzata – dall’iniezione agli impianti di scarico, fino ai gruppi trasmissione -, per il quale si prospetta un crollo della creazione di valore dell’80%, pari a un’erosione netta di circa 35 miliardi di euro. Nemmeno l’ipotesi di un potenziale ammorbidimento dei target o di un rallentamento dell’iter normativo riuscirebbe a invertire la rotta: anche nello scenario più cauto, il calo della ricchezza prodotta rimarrebbe drammaticamente elevato, lasciando comunque sul campo non meno di 500 mila occupati.

IL CROLLO DEI POSTI DI LAVORO E LA CRISI DEL SISTEMA EUROPA

Questa emorragia di posti di lavoro risponde a una duplice dinamica industriale. Da un lato, l’architettura dei veicoli elettrici richiede una quantità di componenti drasticamente inferiore e riduce del 30-40% le ore uomo necessarie in fase di assemblaggio rispetto a un propulsore termico. Dall’altro, l’Europa sconta un grave ritardo strategico nella catena del valore dell’elettrico, dominata da player extra-UE. L’impatto occupazionale colpirà al cuore le principali economie industriali del blocco – Germania, Francia, Italia e Austria -, mentre solo alcuni contesti dell’Europa dell’Est, come l’Ungheria, potrebbero intercettare flussi marginali di riposizionamento grazie a costi di produzione più bassi. A fare da amplificatore al declino intervengono inoltre i limiti strutturali dell’ecosistema europeo: prezzi dell’energia non competitivi, un quadro burocratico macchinoso, tempi autorizzativi incompatibili con i ritmi di mercato e la conseguente perdita di quote sui mercati internazionali a vantaggio dei competitor cinesi e americani.

Green Deal EU

LE CONDIZIONI POLITICHE ED ECONOMICHE PER EVITARE IL DECENTRAMENTO

Per impedire la smobilitazione della base manifatturiera continentale, lo studio indica la necessità di un immediato cambio di paradigma normativo. La prima leva strategica è il superamento del monoteismo tecnologico dell’elettrico a batteria, aprendo concretamente all’integrazione dei carburanti sintetici e neutrali dal punto di vista delle emissioni, capaci di salvaguardare l’eccellenza ingegneristica e l’infrastruttura industriale già esistente. In secondo luogo, si impone una revisione radicale delle politiche di insediamento industriale: abbattimento dei costi energetici per le imprese, drastica riduzione della burocrazia e incentivi diretti per presidiare l’approvvigionamento di materie prime critiche e la filiera delle batterie. Senza un ambiente operativo in grado di reggere la concorrenza dei mercati esteri, l’Europa rischia di trasformare il Green Deal in un processo irreversibile di deindustrializzazione e di trasferimento di valore verso l’esterno.

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