Paesi accusano la Germania di barare: quali conseguenze per le fabbriche auto UE?

Paesi accusano la Germania di barare: quali conseguenze per le fabbriche auto UE?

Il TTF oltre 100 €/MWh e le ipotizzate manovre tedesche sugli stoccaggi fanno impennare le bollette energetiche in Europa: questa possibile speculazione sul gas può mettere a rischio la competitività delle fabbriche auto

 

Il TTF oltre 100 €/MWh e le ipotizzate manovre tedesche sugli stoccaggi fanno impennare le bollette energetiche in Europa: questa possibile speculazione sul gas può mettere a rischio la competitività delle fabbriche auto

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2 Novembre 2026 - 09:50

L’impennata del prezzo del gas naturale sul mercato TTF di Amsterdam, schizzato oltre la soglia dei 100 €/MWh, sta riaccendendo pesanti tensioni geopolitiche ed economiche all’interno dell’Unione Europea, con possibili ripercussioni sull’industria auto. Al centro delle polemiche è finita la Germania, accusata da diversi Paesi partner di condurre manovre spregiudicate sulla gestione degli stoccaggi energetici. Le decisioni di Berlino, legate anche al complesso processo di privatizzazione e recupero finanziario di colossi come Uniper e SEFE – colossi energetici passati sotto il controllo statale – avrebbero ritardato il riempimento delle riserve strategiche per poi saturarle a ridosso della stagione invernale, innescando una spirale che penalizza l’intero continente.

GAS, COSTI ENERGETICI E FABBRICHE AUTO: QUALE LEGAME

Un esponente del ministero italiano dell’Energia ha criticato i ritardi tedeschi nel riempimento degli stoccaggi. Il Governo tedesco respinge le accuse, sostenendo che gli acquisti di SEFE fossero destinati a limitare l’impatto sul mercato europeo e che le riserve disponibili fossero sufficienti.

Per l’industria automobilistica europea e per l’ampia filiera di componentistica a essa collegata, l’impatto del caro energia rischia di trasformarsi in un colpo pesante. La produzione di un’auto è uno dei processi manifatturieri a più alta intensità energetica: dalla fusione e stampaggio dell’acciaio e dell’alluminio alla produzione di componenti in plastica, fino ai processi termici di verniciatura e assemblaggio delle celle batteria.

L’esplosione dei prezzi di elettricità e gas azzera di fatto i già minimi margini operativi dei fornitori Tier 1 e Tier 2, creando un collo di bottiglia che minaccia la tenuta complessiva del settore. Stellantis e Volkswagen hanno a più riprese evidenziato il guaio del costo dell’energia, facendo paragoni anche con la Cina, dove gli addebiti a carico delle Case sono enormemente inferiori.

LE RIPERCUSSIONI DEL CARO GAS SULL’AUTO

Le conseguenze per le fabbriche di auto dell’UE si articolano su due direttrici fondamentali. Si registra anzitutto un drastico crollo della competitività globale: i costruttori europei si trovano a competere sul mercato internazionale sostenendo bollette energetiche fino a quattro volte superiori rispetto ai concorrenti cinesi, i quali beneficiano di costi dell’energia decisamente più contenuti o di sussidi diretti.

L’aumento dei costi frena la transizione verso i veicoli elettrici, poiché la produzione di batterie e la riconversione industriale richiedono ingenti investimenti in processi ad alta intensità energetica.

Per i costruttori europei diventa quindi più complesso accelerare lo sviluppo di nuovi modelli a batteria mantenendo prezzi competitivi rispetto ai rivali asiatici. La sfida riguarda anche la filiera delle batterie, dalla lavorazione delle materie prime alla produzione delle celle, in un mercato globale sempre più competitivo e caratterizzato da forti pressioni sui costi.

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COSTI ENERGETICI E OCCUPAZIONE: GUAIO UE

Infine, il pericolo più immediato riguarda i tagli alla produzione e l’impatto occupazionale. Di fronte a costi insostenibili, molti fornitori della filiera rischiano di dover ridurre i turni di lavoro o sospendere temporaneamente la produzione nei mesi di picco invernale.

Senza un intervento correttivo sulle regole del mercato energetico e una convergenza politica sulle strategie, l’asimmetria causata dalle decisioni tedesche rischia di frammentare il mercato unico e di accelerare la deindustrializzazione del comparto automotive europeo.

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