La Cina spazza via l’auto UE se Bruxelles non si attiva subito

La Cina spazza via l’auto UE se Bruxelles non si attiva subito

Al Tavolo straordinario di #FORUMAutoMotive il settore analizza la crisi in atto, valutando l'impatto della concorrenza cinese, le recenti incertezze di mercato e le ripercussioni delle politiche europee

 

Al Tavolo straordinario di #FORUMAutoMotive il settore analizza la crisi in atto, valutando l'impatto della concorrenza cinese, le recenti incertezze di mercato e le ripercussioni delle politiche europee

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14 Ottobre 2026 - 10:19

“In queste ore abbiamo la conferma di quanto diciamo da anni, ossia che le regole imposte dal Green Deal UE sette anni fa si sono rivelate un boomerang“: così Pierluigi Bonora, giornalista e promotore dell’evento, ha dato ieri l’avvio al Tavolo straordinario di #FORUMAutoMotive. Marco Bonometti, presidente del Gruppo OMR Automotive, azienda leader nella progettazione e produzione di componenti strutturali, gli ha fatto subito eco: “O l’UE si attiva subito o la Cina ci spazza via. Lo dicono i numeri.  Dal 2019 l’Europa produce 3,7 milioni di veicoli in meno, l’Italia ha quasi dimezzato la produzione e i marchi cinesi sono passati dal 2% al 10% del mercato. Si è deciso dove arrivare senza chiedersi con quale energia, con quali fabbriche e con quali lavoratori“.

SOLUZIONI IMMEDIATE PER SALVARE L’AUTO UE DALLA CINA

Il primo nodo è stato quello dell’energia. “In Italia – dice Bonometti – l’elettricità costa 115 euro al megawattora, in Francia 61: non si può chiedere all’industria di elettrificare e poi venderle l’elettricità più cara d’Europa. L’obiettivo ambientale non è in discussione, il metodo sì. Le regole le ha scritte Bruxelles e le quote di mercato le ha prese la Cina».

Quindi, “servirebbe il vincolo del 70% di componenti europei per accedere agli incentivi, purché calcolato sul valore reale e valga per tutti. Lo stesso per i dazi, sulla scia di quanto deciso dagli USA“.

Poi le tasse: “Servono un taglio strutturale del cuneo fiscale e un fondo per riqualificare chi oggi lavora sui motori tradizionali: quelle persone vanno formate e accompagnate, non lasciate a casa“. E sulla burocrazia: “Il costo vero è l’incertezza. Con regole che cambiano a ogni legislatura non investe nessuno. Se queste scelte si fanno, l’Europa resta un continente che le auto le produce. Altrimenti, diventerà un mercato dove le auto si comprano soltanto“, chiosa il vertice di OMR.

SERVE NEUTRALITÀ TECNOLOGICA

Numerosi gli interventi: ne segnaliamo alcuni. Da parte sua, Alberto Gusmeroli, presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, ha richiamato un pacchetto di 15 interventi e chiesto di frenare l’avanzata cinese, accelerare le decisioni europee e “lasciare al settore più libertà nella scelta delle tecnologie. Tra le priorità, auto più semplici e accessibili, seguendo la strategia ibrida di Toyota. No pertanto a un sistema fondato su scadenze e sanzioni”.

Davide Sperti, Segretario Generale UILM, ha ricordato come anche i Gruppi auto UE abbiano “le loro responsabilità per quanto fatto in passato. Vedi gli errori iniziali di Stellantis e Volkswagen, coi precedenti CEO che avevano puntato tutto sull’elettrico“.

Il presidente di Confcommercio Mobilità e Federmotorizzazione, Simonpaolo Buongiardino, ha ricondotto la crisi a una scelta politica che, a suo giudizio, ha messo ai margini l’automotive europeo. “Le reti di vendita possono commercializzare soltanto i modelli che i costruttori rendono disponibili”.

Maria Rosa Baroni, presidente di NGV Italy, ha chiesto una transizione tecnologicamente neutrale e ha annunciato per il 10 novembre a Bruxelles la presentazione di un manifesto promosso con Osservatorio, Federauto, Confartigianato e UNEM, alla presenza di europarlamentari di tutti gli schieramenti.

La Cina spazza via l’auto UE se Bruxelles non si attiva subito

RICADUTE SULLA FILIERA

Le ripercussioni si estendono all’intera filiera. Giovanni Panico, recentemente nominato direttore di Assogomma, ha ricordato il peso del comparto della gomma, che rappresenta circa 200.000 addetti e ha un legame diretto con l’automotive. Per gli pneumatici, i dazi sulle importazioni dalla Cina sono partiti a luglio, “ma i tempi di verifica sono lunghi e i flussi si stanno spostando verso altri Paesi asiatici; le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno, inoltre, aggravato i costi e la continuità delle forniture“.

IL DIBATTITO SULL’AUTO IN UE

Ricordiamo che, nel dibattito europeo sulla revisione del Regolamento UE sulle emissioni di CO₂ per le auto e i veicoli commerciali leggeri (Regolamento 2019/631), l’ipotesi di abbassare il target di riduzione delle emissioni dal 100% al 90% entro il 2035 rappresenta il cuore della trattativa politica per superare il totale “stop ai motori termici”.

Ma i tempi della discussione vanno molto per le lunghe, fra burocrazia e votazioni: occorre mettere d’accordo 27 nazioni UE nel Trilogo: operazione molto difficile, mentre la Cina vola.

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