flotta auto elettrica
Obbligo di auto elettriche alle flotte: rischio batosta per il noleggio
L'obbligo UE di auto elettriche per le grandi flotte minaccia economicamente il noleggio causa svalutazione dell'usato, burocrazia e infrastrutture carenti
L'obbligo UE di auto elettriche per le grandi flotte minaccia economicamente il noleggio causa svalutazione dell'usato, burocrazia e infrastrutture carenti
L’obbligo di auto elettriche per le flotte potrebbe rivelarsi una batosta economica e burocratica per le società di noleggio. Partiamo dalla situazione attuale: oggi, c’è il ban 2035 sul termico imposto dall’Unione Europea, ma le immatricolazioni di BEV sono insoddisfacenti, sebbene in lieve e costante aumento. Poco incisive anche le multe alle Case che non raggiungono gli obiettivi di targhe di macchine a corrente (16 miliardi l’anno in totale), col fenomeno delle km zero che mischia le carte e genera caos. Allora Bruxelles pensa a un obbligo a carico delle aziende, che dovranno comprare un certo numero di vetture a batteria entro una determinata data. Pena, multe ai Paesi dove i target non sono centrati. Idea che piace al potente gruppo verde Transport & Environment. Attenzione: quell’obbligo potrebbe valere pure per le società di noleggio, costrette ad acquistare auto elettriche, da girare poi in affitto a lungo termine ad aziende, partite IVA e privati. Se così fosse, per il noleggio questa norma potrebbe essere una stangata di natura finanziaria e amministrativa.
AUTO ELETTRICHE E FLOTTE: NOLEGGIO IN ALLARME
Come spesso accade, le proposte e le stesse normative UE non brillano per chiarezza. Si parla di obblighi a carico di “large enterprises”. Insomma, per i parchi auto consistenti: quanto consistenti, quanto larghe queste flotte? Non si sa. Ma le “large enterprises” includono anche le società di noleggio? Non si sa: può essere tutto. Per la lobby Leaseurope (federazione che rappresenta il 91% del mercato europeo del leasing e del noleggio a lungo/breve termine), sì.
SEMPRE E SOLO IMPOSIZIONI
Quando si parla di elettrico in UE, si ragiona in termini di imposizioni dall’alto, e non di libera scelta del mercato. Con l’obbligo eventuale per le flotte, i noleggiatori dovrebbero cambiare le proprie politiche. Oggi sono libere: se i clienti (aziende, partite IVA e privati) chiedono termico, benzina, diesel, PHEV, ibrido, le società di noleggio propongono quelle macchine. Vedi l’Italia, dove le ibride ricaricabili (veicoli termici) vanno fortissimo, anche per via della nuova fiscalità sul fringe benefit. Domani, con l’obbligo di BEV, ogni policy verrebbe rivoluzionata. In più, dietro ci sarebbe la pressione dei Governi che, pur di evitare le multe UE, potrebbero anche minacciare di sanzioni sia le aziende che non comprano elettrico sia le società di noleggio che non acquistano le BEV.

GUAIO ITALIA RAGIONANDO COL PIL
E come verrebbe imposta la percentuale di elettriche nelle grandi flotte? Obiettivi stabiliti in base al Prodotto Interno Lordo pro-capite. Sicché non sarebbe presa in esame una miriade di fattori, che riguardano soprattutto l’Italia se è vero, com’è vero, che siamo ultimi in fatto di auto elettriche: costo dell’energia, prezzi della ricarica, numero di colonnine, velocità (o meglio lentezza) per il pieno di elettroni, furti di rame, burocrazia che rende l’allacciamento una tortura amministrativa.
IL DRAMMATICO COLLASSO DEL VALORE RESIDUO
Inoltre, il business model del noleggio – come di certo i burocrati di Bruxelles conoscono – si regge sulla capacità di stimare con precisione il valore di un’auto al termine del contratto (36 o 48 mesi) per poi rivenderla sul mercato dell’usato. Attualmente, le auto elettriche di seconda mano soffrono di una svalutazione verticale e imprevedibile, legata alla rapida obsolescenza tecnologica delle batterie e alla mancanza di una forte domanda da parte dei privati. Obbligare i noleggiatori a ingozzare le proprie flotte di BEV significa costringerli a iscrivere a bilancio asset ad altissimo rischio di minusvalenza, con il pericolo concreto di trovarsi tra le mani migliaia di veicoli invendibili se non a prezzi stracciati. Per non parlare del noleggio a breve termine negli aeroporti o nelle località turistiche, dove spesso l’utente occasionale rifiuta l’ansia da ricarica in vacanza. I noleggiatori dovrebbero poi investire milioni di euro per dotare i propri centri di stoccaggio di infrastrutture di ricarica ad alta potenza, scontrandosi con le lungaggini burocratiche per ottenere gli allacciamenti alla rete elettrica e le relative autorizzazioni. È suggeribile cautela con questa ossessione green.