Ban termico 2035: la maggioranza degli europei dice no

Ban termico 2035: la maggioranza degli europei dice no

Il sondaggio evidenzia come la maggioranza degli automobilisti europei rifiuti lo stop ai motori termici previsto per il 2035 in Europa

 

Il sondaggio evidenzia come la maggioranza degli automobilisti europei rifiuti lo stop ai motori termici previsto per il 2035 in Europa

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13 Aprile 2026 - 14:20

Il muro contro il quale si sta scontrando la transizione ecologica verso l’auto elettrica imposta da Bruxelles non è fatto solo di ritardi infrastrutturali o di costi proibitivi per le batterie, ma di un profondo e radicato dissenso popolare che attraversa l’intero continente. I dati che emergono dalle ultime rilevazioni statistiche sono inequivocabili e descrivono una frattura netta tra le direttive comunitarie e la reale volontà dei cittadini europei. Secondo un sondaggio di Politico (6.700 consumatori interpellati in sei nazioni), il 58% dei cittadini è per il no al ban termico.

NO AL BAN TERMICO 2035: I DATI DI OGNI PAESE

In Germania, il 58% dei cittadini si dichiara apertamente contrario al divieto di vendita di nuovi veicoli a combustione interna fissato per il 2035. Questo dato è particolarmente significativo se si considera che Berlino è il cuore pulsante dell’industria automobilistica europea, nonché del Green Deal UE. In Francia, il 55% della popolazione chiede che il ban venga cancellato o quantomeno posticipato a data da destinarsi, mentre in Italia il 52% degli utenti non accetta l’idea di dover dire addio per sempre a benzina e diesel.

COSTI E INFRASTRUTTURE SONO I VERI OSTACOLI

Il rifiuto del ban non nasce da una preconcetta avversione verso l’ambiente, ma da una analisi pragmatica dei costi di gestione e delle difficoltà logistiche. Al prezzo elevato delle auto elettriche, si aggiunge la cronica carenza di colonnine di ricarica veloce in molte regioni d’Europa, che rende l’utilizzo di un’auto elettrica un’impresa per chi non dispone di un garage privato con wallbox dedicata. La percezione comune è che l’Europa stia mettendo il carro davanti ai buoi imponendo una tecnologia prima ancora di aver creato le condizioni affinché questa sia accessibile a tutti.

Molti automobilisti preferiscono tenersi stretta la propria auto a benzina o diesel piuttosto che avventurarsi nell’acquisto di un’elettrica dal futuro incerto e dal valore residuo difficile da prevedere: questo comportamento sta facendo invecchiare il parco circolante europeo ottenendo l’effetto opposto a quello sperato dalle politiche ambientali.

La maggioranza degli europei dice no al ban termico 2035

PRESSIONI DELL’INDUSTRIA E RETROMARCIA DI BRUXELLES

Il malumore dei cittadini ha trovato una sponda importante nelle associazioni di categoria come la VDA tedesca e l’ACEA che hanno iniziato a esercitare pressioni sulla Commissione Europea, che ha già fatto una parziale retromarcia. Le Case stanno affrontando una crisi di vendite senza precedenti nel segmento elettrico con una domanda che non riesce a decollare nonostante gli incentivi statali. Per questo motivo si è iniziato a parlare di una revisione della clausola del 2026 anticipandola alla fine del 2025.

In effetti l’UE potrebbe concedere una flessibilità tale da permettere la vendita di veicoli che utilizzano e-fuel o carburanti sintetici salvando di fatto il motore a scoppio dalla scomparsa definitiva. La proposta della Commissione UE prevede un obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% invece del 100% il che lascerebbe uno spazio di manovra per una quota del 10% di veicoli termici o ibridi ancora sul mercato dopo il 2035.

CONCORRENZA CINESE E RISCHIO DEINDUSTRIALIZZAZIONE

Uno dei timori più grandi espressi sia dai cittadini che dagli analisti è la consegna delle chiavi della mobilità europea alla Cina. Attualmente il 75% delle materie prime per le batterie e oltre l’80% della capacità produttiva mondiale è sotto il controllo di Pechino. Accelerare forzatamente verso l’elettrico significa aumentare la dipendenza economica da una potenza straniera distruggendo al contempo il vantaggio competitivo dell’Europa nel campo dei motori a combustione interna.

Il settore automotive rappresenta il 7% del PIL dell’Unione Europea e la perdita di know-how meccanico potrebbe tradursi in una catastrofe occupazionale. Gli elettori lo hanno capito perfettamente e il risultato dei sondaggi riflette anche la volontà di proteggere il tessuto industriale nazionale da una transizione che sembra essere stata disegnata senza paracadute sociale.

FUTURO INCERTO

Nonostante i proclami ufficiali, il futuro del ban termico 2035 appare oggi più incerto che mai. Sebbene la normativa sia stata formalmente approvata la presenza di clausole di revisione e la crescente opposizione popolare lasciano presagire cambiamenti significativi nei prossimi 2 o 3 anni. Le Case produttrici stanno già rivedendo i loro piani industriali rallentando gli investimenti sull’elettrico puro e rilanciando le motorizzazioni ibride che riscuotono molto più successo tra i consumatori. Il mercato sta dimostrando che la transizione non può essere imposta per decreto ma deve seguire i ritmi del progresso tecnologico e delle possibilità economiche reali. La maggioranza degli europei ha parlato chiaramente e il messaggio è che l’auto non deve diventare un bene di lusso riservato a pochi ma deve rimanere uno strumento di libertà accessibile a tutti.

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