Nissan: 900 licenziamenti in Europa, via il 10% della forza lavoro

Nissan: 900 licenziamenti in Europa, via il 10% della forza lavoro

Nissan conferma 900 licenziamenti in Europa (10% del personale), chiusura di magazzini a Barcellona e liquidazione delle filiali nel Nord Europa a causa della crisi

 

Nissan conferma 900 licenziamenti in Europa (10% del personale), chiusura di magazzini a Barcellona e liquidazione delle filiali nel Nord Europa a causa della crisi

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6 Maggio 2026 - 14:00

La giapponese Nissan conferma le indiscrezioni del Financial Times: in Europa, licenzia circa il 10% della forza lavoro, con l’obiettivo di tagliare 900 posizioni su 9.300. Non una sorpresa, perché la Casa nipponica va malissimo da anni e 12 mesi fa l’amministratore delegato Ivan Espinosa aveva annunciato il piano drastico. Scatteranno inoltre la chiusura parziale del magazzino ricambi di Barcellona, e verranno liquidate le filiali nei mercati del Nord Europa.

LICENZIAMENTI NISSAN: PARLA LA CASA

“Nell’ambito del piano di ripresa Re:Nissan, abbiamo intrapreso azioni decisive per migliorare le prestazioni e creare un’azienda più snella e resiliente, in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato“. Come parte di questo approccio, annuncia la Casa nipponica, c’è “un dialogo coi dipendenti europei al fine di semplificare le strutture, ridurre la complessità e garantire un’operatività sostenibile e redditizia“.

La crisi Nissan non si limita a una semplice riduzione del personale, ma riflette una trasformazione più profonda dell’industria automobilistica globale. Il taglio di 900 posti di lavoro su 9.300 rappresenta una percentuale significativa del 10% della forza lavoro, ma il dato più allarmante è la chiusura parziale del magazzino ricambi di Barcellona e la liquidazione delle filiali nei mercati del Nord Europa.

Questa mossa dimostra quanto sia urgente per l’azienda giapponese riorganizzare la propria catena di approvvigionamento e la propria rete di vendita per contenere i costi operativi. Il piano di ripresa, denominato “Re:Nissan”, punta a creare una struttura più snella e resiliente, capace di adattarsi alle repentine fluttuazioni della domanda. Tuttavia, i sindacati e i lavoratori europei guardano con preoccupazione a queste misure, temendo che possano essere solo il primo passo di un ridimensionamento ancora più drastico. La sfida per il management sarà capire se sia possibile rilanciare la produzione locale senza dover ricorrere a ulteriori tagli o, in alternativa, se lo stabilimento possa diventare un asset appetibile per investitori esterni interessati al mercato britannico ed europeo.

SUNDERLAND, DESTINO INCERTO

Per adesso, la storica fabbrica britannica di Sunderland è salva: zero licenziamenti tra i 6.000 addetti (già ridotti di 250 unità nel 2025). Ma il problema resta: qui si producono Qashqai, Juke e Leaf, che vengono vendute poco. Si lavora al 50% della capacità produttiva. Sembrano passati mille anni da capolavori termici come Micra e Primera: che patrimonio buttato alle ortiche!

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CINA, L’APPETITO VIEN ELETTRIFICANDO

Profittando con intelligenza della fallimentare transizione elettrica dell’Europa, GB inclusa, la Cina fa shopping qui da noi: può comprare a poco e arricchirsi. Si parla di Chery, proprietaria dei marchi Omoda e Jaecoo, colosso in forte crescita sul mercato britannico e con ambizioni notevoli in UE, anche per aggirare i dazi di Bruxelles sulle elettriche: Sunderland farebbe davvero comodo. Povero Vecchio Continente, che… scossa automotive sta subendo.

Mentre i marchi tradizionali affrontano difficoltà strutturali, i produttori cinesi continuano a espandersi nel Vecchio Continente, sfruttando le incertezze legate alla transizione elettrica. L’acquisizione o la collaborazione strategica con stabilimenti come quello di Sunderland permetterebbe ai gruppi cinesi di aggirare i dazi imposti da Bruxelles sui veicoli elettrici, garantendo una presenza diretta sul territorio. Questa dinamica evidenzia il cambiamento negli equilibri di potere all’interno del mercato automobilistico globale, dove la competitività economica si unisce a manovre geopolitiche complesse.

RIDEFINIZIONE DEGLI ASSETTI

La ristrutturazione di Nissan in Europa si inserisce in un quadro di profonda ridefinizione degli assetti produttivi e commerciali del settore automobilistico. L’evoluzione del mercato europeo impone alle Case automobilistiche tradizionali un ripensamento radicale dei propri modelli di business, spesso scontrandosi con la rigidità dei costi fissi e con una domanda interna che stenta a recuperare i volumi pre-crisi. La decisione di liquidare le filiali nei mercati del Nord Europa e di ridimensionare le operazioni logistiche dimostra quanto sia diventato complesso mantenere una presenza capillare in un’area in cui i margini di profitto si sono drasticamente ridotti. Allo stesso tempo, il crescente interesse dei costruttori asiatici per gli stabilimenti europei evidenzia una strategia di espansione che punta a superare le barriere doganali attraverso investimenti diretti e acquisizioni strategiche.

IL NODO DELLE COMPETENZE

Questo fenomeno potrebbe ridisegnare la mappa della produzione automobilistica nel Vecchio Continente, portando a una maggiore concentrazione delle attività su poli produttivi altamente specializzati e competitivi. Il successo o il fallimento di queste manovre dipenderà dalla capacità del management di integrare tecnologie all’avanguardia e di rispondere con tempestività alle nuove esigenze dei consumatori, che richiedono veicoli sempre più connessi, accessibili e sostenibili. Rimane tuttavia il nodo delle competenze tecniche e della manodopera qualificata, un patrimonio industriale che rischia di essere disperso se le istituzioni europee non adotteranno politiche di sostegno e riconversione adeguate.

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