Chery cerca alleati europei anti dazi auto elettriche: se fosse Stellantis? Chery Automobile

Chery cerca alleati europei anti dazi auto elettriche: se fosse Stellantis?

Mentre Chery inaugura a Barcellona il polo operativo e di ricerca, punta a partnership strategiche (anche con Stellantis?) per produrre in Europa aggirando dazi

 

Mentre Chery inaugura a Barcellona il polo operativo e di ricerca, punta a partnership strategiche (anche con Stellantis?) per produrre in Europa aggirando dazi

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13 Aprile 2026 - 18:25

L’offensiva del colosso cinese Chery nel cuore dell’industria automobilistica europea accelera: apre un centro operativo in Spagna e cerca alleati pesanti per stabilizzare la sua presenza produttiva (dice la Reuters) e per aggirare i dazi anti auto elettriche Made in China (spiega Milano Finanza). Con un partner che potrebbe essere Stellantis, o magari Renault.

BARCELLONA DIVENTA IL CUORE OPERATIVO DI CHERY

In Spagna il gruppo automobilistico cinese che ha scelto Cornellà de Llobregat, nell’area metropolitana di Barcellona, per stabilire il suo primo centro operativo regionale all’estero. Questa struttura è una piattaforma centrale che integra gestione operativa, conformità normativa, finanza e coordinamento della catena di fornitura.

L’obiettivo dichiarato da Zhu Shaodong, CEO di Chery Europe, è operare secondo il principio “in Europa, con l’Europa, per l’Europa“. L’industria automobilistica globale “sta attraversando una profonda trasformazione verso le nuove energie, la mobilità intelligente e la sostenibilità. Chery Auto continuerà a perseguire percorsi tecnologici diversificati, basati sulle reali esigenze del mercato, ponendo al contempo un’enfasi significativa sulla protezione dei dati, la privacy, la conformità e la sostenibilità, in linea con gli standard europei“, cercando di abbattere le barriere  culturali dei consumatori del Vecchio Continente.

LA STRATEGIA PER AGGIRARE I DAZI SULLE ELETTRICHE

L’Unione Europea ha imposto tariffe pesanti sulle importazioni di veicoli elettrici dalla Cina, costringendo i produttori asiatici a ripensare completamente il loro modello di business. Per Chery, la soluzione risiede nella produzione locale. Sfruttando la joint venture con la spagnola Ebro e il recupero dell’ex fabbrica Nissan di Barcellona, il gigante punta a produrre 150.000 veicoli annui entro il 2029.

L’assemblaggio dei modelli Omoda 5 e Jaecoo 7 passerà progressivamente dal sistema a kit (SKD) alla produzione a ciclo completo (CKD), un passaggio tecnico necessario per poter etichettare le auto come “Made in Europe” e neutralizzare così l’impatto dei dazi. Questo approccio industriale è supportato da investimenti superiori ai 100 milioni di euro per modernizzare le linee di saldatura e verniciatura, creando oltre 1.000 posti di lavoro altamente qualificati.

Omoda e Jaecoo

IL POSSIBILE ASSE CON STELLANTIS E I GRUPPI OCCIDENTALI

La caccia di Chery a nuovi partner occidentali non è più un segreto. Un’alleanza con Stellantis permetterebbe a Chery di saturare la capacità produttiva di impianti europei sottoutilizzati, mentre l’azienda guidata da Antonio Filosa potrebbe integrare nella propria offerta modelli competitivi a costi ridotti.

La partnership con DHL Supply Chain in Francia e nel Regno Unito per la logistica dei ricambi dimostra che il gruppo è già pronto a gestire volumi massicci e reti di distribuzione efficienti anche a livello di ricambi, come peraltro appurato da SICURAUTO.it nella sua recente inchiesta sui brand emergenti. D’altra parte, le cose funzionano già alla perfezione per quanto riguarda la cooperazione fra il gruppo franco-italo-statunitense e la cinese Leapmotor.

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