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MG sceglie la Spagna per produrre in Europa: Italia ancora fuori gioco
MG sceglie la Spagna per aprire un nuovo stabilimento, rafforzando la sua presenza in Europa. Italia ancora una volta a bocca asciutta
MG sceglie la Spagna per aprire un nuovo stabilimento, rafforzando la sua presenza in Europa. Italia ancora una volta a bocca asciutta
MG torna “quasi” a casa. Lo storico marchio britannico, ormai da tempo di proprietà della cinese SAIC Motor, aprirà presto uno stabilimento in Spagna, tornando dunque a produrre in Europa anche se non nella natia Gran Bretagna. L’obiettivo è produrre direttamente nel Vecchio continente le vetture destinate ai clienti europei, rafforzando la presenza industriale del costruttore e riducendo la dipendenza dalle importazioni, anche nell’ottica di aggirare i dazi UE.
LA GALIZIA DIVENTA L’HUB EUROPEO DI MG
Come riporta anche Repubblica, MG ha dato dunque il via libera alla costruzione di un nuovo impianto all’avanguardia in Galizia. Questa scelta non è casuale: la regione offre un ecosistema logistico e portuale di prim’ordine, essenziale per la distribuzione dei veicoli su scala continentale. Inoltre il suo porto strategico garantisce collegamenti efficienti con il Regno Unito, principale piazza di MG in Europa.
L’investimento massiccio di SAIC Motor mira a bypassare le crescenti tensioni commerciali e i potenziali dazi sulle importazioni dalla Cina, garantendo al contempo una maggiore velocità di consegna e una personalizzazione dei modelli più vicina ai gusti dei consumatori europei. L’impianto spagnolo non sarà solo una linea di assemblaggio, ma un centro tecnologico che creerà migliaia di posti di lavoro, consolidando la Spagna come il secondo produttore di auto in Europa dopo la Germania.
OLTRE 2.000 NUOVI POSTI DI LAVORO
L’investimento annunciato è di 200 milioni di euro. La produzione partirà nel 2028 con una capacità annua fino a 120.000 veicoli, tra modelli full electric e ibridi. Secondo fonti ufficiali, il nuovo stabilimento creerà oltre 2.000 posti di lavoro diretti e dell’indotto, trasformando una regione tradizionalmente legata alla cantieristica navale in un polo automotive moderno. Come detto, il nuovo sito spagnolo sarà affiancato da attività di sviluppo tecnologico focalizzate sulle batterie di nuova generazione, sui sistemi di mobilità intelligente e sulle soluzioni energetiche sostenibili.
PERCHÉ GLI INVESTITORI NON SCELGONO MAI L’ITALIA?
Quindi MG ha scelto la Spagna per la sua fabbrica europea e questo significa che per l’ennesima volta l’Italia è rimasta a bocca asciutta. Nonostante i ripetuti tavoli tecnici, le missioni diplomatiche e le indiscrezioni che ciclicamente vedono l’Italia come meta prediletta per i giganti dell’automotive cinese (da Chery a BYD, fino alla stessa MG), il risultato finale rimane invariato: gli investimenti scelgono altre rotte. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha più volte cercato di attrarre un secondo grande produttore per affiancare Stellantis (e raggiungere l’ambizioso obiettivo di produrre 1 milione di veicoli all’anno nel nostro Paese), ma finora l’appello è sempre caduto nel vuoto. Mentre Ungheria, Polonia e ora Spagna raccolgono i frutti di politiche industriali coraggiose, l’Italia resta alla finestra, vedendo sfumare opportunità di rilancio per un settore che rappresenta una colonna portante del PIL nazionale.
Le ragioni dietro l’ennesimo “no” all’Italia sono molteplici e complesse. In primo luogo, pesa il costo dell’energia, sensibilmente più alto rispetto ai partner europei, un fattore critico per impianti ad alta intensità produttiva. Segue la cronica lentezza della burocrazia italiana: i tempi per le autorizzazioni e la certezza del diritto sono variabili che gli investitori esteri monitorano con estremo rigore. Inoltre, la Spagna offre incentivi statali più snelli e un costo del lavoro che, pur tutelato, risulta più competitivo nel lungo periodo. Infine, la mancanza di una strategia nazionale integrata sulla mobilità elettrica e l’assenza di una rete di componentistica già orientata esclusivamente alle nuove tecnologie scoraggiano chi, come i cinesi, punta tutto sull’elettrificazione totale.
