Mercedes, lavorare di più a parità di stipendio: idea anti crisi
Il presidente della sorveglianza di Mercedes, Martin Brudermüller, propone il ritorno alle 40 ore, con un salario identico: obiettivo, competere meglio contro i cinesi
Il presidente della sorveglianza di Mercedes, Martin Brudermüller, propone il ritorno alle 40 ore, con un salario identico: obiettivo, competere meglio contro i cinesi
Si arroventa la polemica sulla crisi automotive in Germania: Martin Brudermüller, presidente del Consiglio di sorveglianza di Mercedes-Benz, ha infatti proposto agli addetti di lavorare di più, ma con lo stipendio identico. L’idea è di ripristinare la settimana lavorativa di 40 ore contro le 35 ore attuali, riporta l’Handelsblatt.
In questo modo, è la tesi, si avrebbero maggiori possibilità di uscire dal tunnel in cui il costruttore si è infilato a causa di numerosi motivi, riassumibili in uno: la corsa all’auto elettrica, imposta dall’UE col Green Deal 2019 e il ban termico 2035. Una gara che vede la Cina stravincere, grazie a una superiorità tecnologica indiscutibile. L’inverso di quanto accadeva prima, quando l’Europa primeggiava coi motori a combustione a benzina e diesel.
MERCEDES E LE 35 ORE: COSA SUCCEDE
Va premesso che le 35 ore nel Paese teutonico sono un pilastro perché rappresentano un compromesso storico tra produttività, occupazione e stabilità sociale. La riduzione dell’orario non è stata solo una conquista sindacale, ma anche uno strumento per evitare licenziamenti nelle fasi di recessione: invece di ridurre il personale, si è ridotto il tempo di lavoro, distribuendo l’occupazione.
Inoltre, le 35 ore hanno contribuito a mantenere alta la qualità del lavoro, riducendo burnout e turnover, e sono state compensate da alta produttività oraria, tipica dell’industria tedesca, rafforzando la cooperazione tra imprese e sindacati, uno dei cardini del modello tedesco. Se oggi qualcuno propone di tornare a 40 ore a salario invariato, si tocca l’equilibrio tra competitività e modello sociale.
PALETTI SACRI SULLE ORE DI LAVORO
La legislazione vigente impone paletti molto rigidi per la tutela della salute dei dipendenti. La giornata lavorativa ordinaria non può superare le otto ore, estendibili a 10 soltanto a patto che la media complessiva venga compensata nel corso dell’anno. Altresì, la normativa impone un riposo minimo continuativo di 11 ore tra i turni, derogabile a 10 ore esclusivamente in comparti specifici e ad alta intensità assistenziale, come le strutture ospedaliere, i trasporti pubblici e i servizi di ristorazione, contesti in cui la continuità del servizio risulta essenziale.

UN’EQUAZIONE PARTICOLARE: PIÙ LAVORI E PIÙ SEI SANO
Per Brudermüller, “senza un orario prolungato, il nostro sistema non è finanziariamente sostenibile”. Lavorare più a lungo contribuirebbe inoltre a mantenersi sani e attivi in età avanzata, perché l’occupazione “conferisce alle persone struttura, partecipazione e uno scopo nella vita”. Si tratta quindi di un’argomentazione che si sviluppa su un piano sia sociologico sia sanitario.
DISCUSSIONI SCOTTANTI
Se ne riparlerà presto, durante il prossimo e imminente ciclo di trattative contrattuali previsto in autunno. Stando a Brudermüller, il lavoro in Germania ha raggiunto costi tariffari troppo elevati, erodendo i margini storici di profitto, con ricadute anche per Mercedes. Il sistema tedesco non gode più di nessun vantaggio competitivo in termini di efficienza o rendimento rispetto ai concorrenti asiatici più aggressivi.
Per colmare tale divario, l’unica soluzione considerata politicamente e socialmente applicabile è l’incremento delle ore prestate a parità di retribuzione, poiché una contrazione lineare dei salari risulterebbe impraticabile e dannosa per i consumi interni.
Il tutto è peggiorato da un costo dell’energia spaventoso a Berlino e dintorni, in coincidenza sia con le politiche verdi sia con la rinuncia parziale e progressiva al gas russo a basso costo e di alta qualità. L’automotive e il comparto dell’industria pesante locale, caratterizzati da consumi energetici estremamente elevati, stanno affrontando una situazione drammatica e inedita. Di qui, la retromarcia del centrosinistra tedesco al Governo, col no tardivo al ban termico.
NAZIONE SPACCATA IN DUE
Se da un lato le associazioni datoriali spingono per una deregolamentazione parziale a favore di una maggiore flessibilità organizzativa, i sindacati respingono fermamente qualunque ipotesi di aumento delle ore di lavoro. L’impressione è che sulla questione la Germania automotive rischi di incendiarsi.