Mercato auto elettriche: in Europa corre e in Italia no, ecco perché

Mercato auto elettriche: in Europa corre e in Italia no, ecco perché

L’Europa cresce nelle auto elettriche grazie alle politiche UE, mentre l’Italia resta ultima tra i Major Market per una sequela di ragioni

 

L’Europa cresce nelle auto elettriche grazie alle politiche UE, mentre l’Italia resta ultima tra i Major Market per una sequela di ragioni

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25 Settembre 2026 - 10:12

Italia a passo di lumaca in tema di auto elettriche nuove, mentre molti Paesi dell’UE avanzano a ritmo sostenuto: è quanto emerge dai dati di agosto 2026. Prima di analizzare i motivi della lentezza della nostra nazione in tema di BEV, serve la foto della situazione scattata dai numeri. In Europa, nell’ottavo mese, vendite di tutte le vetture (termiche incluse) a 832.637 immatricolazioni e +5,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il Belpaese mantiene l’ultima posizione per auto ricaricabili rispetto ai Major Market, con il 18,5% complessivo (elettriche BEV al 6,4% e ibride ricaricabili PHEV al 12,1%). Resta ampio il divario rispetto a Regno Unito, Francia, Germania e Spagna, spiega l’Unrae. Il ritardo sta soprattutto qui: una quota BEV pari a meno di un terzo della media europea calcolata al netto del nostro Paese.

AUTO ELETTRICA: ITALIA ULTIMA FRA I GRANDI, ECCO I MOTIVI

La transizione dell’Italia verso l’auto elettrica procede molto lentamente soprattutto per cinque fattori, a nostro avviso.

  1. Strategie di incentivo discontinue. L’attesa prolungata per l’attivazione dei bonus statali e la loro rapida polverizzazione nel corso degli anni hanno generato un “effetto attesa” permanente nei consumatori, bloccando il mercato degli acquisti privati per lunghi periodi.
  2. Auto elettrica vista come troppo cara. Il reddito medio disponibile nel Paese fatica a sostenere il prezzo d’acquisto iniziale dei veicoli BEV, ancora percepiti come un bene di fascia alta. La ridotta penetrazione delle flotte aziendali elettrificate contribuisce a limitare la successiva creazione di un mercato dell’usato accessibile.
  3. Infrastruttura di ricarica disomogenea. Nonostante la crescita dei punti di ricarica pubblici, la loro distribuzione sul territorio nazionale resta fortemente sbilanciata a favore del Nord. La carenza di colonnine ad alta potenza (ultra-fast) lungo la rete autostradale e la scarsità di garage privati nelle grandi città alimentano la cosiddetta range anxiety tra gli automobilisti. Senza contare le colonnine disattivate “in eterno” per motivi burocratici e i ladri di rame.
  4. Fiscalità d’impresa sfavorevole. L’Italia applica regole di deducibilità fiscale sui veicoli aziendali meno vantaggiose, frenando l’adozione delle auto a zero emissioni nel settore corporate, che rappresenta il vero motore della transizione elettrica in Europa.
  5. Incertezza. Il dibattito pubblico e le continue revisioni delle scadenze europee instillano nei potenziali acquirenti il timore di una rapida svalutazione del mezzo, spingendoli verso motorizzazioni tradizionali o ibride non ricaricabili.

AUTO ELETRICA: QUALI PROSPETTIVE

L’Electrification Action Plan promuove l’elettrificazione della mobilità attraverso agevolazioni fiscali per le auto aziendali e tempi di ammortamento più brevi, dice l’Unrae. Entro fine 2026 è attesa una raccomandazione sugli incentivi ai veicoli a zero emissioni, a sostegno del rinnovo del parco e della sicurezza energetica europea.

Gli orientamenti della Commissione di agosto precisano i termini per l’estensione della clausola di salvaguardia nazionale alle misure di sicurezza energetica, con margini di flessibilità fino al 2028 che possono favorire l’elettrificazione dei trasporti.

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LEGGE BILANCIO 2027 E AUTO ELETTRICA: CHE OCCASIONE 

La proposta congiunta del settore automotive italiano per la revisione della fiscalità delle flotte aziendali potrebbe consentire l’immatricolazione di circa 400.000 veicoli a zero e basse emissioni nel triennio 2027-2029, a fronte di un impegno finanziario stimato in 515 milioni di euro. Se ne riparla nella legge Bilancio 2027, in discussione in questi giorni.

Infine, la mancanza di una gigafactory nazionale pienamente operativa e integrata (a Termoli è tutto bloccato) rallenta ulteriormente l’autonomia industriale del Paese, esponendo il mercato italiano a fluttuazioni di prezzo imprevedibili.

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