Limite auto ibride cinesi in UE: come stanno davvero le cose?

Limite auto ibride cinesi in UE: come stanno davvero le cose?

Sull’asse Bruxelles-Pechino va in scena l’ennesimo capitolo della complessa partita commerciale legata all’automotive: al centro, le ibride

 

Sull’asse Bruxelles-Pechino va in scena l’ennesimo capitolo della complessa partita commerciale legata all’automotive: al centro, le ibride

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12 Ottobre 2026 - 09:38

Attraverso i propri canali ufficiali su X, Bruxelles ha fatto sapere di aver raggiunto un accordo preciso per frenare i flussi di importazione: un’intesa strutturata per dimezzare l’export di auto ibride dalla Cina, fissando un tetto massimo annuo di 350.000 unità. Per la Commissione Europea si tratterebbe di un risultato diplomatico e industriale straordinario, pensato per tutelare i costruttori europei e riequilibrare la bilancia commerciale, evitando che il mercato continentale venga sommerso da modelli altamente competitivi sul fronte del prezzo. La risposta di Pechino? Nessun trionfalismo, nessuna conferma di accordi immediati vincolanti o tetti rigidi scritti sulla pietra. Per la Cina, i colloqui svolti finora rappresentano soltanto una fase preliminare di un dialogo ancora lungo e aperto, lontano dal potersi definire risolto o formalizzato in parametri numerici precisi.

LIMITE AUTO IBRIDE CINESI: PARTITA DELICATA

Per ora, di sicuro ci sono i dazi UE sulle elettriche cinesi: extra tasse che hanno avuto poco successo, non riuscendo a stoppare il Dragone. L’altra certezza è che le esportazioni cinesi di auto ibride verso i 27 Paesi membri dell’UE sono triplicate raggiungendo i 7,5 miliardi di dollari nel primo semestre di quest’anno, rispetto ai 2,5 miliardi di dollari dell’anno precedente, secondo i dati della dogana cinese: la cifra è quasi nove volte superiore agli 845 milioni di dollari esportati nell’intero 2021.

Da quando l’UE ha imposto dazi aggiuntivi sugli EV prodotti in Cina nel 2024, i costruttori cinesi si sono rivolti sempre più alle ibride plug-in, che sono esenti dalle tariffe extra. Le infrastrutture di ricarica deboli in alcune parti d’Europa hanno inoltre sostenuto la domanda di ibride plug-in, commercializzate per la loro elevata autonomia e per i bassi consumi di carburante.

SAIC, BYD e Chery hanno rappresentato oltre il 90% del volume di vendite di auto ibride cinesi nell’UE, mentre le macchine a doppio motore hanno costituito più della metà delle loro vendite europee. Di qui la pressione della Germania per i dazi sulle PHEV.

ASCESA CINESE

BYD, il più grande esportatore cinese di veicoli ibridi in Europa, ha venduto più ibride plug-in che modelli completamente elettrici nei primi otto mesi dell’anno, con il suo SUV Seal U risultato il modello più venduto, secondo i dati raccolti da Li.

Insieme a Chery, SAIC e Geely, l’azienda ha ridotto il divario con Volkswagen, che deteneva ancora una quota del 31,8% del mercato delle ibride plug-in nell’UE.

Limite auto ibride cinesi in UE, come stanno davvero le cose?

MANCANO NUMERI PRECISI

L’8 e il 9 ottobre il Commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic ha incontrato a Pechino il ministro cinese Wang Wentao. Il delegato UE ha dichiarato venerdì che l’accordo ridurrà le importazioni di “diversi milioni di auto nell’arco di quattro anni“.

Da capire se il riferimento è sulle importazioni attuali, o sulle proiezioni delle esportazioni cinesi nei prossimi quattro anni in assenza di nuove restrizioni.

Il ministero del Commercio cinese ha detto oggi che l’intesa consentirà una continua crescita delle esportazioni e garantirà alla Cina una quota non inferiore a quella concessa a qualsiasi altra fonte di importazione.

“Le regole di attuazione, i tetti sui volumi, i prezzi minimi e le deroghe sono ancora oggetto di negoziazione tecnica”, hanno affermato gli analisti di Citi, come riporta la Reuters.

PARTITA LUNGHISSIMA

Insomma, siamo solo al calcio d’inizio della partita. La trattativa fra Bruxelles e Pechino è molto più ampia: comprende le terre rare e i magneti permanenti, indispensabili per motori elettrici, elettronica, batterie e applicazioni industriali di varia natura.

Chissà poi se Germania e Francia, sulla scorta del mezzo flop dei dazi BEV, saranno soddisfatte di questa specie di pre accordo, o non vogliano bannare del tutto l’export di PHEV cinesi. Se ne ridiscuterà.

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