Limite export ibride cinesi in UE: Pechino risponde con i dazi?

Limite export ibride cinesi in UE: Pechino risponde con i dazi?

Prima Bruxelles ha "inviato" un ultimatum alla Cina, cercando di imporre un limite alle ibride in UE, poi Pechino ha risposto per le rime, minacciando altri dazi

 

Prima Bruxelles ha "inviato" un ultimatum alla Cina, cercando di imporre un limite alle ibride in UE, poi Pechino ha risposto per le rime, minacciando altri dazi

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21 Settembre 2026 - 09:52

Si inasprisce la guerra commerciale automotive fra UE e Cina. A gettare benzina sul fuoco è stata Bruxelles: il 17 settembre, ha lanciato un avvertimento a Pechino per evitare che il mercato automobilistico continentale venga travolto dall’espansione dei marchi orientali, imponendo una stretta sull’export di auto ibride, specie le plug-in (come quelle di BYD, che hanno un grande successo). Obiettivo, fissare un limite massimo del 15% per la quota di mercato delle vetture a doppio motore cinesi nel Vecchio Continente per dimezzare la loro presenza attuale. Con una “minaccia“: in caso di no della superpotenza asiatica, i funzionari europei avrebbero pensato a dazi sulle PHEV (di cui si parla da tempo), in aggiunta a quelli sulle elettriche del 2024. Nelle scorse ore, la risposta perentoria del Dragone, che monitorerà da vicino le azioni dell’UE contro l’industria dei veicoli del Paese e adotterà misure per tutelare i diritti e gli interessi delle imprese cinesi, dice la Reuters. Insomma, controdazi orientali per le nuove possibili tasse europee.

DAZI UE SULLE IBRIDE CINESI: LA RISPOSTA DI PECHINO

Ci auguriamo che l’UE rispetti i propri impegni a favore dell’apertura del mercato e del libero scambio. E che si attenga alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, fornendo un ambiente aziendale equo, giusto e non discriminatorio per le imprese di tutti i Paesi“, la replica di Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Esteri cinese, durante una conferenza stampa ordinaria.

I cosiddetti limiti volontari alle esportazioni violano gravemente le regole del commercio mondiale e vanno contro le dinamiche dell’economia di mercato e i princìpi della libera concorrenza. La Cina si oppone fermamente a tutto questo“, l’aggiunta.

IL FRONTE CINESE: SOVRACCAPACITÀ INTERNA E SPINTA RECORD SULLE ESPORTAZIONI

Per comprendere appieno le tensioni commerciali con l’Unione Europea e l’ipotesi di contingentamenti o dazi sulle vetture cinesi, occorre analizzare la struttura industriale dell’automotive all’interno dei confini della Cina.

Nel mercato automobilistico più grande del mondo si sta consumando una trasformazione rapida e spietata, caratterizzata da una sovraccapacità produttiva strutturale che sta spingendo i costruttori locali a cercare sbocchi strategici all’estero, trasformando l’Europa nel principale target delle loro flotte merci.

L’industria dell’auto cinese conta decine di marchi attivi, tra colossi statali, conglomerati privati emergenti e startup nate nell’era della transizione ecologica. Per conquistare quote di mercato e garantire la propria sopravvivenza, i produttori hanno innescato una guerra dei prezzi senza precedenti.

Limite export ibride cinesi in UE, Pechino risponde coi dazi?

IL PROFITTO NEL MIRINO: ALL’ESTERO

In Cina c’è quindi una corsa al ribasso dove l’aumento della produzione e della concorrenza porta a un’erosione progressiva dei margini di profitto per quasi tutti i player coinvolti. Per sostenere volumi elevati e mantenere attivi gli impianti, i costruttori sono costretti ad aggiornare continuamente i listini, offrendo modelli sempre più ricchi di dotazioni tecnologiche a prezzi di listino inferiori a quelli della generazione precedente.

Questo surplus produttivo genera costi fissi enormi che possono essere ammortizzati solo saturando le linee di montaggio. Quando la domanda interna non è più sufficiente ad assorbire l’intero output delle fabbriche, l’unica via d’uscita commerciale diventa l’esportazione verso mercati solventi.

In pochi anni la Cina è passata dall’essere un mercato focalizzato sul soddisfacimento della domanda interna a diventare il primo esportatore mondiale di auto, superando nazioni dalla storica tradizione automobilistica come il Giappone e la Germania.

CINA ALLA CONQUISTA DELL’UE

I porti di partenza cinesi lavorano a ritmi record, supportati da una flotta crescente di navi cargo commissionate o gestite direttamente dai grandi gruppi automobilistici cinesi. Il flusso costante di bisarche e container punta verso regioni dove i veicoli possono essere posizionati a prezzi competitivi mantenendo margini di guadagno decisamente più interessanti rispetto a quelli realizzati in patria.

L’alternativa, con tempi più lunghi, è produrre direttamente in UE: vedi BYD in Ungheria. Altri cinesi puntano la Spagna, dove il costo dell’energia è basso. Si annuncia una battaglia ancora più lunga e complessa dell’attuale fra UE e Cina.

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