Dazi UE auto ibride plug-in cinesi: Berlino pressa Bruxelles

Dazi UE auto ibride plug-in cinesi: Berlino pressa Bruxelles

La Germania sollecita l'Unione Europea a introdurre dazi sulle auto ibride plug-in cinesi, per proteggere l'industria automobilistica tedesca dalla concorrenza considerata sleale e dai sussidi statali di Pechino

 

La Germania sollecita l'Unione Europea a introdurre dazi sulle auto ibride plug-in cinesi, per proteggere l'industria automobilistica tedesca dalla concorrenza considerata sleale e dai sussidi statali di Pechino

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4 Settembre 2026 - 13:19

Berlino chiede a Bruxelles dazi sulle ibride plug-in fatte in Cina ed esportate nel Continente: barriere da sommare a quelle per elettriche del Dragone. Le PHEV sono finora rimaste soggette unicamente alla tariffa di importazione standard del 10%: questo scenario ha permesso ai produttori orientali di incrementare in modo esponenziale le spedizioni di modelli ibridi ricaricabili verso i Paesi UE, conquistando quote di mercato rilevanti e offrendo vetture con listini altamente competitivi rispetto alla produzione locale. Di fronte a questa dinamica, la SPD – partito di Governo in terra teutonica – e le forze di maggioranza hanno sollecitato la Commissione Europea affinché acceleri l’applicazione di dazi anti-dumping (presunta concorrenza sleale) e anti-sussidio anche sui veicoli ibridi plug-in. La posizione tedesca segna un cambio di passo sostanziale rispetto alla prudenza del passato, dettato dalle difficoltà dell’industria automobilistica nazionale ed europea, dice Bloomberg.

DAZI UE SULLE IBRIDE PLUG-IN: CINA TROPPO FORTE

I vertici dei principali Gruppi automotive continentali sostengono costi di produzione più elevati (vedi Volkswagen) e ad affrontare standard normativi stringenti. Berlino chiede quindi a Bruxelles un intervento deciso per ripristinare condizioni di concorrenza adeguate e tutelare la filiera industriale dell’auto.

La stretta sollecitata da Berlino rischia di accendere un nuovo e violento scontro commerciale con la Cina. Pechino ha già espresso profonda scontento per le barriere tariffarie imposte sulle vetture elettriche, considerando l’estensione dei dazi alle ibride plug-in come un’ulteriore misura protezionistica volta a frenare l’espansione tecnologica ed economica delle proprie aziende in Europa.

UN DRAGONE INARRESTABILE NELL’AUTOMOTIVE

Il Governo cinese rigetta con fermezza l’accusa di concorrenza sleale, sostenendo che la competitività dei propri modelli sia il risultato di fortissimi investimenti nella ricerca, nell’innovazione e nell’efficienza della catena di fornitura, e non di semplici aiuti di Stato.​ Da Pechino filtrano avvertimenti di possibili ritorsioni commerciali: le autorità cinesi potrebbero infatti introdurre contromisure mirate.

Un’ulteriore escalation rischia di ripercuotersi sui settori agroalimentare e industriale europei, esponendo le imprese del Continente a pesanti contraccolpi ed ostacolando le cooperazioni internazionali indispensabili per la transizione energetica.

Dazi UE auto ibride plug-in cinesi, Berlino pressa Bruxelles

PROSPETTIVE PER L’AUTOMOTIVE EUROPEO: CORTOCIRCUITO IN AGGUATO

L’ipotesi di estendere i dazi anche alle ibride ricaricabili evidenzia il profondo cortocircuito della politica industriale europea, stretta tra l’ambizione del Green Deal auto elettrica e le rigidità del proprio impianto normativo. Qualora Bruxelles decida di assecondare il pressing di Berlino, la misura offrirà un temporaneo scudo ai costruttori del Continente, ma rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio per i consumatori finali, privati di un’alternativa accessibile verso la mobilità a basse emissioni.

Senza un parallelo ed effettivo piano di rilancio per la competitività della filiera europea – basato su costi energetici ridotti, infrastrutture adeguate e una revisione pragmatica dei vincoli ambientali -, l’innalzamento di nuove barriere doganali non basterà a colmare il divario strutturale accumulato nei confronti dei colossi orientali.

IL CONSUMATORE PAGA TUTTO

Coi dazi anti Cina, il consumatore paga auto più care, e il passaggio alla mobilità verde rallenta. Applicare dazi per frenare l’avanzata di chi si dimostra più forte e organizzato rischia di trasformare il libero mercato in un sistema a geometria variabile, dove le regole cambiano non appena la produzione occidentale entra in sofferenza. Dopo lo tsunami di tagli nell’automotive in atto e in arrivo, il futuro dell’auto in UE resta incerto.

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