Leapmotor: cavallo di Troia cinese per l’elettrico Stellantis in Europa?

Leapmotor: cavallo di Troia cinese per l’elettrico Stellantis in Europa?

La partnership strategica Leapmotor-Stellantis consente l’importazione di veicoli economici per rispettare i severi limiti europei sulle emissioni di anidride carbonica

 

La partnership strategica Leapmotor-Stellantis consente l’importazione di veicoli economici per rispettare i severi limiti europei sulle emissioni di anidride carbonica

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4 Giugno 2026 - 14:43

Stellantis sfrutta la partnership strategica con la Casa cinese Leapmotor per raggiungere due obiettivi chiave sul mercato europeo: ridurre i costi dei veicoli elettrici ed evitare le pesanti sanzioni dell’Unione Europea sulle emissioni di CO₂. Il Gruppo guidato da Antonio Filosa, fa notare Autonews, è in grado di conteggiare i mezzi a zero emissioni della società asiatica all’interno della propria flotta europea immatricolata. Questo abbassa la media complessiva di emissioni di CO₂ del colosso euroamericano, permettendo di rispettare i severi target UE ed evitare multe (pari a 95  per ogni grammo di CO₂ in eccedenza per veicolo). Risorse da conservare e impiegare in altro modo.

PREZZI LEAPMOTOR PER SFONDARE IN UE

L’accordo consente a Stellantis di accedere alle piattaforme, alle batterie e ai componenti low-cost di Leapmotor. Questo serve a colmare il divario competitivo con rivali come BYD e a introdurre sul mercato europeo auto elettriche molto più economiche, come la citycar T03 e il nuovo progetto “E-Car” da circa 15.000 euro previsto a Pomigliano, rispetto a quanto costerebbe svilupparle interamente in Europa. Producendo o completando l’assemblaggio di questi modelli cinesi direttamente all’interno di stabilimenti europei di Stellantis (come Tychy in Polonia o Saragozza e Madrid in Spagna), il Gruppo riesce a evitare le tariffe commerciali imposte dall’UE sulle auto elettriche importate direttamente dalla Cina. Non sono macchine elettriche Made in China ultra tassate, ma Made by China. In compenso, si tratta di una sconfitta per Bruxelles. Si polverizza l’efficacia delle barriere protezionistiche erette dalla Commissione Europea. I dazi compensativi introdotti da Bruxelles per colpire i sussidi statali di Pechino vengono legalmente aggirati nel momento in cui l’ultimo processo di trasformazione sostanziale del veicolo avviene in territorio comunitario.

CHE BELLI I NUMERI DELL’AZIENDA ASIATICA

Oltretutto, Leapmotor Global viaggia forte nel mondo, con consegne record nel mese di maggio 2026: siamo a 81.569 veicoli distribuiti (includendo il mercato domestico cinese). Con un incremento dell’81% su base annua rispetto a maggio 2025 e una crescita del 14,26% rispetto ad aprile. Così, nei primi cinque mesi del 2026, si tocca quota 263.111 unità, tra Cina ed export, con un aumento del 51,51% rispetto allo stesso periodo del 2025. È una delle poche startup elettriche sopravvissute alla moria planetaria. E ora, la hatchback elettrica B05 sarà introdotta in 28 mercati esteri.

Leapmotor cavallo di Troia cinese per l’elettrico Stellantis in Europa?

UNA RIVOLUZIONE PER LE FABBRICHE UE

L’accordo con Leapmotor segna una metamorfosi per l’apparato industriale di Stellantis nel Vecchio Continente. Gli stabilimenti storici non sono più soltanto i custodi delle piattaforme native del Gruppo (come la STLA Small o la Smart Car), ma si trasformano in hub di assemblaggio flessibili per l’ingegneria asiatica. L’integrazione dei kit di montaggio (CKD – Complete Knock Down) spediti dalla Cina e finalizzati nelle fabbriche europee rappresenta un’inversione storica dei flussi della globalizzazione automobilistica: 20 anni fa, i costruttori occidentali esportavano know-how in Oriente attraverso joint-venture paritarie per accedere al mercato locale, oggi Stellantis importa l’hardware e il software cinese per difendere la propria quota di mercato domestica.

QUALCHE POSSIBILE CONTROINDICAZIONE

Il rovescio della medaglia? Se da un lato questa strategia garantisce la saturazione delle linee e la salvaguardia dei livelli occupazionali in siti chiave come Tychy o gli impianti iberici, dall’altro evidenzia una crescente dipendenza tecnologica. Inoltre, le autorità di Pechino hanno più volte intimato ai propri costruttori di non trasferire le tecnologie core di elettrificazione (in particolare il design dei pacchi batteria e la gestione termica) al di fuori dei confini nazionali, preferendo l’esportazione di auto finite. Stellantis deve quindi muoversi su un filo teso: rassicurare il Governo cinese sulla protezione della proprietà intellettuale di Leapmotor e, contemporaneamente, dimostrare agli Esecutivi europei (in primis quello italiano e quello francese) che l’operazione non si tradurrà in un declassamento dei centri di ricerca e sviluppo europei.

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