La battaglia di dazi fra USA e Canada è una stangata per l’auto europea
L'escalation protezionistica USA-Canada colpisce l'UE: dazi al 50% tagliano i margini dei costruttori, bloccando investimenti e minacciando il mercato europeo
L'escalation protezionistica USA-Canada colpisce l'UE: dazi al 50% tagliano i margini dei costruttori, bloccando investimenti e minacciando il mercato europeo
Dopo il Green Deal UE auto elettrica con la crisi dell’industria automotive europea (vedi dramma VW nella verde Germania), arriva la stangata per la battaglia di dazi fra USA e Canada. Lo scontro sul commercio transfrontaliero nordamericano ha raggiunto livelli mai visti prima. In risposta alle barriere commerciali introdotte dall’amministrazione statunitense, Ottawa ha parlato di “dollaro per dollaro” applicando contro-dazi che raggiungono la quota record del 50% su oltre 700 beni d’importazione americana, colpendo in modo chirurgico settori chiave come l’acciaio, l’alluminio e le componenti automobilistiche. La mossa speculare (in stile “occhio per occhio“) riflette l’inasprimento delle tariffe su materie prime ed auto, spezzando la catena di fornitura altamente integrata introdotta dall’accordo USMCA, lo United States-Mexico-Canada Agreement.
GUERRA DI DAZI DI TRUMP: L’AUTO UE PAGA TUTTO
Le conseguenze di questo scontro di giganti non rimangono affatto confinate al continente americano: travolgono la catena del valore e l’industria automobilistica europea. Le filiere globali dei veicoli sono interconnesse: i grandi gruppi automobilistici tedeschi e francesi (da Volkswagen e BMW a Stellantis) producono componenti e veicoli negli stabilimenti statunitensi e canadesi per poi distribuirli su scala globale.
L’impennata al 50% dei dazi su acciaio, alluminio e parti di ricambio fa schizzare alle stelle i costi di produzione negli impianti nordamericani, intaccando pesantemente i margini operativi già ridotti all’osso delle case europee.
AUTO IN NORDAMERICA: SI NAVIGA A VISTA
L’effetto a catena crea un clima di profonda incertezza economica che blocca gli investimenti nei piani di sviluppo globali e nella riconversione verso l’elettrico. Con i canali di esportazione statunitensi fortemente compromessi dal protezionismo imperante, si profila inoltre il concreto rischio di una saturazione e distorsione del mercato dell’Unione Europea, dove le sovraccapacità produttive mondiali potrebbero riversarsi aumentando la pressione competitiva sui prezzi.

AUTO UE: LA CINA È MOLTO VICINA, E ADESSO C’È IL PROBLEMA USA-CANADA
In un contesto già reso critico dalla concorrenza asiatica (specie della Cina) e dai costi elevati dell’energia in patria, la morsa nordamericana riduce drasticamente lo spazio di manovra strategico dell’industria auto europea, lasciando i costruttori esposti a una perdita di competitività dalle conseguenze imprevedibili.
L’effetto combinato di regolamentazioni interne stringenti e guerre commerciali esterne rischia di trasformare la transizione ecologica in un vero e proprio deindustrializzamento forzato. Senza una revisione tempestiva delle politiche comunitarie e una strategia di difesa dalle ritorsioni globali, l’Europa rischia di cedere definitivamente la propria leadership industriale a favore dei mercati concorrenti.
AUTOMOTIVE EUROPEO “STRITOLATO”
Il quadro che emerge descrive un vero e proprio corto circuito geopolitico e industriale, in cui l’automotive europeo si ritrova “stritolato” tra le proprie ambizioni ambientali e una realtà globale sempre più ostile, con pesantissime ripercussioni a livello occupazionale e sociale.
Mentre la stretta normativa del Green Deal impone scadenze serrate e costi enormi per la riconversione elettrica, le fondamenta economiche dei principali gruppi europei vengono scosse a est dalla penetrazione aggressiva dei brand cinesi e a ovest da una barriera transatlantica senza precedenti.
Il blocco delle catene di fornitura tra Stati Uniti e Canada, combinato alla minaccia di nuovi dazi mirati verso le merci del Vecchio Continente, elimina quel margine di profitto generato oltreoceano che finora aveva finanziato la transizione ecologica in patria. Senza questi flussi di cassa e con un mercato interno stagnante, le Case automobilistiche si trovano nell’impossibilità di sostenere l’enorme sforzo finanziario richiesto per la decarbonizzazione.