Invasione auto cinese: Ford dà l’Unione Europea per spacciata

Invasione auto cinese: Ford dà l’Unione Europea per spacciata

Il CEO di Ford, Jim Farley, dichiara che per l’Europa è troppo tardi per fermare i costruttori cinesi, invitando gli USA alla massima cautela

 

Il CEO di Ford, Jim Farley, dichiara che per l’Europa è troppo tardi per fermare i costruttori cinesi, invitando gli USA alla massima cautela

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1 Ottobre 2026 - 10:00

Ormai l’auto cinese ha invaso l’Unione Europea, che non è più in tempo per difendersi, nonostante i dazi, ma gli USA possono ancora alzare un “muro” anti Dragone: è la tesi del CEO Ford Jim Farley. La Casa americana collaborerà con aziende asiatiche in aree in cui le competenze delle società orientali sono superiori: vedi la partnership col produttore di batterie CATL per “sfornare” accumulatori a basso costo in uno stabilimento del Michigan. Le parole del top manager arrivano mentre si stima che il Dragone esporti 12 milioni di vetture verso Europa, America Latina e altrove, rispetto ai 3 milioni del 2022. Il dirigente riconosce che le vetture cinesi sono straordinariamente competitive sotto ogni punto di vista, coniugando tecnologie avanzate, software di bordo ultra-moderni e costi di produzione ridotti.

AUTO CINESE IN UE: COSA SUCCEDE

L’Europa sconta anni di ritardo sul fronte della catena del valore dei veicoli elettrici. L’assenza di una politica industriale unitaria sulle materie prime critiche e sul know-how delle batterie ha permesso ai giganti cinesi di conquistare quote di mercato cruciali.

In questo contesto, i dazi europei rischiano di rivelarsi un palliativo inefficace: i produttori asiatici sono già pronti ad aggirare le barriere doganali attraverso l’apertura di impianti produttivi direttamente all’interno dei confini dell’Unione, localizzandosi in Paesi dell’Europa centrale e orientale.

NON SOLO ELETTRICHE: ANCHE IBRIDE PLUG-IN

Le mire espansionistiche dei costruttori cinesi non si fermano al settore del full electric, ma puntano con decisione sulle motorizzazioni ibride plug-in. Questa mossa strategica intercetta con precisione l’attuale fase di transizione dell’automobilismo globale, caratterizzata da una crescita dei veicoli a batteria pura più lenta del previsto a causa di infrastrutture di ricarica ancora disomogenee e costi di listino elevati.

I brand asiatici hanno sviluppato propulsori PHEV di nuova generazione capaci di offrire autonomie in elettrico maggiori della media dei concorrenti occidentali. Questo progresso tecnico permette di azzerare l’ansia da ricarica nei lunghi viaggi, garantendo al contempo costi di gestione estremamente contenuti nei percorsi urbani quotidiani.

Ecco perché l’UE pensa anche a dazi anti PHEV Made in China. Ma anche in questo caso, Pechino ha la soluzione: produrre direttamente in loco, sul suolo del Vecchio Continente. Strategia vincente ideata da BYD e seguita da tanti costruttori.

Invasione auto cinese, Ford dà l’Unione Europea ormai per spacciata

LA PAURA USA DOPO LE VICENDE EUROPEE

Il timore diffuso tra i vertici di Detroit è che la sola leva tariffaria – compresi i dazi oltre il 100% e le restrizioni sui software di bordo – non sia sufficiente a contenere la capacità produttiva cinese in costante surplus.

Per questo motivo, le pressioni della lobby automotive americana sui legislatori mirano a trasformare le misure d’emergenza in un blocco normativo permanente, fondato su criteri di sicurezza informatica, tracciabilità dei dati e protezione delle infrastrutture critiche. Un timore, quello degli States, basato su un concetto chiave: le auto elettriche e ibride cinesi sarebbero anche sofisticati computer su ruote in grado di raccogliere costantemente dati biometrici, geolocalizzazioni e flussi di traffico.

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