Dazi UE anche alle plug-in hybrid cinesi? L’indiscrezione che può cambiare il mercato

Dazi UE anche alle plug-in hybrid cinesi? L’indiscrezione che può cambiare il mercato

L'UE valuta nuovi dazi sulle auto ibride plug-in cinesi per frenare l'avanzata di Pechino e proteggere i costruttori europei

 

L'UE valuta nuovi dazi sulle auto ibride plug-in cinesi per frenare l'avanzata di Pechino e proteggere i costruttori europei

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19 Giugno 2026 - 11:30

L’Unione Europea vuole piazzare dazi sulle auto plug-in hybrid fatte in Cina ed esportate in UE: obiettivo, arginare l’ondata di macchine del Dragone che invade il Continente, surclassando le Case locali (questa l’indiscrezione di Handelsblatt). Le vetture ibride plug-in rappresentano un ponte tecnologico per i consumatori non ancora pronti al passaggio all’elettrico puro: si tratta di vetture termiche, con grande motore a benzina e una batteria ricaricabile. Sarebbe la seconda barriera contro Pechino, dopo quella delle tasse sulle macchine elettriche Made in China e vendute qui.

INCOGNITA DAZI UE SULLE IBRIDE PLUG-IN DOPO IL FLOP ELETTRICO

Attenzione: il muro anti Celeste Impero eretto nel 2024 da Bruxelles sulle elettriche è crollato quasi subito. Anzitutto, i costruttori asiatici propongono prezzi bassissimi e qualità elevatissima, attirando i consumatori. Secondo, BYD e compagnia aggirano legalmente i dazi costruendo fuori dalla Cina: sono BEV Made by China che non pagano un euro di tassa. Si vede in particolare Build Your Dreams in Ungheria, ma anche altrove nel mondo. Così come Geely e Chery in Spagna. I cinesi scelgono nazioni dove il prezzo dell’energia è basso (grazie anche all’afflusso di gas russo), e ottengono i profitti sperati. Adesso, coi dazi sulle altre ricaricabili, Pechino potrebbe adottare la strategia identica: sarebbe un terzo choc per Bruxelles, dopo la sconfitta del green e il flop delle tasse elettriche.

EXTRA DAZI

Ricordiamo che si ragiona su tasse in più. Di base, c’è il dazio del 10%, più quello di un’altra percentuale per le elettriche: stesso discorso sarà (se confermato) per le ibride plug-in. I veicoli elettrici BYD sono soggetti a un dazio aggiuntivo del 17%, portando la tariffa totale al 27%. Geely affronta una tassa del 18,8%, con una tariffa totale del 28,8%. SAIC, la società madre di MG, è soggetta al dazio aggiuntivo più elevato, pari al 35,3%, che porta la tariffa totale di importazione al 45,3%. Sotto il profilo economico e politico, è un po’ una contraddizione. Prima Bruxelles critica i dazi USA sui prodotti UE, anche sulle nostre auto; e poi applica tasse pesantissime alle cinesi (con la scusa che il Governo locale avrebbe concesso sussidi enormi ai costruttori del Paese).

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NUMERI DA PAURA

BYD ha recentemente ampliato il suo portafoglio PHEV in UE. La tendenza diventa ancora più significativa se si considera il mix del marchio: circa il 70% delle nuove immatricolazioni di BYD in Germania era costituito da ibridi plug-in, mentre solo il 30% era rappresentato da veicoli elettrici a batteria. Sebbene queste cifre si riferiscano a un singolo produttore in un solo mercato, sono indicative di un trend più ampio in tutta l’Unione.

UNIONE EUROPEA NEL PANICO

Dopo il Green Deal e il ban termico 2035, l’automotive europeo è in discesa libera, con crisi da incubo. La Commissione Europea dovrebbe dimostrare che anche la filiera dei veicoli ibridi plug-in beneficia di aiuti governativi distorsivi da parte di Pechino, analogamente a quanto appurato durante l’indagine formale sui mezzi elettrici. Secondo gli esperti di commercio internazionale, i flussi di aiuti di Stato cinesi sono storicamente diretti all’intero ecosistema delle Nuove Energie (NEV), termine che in Cina include sia le BEV sia le PHEV, facilitando l’estensione legale del provvedimento. Si dovrà ragionare sui commi e sui cavilli.

UN CAOS MAI VISTO

Si temono ritorsioni commerciali da parte del Regno di Mezzo, un mercato fondamentale per l’export delle vetture premium e di lusso tedesche. Inoltre, molti marchi europei producono i propri modelli ibridi in joint-venture sul suolo cinese per poi importarli in Europa, il che significa che i dazi finirebbero per colpire anche aziende europee. Senza contare le alleanze sempre più strette fra Occidente e Cina, non ultima quella fra Stellantis e Leapmotor.

CHE BATOSTA PER GLI AUTOMOBILISTI

L’impatto sul consumatore finale sarebbe immediato. I prezzi delle vetture ibride cinesi subirebbero un incremento sensibile, riducendo le opzioni di acquisto a basso costo in un momento di forte contrazione del potere d’acquisto: quei privati che comprano termiche ricaricabili subirebbero una stangata, l’ennesima, in un mercato dove il nuovo costa come il fuoco. Al contempo, Pechino potrebbe decidere di reagire applicando tariffe di ritorsione sui prodotti agroalimentari o sulle auto di grossa cilindrata prodotte in Europa, esacerbando una guerra commerciale dai contorni imprevedibili per l’economia globale.

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