Gli europei bocciano il ban termico UE: solo l’8% sceglierà un’auto elettrica
I dati presentati dall'Anfia evidenziano la richiesta di neutralità tecnologica: i cittadini preferiscono incentivi per modelli ecologici senza dire addio ai motori tradizionali
I dati presentati dall'Anfia evidenziano la richiesta di neutralità tecnologica: i cittadini preferiscono incentivi per modelli ecologici senza dire addio ai motori tradizionali
Massima e totale libertà di scelta dell’auto, che sia termica o a batteria: i cittadini europei sostengono il processo di decarbonizzazione della mobilità, ma chiedono un approccio fondato sulla neutralità tecnologica, contestando la linea dei divieti imposti dall’Unione Europea (vedi ban 2035 a benzina e diesel). Appena l’8% del totale degli intervistati indica un’elettrica come prossima vettura da acquistare: la ricerca mostra una netta discrepanza tra gli indirizzi normativi stabiliti dalle istituzioni di Bruxelles e le concrete intenzioni della popolazione. È quanto emerge dal nuovo studio condotto da YouGov per conto di Clepa (indotto UE) ed elaborato da Anfia (filiera auto italiana) su un campione di oltre 5.200 automobilisti in Italia, Germania, Francia, Spagna e Polonia. I Paesi coinvolti rappresentano complessivamente oltre il 70% delle immatricolazioni comunitarie, fornendo uno spaccato chiaro sulle reali intenzioni di acquisto dei consumatori.
AUTO ELETTRICA O TERMICA: IL NODO DELLE PREFERENZE
Le inclinazioni restano ampiamente distribuite tra differenti soluzioni: le motorizzazioni a benzina e le ibride continuano a raccogliere la quota maggioritaria dei consensi. Una sorpresa? No, è una conferma.
In Italia, l’orientamento verso il full electric scende addirittura al 6%, mentre il 26% dichiara di preferire modelli alimentati a benzina, il 23% punta sull’ibrido full (HEV) e il 12% valuta l’opzione delle ibride plug-in o quella del range extender. Il quadro testimonia come l’imposizione legislativa non rispecchi il ritmo effettivo di adesione del pubblico, restio ad abbracciare un’unica tecnologia obbligata.
LA SCELTA DEGLI INCENTIVI CONTRO I DIVIETI
Di fronte all’ipotesi di fermare i propulsori endotermici entro le scadenze prefissate, la maggioranza del campione propende per una strategia basata su incentivi alla decarbonizzazione anziché su limiti tassativi. A livello comunitario, il 47% esprime preferenza per sostegni economici volti a premiare tutti i veicoli a basse emissioni, lasciando spazio alla coesistenza di diverse tecnologie. Soltanto il 17% si dichiara favorevole a un bando completo dei motori tradizionali.

PAESE NON PRONTO E CRITICITÀ INFRASTRUTTURALI
La causa principale del rigetto verso l’obbligo di elettrificazione risiede nella percezione di un’inadeguatezza strutturale del sistema. Ben il 75% degli intervistati comunitari evidenzia come la propria nazione non sia pronta per uno scenario di vendita totalmente elettrico. In Italia la quota sale al 77%, a fronte di un risicato 17% che considera il territorio idoneo.
A livello personale, il 67% degli italiani ammette di non sentirsi preparato ad acquistare esclusivamente vetture elettriche. Tra i fattori limitanti principali figurano il costo d’acquisto troppo elevato, i prezzi dell’energia, la carenza di colonnine di ricarica capillari e le preoccupazioni sull’autonomia.
L’OPPORTUNITÀ DELLA REVISIONE CO2
I risultati del sondaggio offrono una solida base di riflessione in vista della revisione degli standard CO2. Le associazioni di categoria sottolineano la necessità di affiancare alla tutela ambientale un pragmatismo economico che garantisca flessibilità all’industria ed economie d’accesso ai guidatori. L’adozione di un quadro regolatorio aperto a e-fuel, biocarburanti e sistemi ibridi appare l’unica via per evitare uno stallo della transizione energetica.
VAVASSORI: “SMETTERLA DI AGGRAPPARSI AL CHIODO DEL GREEN DEAL”
Come sempre chiaro e diretto, Roberto Vavassori, presidente Anfia: “I risultati del sondaggio rappresentano un’ineludibile nuova chiamata per la politica europea sin qui incapace di comprendere le legittime necessità di mobilità dei cittadini europei e le scelte conseguenti“.
Quindi l’auspicio: “Chiediamo a quella parte consistente di europarlamentari, ad alcune rappresentanze di Governo ed alcuni membri della Commissione di leggere questi numeri e di smetterla di tenersi aggrappati, come su una parete rocciosa, al chiodo del Green Deal e di muoversi realmente verso la vetta della decarbonizzazione“.
NO AL “BASTONE REGOLAMENTARE”
Quale futuro? “Il voto in Parlamento europeo sulla revisione degli standard CO2 darà agli elettori l’indicazione su chi ascolta le loro richieste e preoccupazioni e chi preferisce ‘il bastone regolamentare’ che mortifica la libertà di scelta dei cittadini e metterà in ulteriore difficoltà un settore industriale che ha investito in pochi anni oltre 250 miliardi di euro e che pagherà multe per non aver venduto in tempo tecnologie che gli europei non sono pronti a comprare”.