Chip AI più cari per l’auto: possibile boom prezzi vetture
Nell'Unione Europea iniziano a diffondersi altri timori per l'automotive: possibili rincari dei chip AI fondamentali per le vetture, così da alzare i costi a carico delle Case, e quindi i listini del nuovo
Nell'Unione Europea iniziano a diffondersi altri timori per l'automotive: possibili rincari dei chip AI fondamentali per le vetture, così da alzare i costi a carico delle Case, e quindi i listini del nuovo
Ci mancava solo il problema dei chip AI nel settore auto dell’Unione Europea. Che succede? I microprocessori legati all’intelligenza artificiale potrebbero costare di più. Di riflesso le Case rischiano di sobbarcarsi esborsi superiori. Fino qui l’allarme di Bloomberg. Cui aggiungiamo una postilla: il pericolo per i consumatori è che i prezzi delle vetture schizzino insù, in quanto i profitti delle aziende automotive sono già in calo e i margini sulle elettriche risicati. In particolare, a evidenziare il guaio è il fornitore automobilistico tedesco Aumovio SE, che ha avvertito come i listini dei semiconduttori si impenneranno nel 2027. È la legge della domanda e dell’offerta: i produttori di chip alzano i prezzi perché esplode la richiesta di quei componenti da parte dei data center dedicati all’intelligenza artificiale. Con un potere contrattuale simile, si ha gioco facile.
CHIP AI PER AUTO: PREVISIONE 2027, BALLA UN MILIARDO
L’azienda con sede a Francoforte – ex divisione di Continental AG – produce sensori radar, sistemi di telecamere ed elettronica per cockpit connessi: prevede per il prossimo anno un impatto lordo negativo sugli utili di un miliardo di euro. Il tutto a causa del maggior costo dei materiali, legato in particolare all’inflazione dei semiconduttori.
SEMICONDUTTORI: SITUAZIONE “STRAORDINARIA”
I data center per IA stanno assorbendo forniture a capacità e prezzi con cui i clienti del settore automobilistico faticano a competere, tanto che Aumovio definisce “straordinarie” le dinamiche dei costi.
La società annovera tra i clienti i tedeschi BMW, Volkswagen, la statunitense Ford e la cinese BYD: la prassi dell’azienda di negoziare annualmente i contratti coi fornitori comporta che i prezzi possano subire una riadattamento significativo ogni gennaio. Soluzione: scaricare parte dei costi aggiuntivi sui clienti tramite aumenti e compensare il resto attraverso il restyling dei prodotti e tagli di spesa più ampi.

DATA CENTER: “FAME” DI CHIP E RISORSE NOTEVOLI
I data center dedicati all’intelligenza artificiale stanno muovendo una quantità di capitali tale da alterare gli equilibri dell’intera catena globale dei semiconduttori. I giganti del tech impegnati nella corsa all’IA necessitano di una potenza di calcolo senza precedenti e dispongono di risorse finanziarie notevoli.
Per assicurarsi le forniture di chip necessarie a far girare i loro supercomputer, le Big Tech sono disposte ad accettare qualche rincaro, con una scarsa sensibilità al prezzo.
Di fronte a questa potenza di fuoco, i produttori di microchip stanno convertendo le proprie capacità produttive verso i data center, dove i guadagni sono massimi. Per il settore automobilistico, che impiega i chip su qualsiasi componente, la conseguenza può essere pesante.
IL PRECEDENTE DEL 2020: CRISI DEI CHIP
Qualcosa di analogo si è visto con la crisi dei chip del 2020, a nostro avviso: durante la pandemia, con l’UE del tutto impreparata, i fornitori di Taiwan privilegiarono i colossi della tecnologia (computer, videogame, smartphone). Alla ripresa post Covid, la carenza di microprocessori costrinse i costruttori di auto a fermare le linee produttive, con ricadute sui prezzi delle vetture nuove e usate.