Obiettivo emissioni auto UE -87,5%: per il 2035 rischio crollo a -65%
Il ridimensionamento dal 100% all'87,5% del taglio emissioni auto UE rivela una tendenza pragmatica: la Germania, e la Francia a ruota, pressano affinché si punti ancora forte sul termico
Il ridimensionamento dal 100% all'87,5% del taglio emissioni auto UE rivela una tendenza pragmatica: la Germania, e la Francia a ruota, pressano affinché si punti ancora forte sul termico
Il progressivo ridimensionamento degli obiettivi europei sulle emissioni delle auto nell’Unione Europea può riservare sorprese. Nel 2021, l’UE aveva tracciato una rotta netta: un abbattimento del 100% delle emissioni di CO₂ (anidride carbonica) per le nuove macchine entro il 2035, fissando di fatto la fine dei motori a combustione interna. Con l’orientamento espresso dal Parlamento Europeo verso la soglia del -87,5%, la traiettoria ideale subisce un primo notevole arretramento. Si va anche più indietro rispetto al -90% ideato dalla Commissione. Proiettando questa tendenza sul lungo periodo, non è irrealistico ipotizzare che entro il 2035 il target effettivo possa contrarsi ulteriormente fino al 65%.
EMISSIONI AUTO UE: LA PARABOLA DISCENDENTE
Il percorso dal -100% imposto nel 2021 al -87,5% di oggi tradisce una dinamica politica ed economica. In un arco temporale di circa 4 anni, la traiettoria di decarbonizzazione ha registrato una contrazione assoluta di 12,5 punti percentuali, corrispondente a una velocità media di arretramento stimabile tra il 2,5% e il 3% all’anno.
Applicando un modello di estrapolazione lineare a questa serie storica sui 9 anni che ci separano dalla scadenza del 2035, il ritmo medio di revisione finora osservato accumulerebbe un’ulteriore flessione compresa tra il 22,5% e il 25%.
La proiezione numerica individua nel 65% il reale punto di caduta del target finale. La progressione decrescente evidenziata dai dati conferma che l’arretramento dei vincoli è guidato da tensioni industriali e negoziali continue.
GERMANIA E, A RUOTA, LA FRANCIA. POI GLI ALTRI
Come accaduto per il ban termico voluto dalla Germania, adesso lo stesso Governo di Berlino fa una retromarcia con grattata. Le vanno appresso la Francia e poi tutti gli altri Paesi, esattamente come dal 2019 nell’Unione Europea per quanto riguarda il settore auto (e non solo).
Perché l’inversione a U dei tedeschi? Lo tsunami disoccupazione che travolge settore auto e indotto in terra teutonica, il malcontento nelle fasce sociali maggiormente colpite, la crescita dei consensi per le forze di destra e sovraniste critiche verso i vincoli stringenti del Green Deal. In un contesto in cui la tutela dei posti di lavoro diventa la priorità assoluta per l’elettorato, la tenuta delle maggioranze politiche si lega di colpo a una maggiore flessibilità normativa.

VEEF: CHIAREZZA CONTRO DUE EQUIVOCI
Entrano in gioco i VEEF (Vehicles running Exclusively on Eligible Fuels). Prima domanda: occorre considerare queste auto a priori come a zero emissioni al pari delle auto elettriche o a idrogeno? Se sì, la neutralità carbonica dipende dall’intero ciclo di vita del carburante impiegato.
Secondo: quali sono i vettori energetici riconosciuti in fase attuativa? Per garantire una reale ed equa transizione, risulta essenziale l’inclusione di tutti i carburanti rinnovabili previsti dagli allegati tecnici della direttiva RED III, evitando esclusioni preventive di specifici e-fuel o biofuel.
COMUNQUE LE REGOLE DA SOLE NON BASTANO
Qualunque sia la decisione dell’UE, le regole, da sole, non saranno sufficienti a raggiungere una qualsivoglia percentuale. Tuttora mancano una domanda forte di auto, meccanismi incentivanti per la diffusione dei veicoli a basse e zero emissioni, infrastrutture di ricarica ultra veloci e capillari. Poi occorre abbattere i costi delle ricariche, proteggendo i prezzi dell’elettricità dall’ondata dei rincari subiti da benzina, diesel, ma anche dal GPL e dal metano.