Disastro Germania auto green UE: più elettriche uguale meno profitti

Disastro Germania auto green UE: più elettriche uguale meno profitti

La transizione ecologica imposta dall'Unione Europea travolge i colossi automobilistici tedeschi. Nonostante il discreto andamento delle vendite di elettriche, si registrano crolli dei profitti

 

La transizione ecologica imposta dall'Unione Europea travolge i colossi automobilistici tedeschi. Nonostante il discreto andamento delle vendite di elettriche, si registrano crolli dei profitti

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6 Novembre 2026 - 12:56

Le illusioni tedesche del Green Deal UE auto elettrica svaniscono di fronte a una parola chiave dell’industria: profitto. Con la flebile domanda (in aumento) di BEV nel Continente, e coi margini ridotti su ogni macchina a batteria venduta, i colossi teutonici fanno i conti con stime operative ridotte, sotto la pressione degli azionisti, dice Handelsblatt. Bruxelles preme per il ban termico 2035, ma si crea un cortocircuito che porta a tagli e licenziamenti. Il Parlamento continentale parla di un possibile nuovo obiettivo più realistico, ossia -87,5% di CO2 fra 9 anni anziché 100%, ma la strada è lunghissima prima di arrivare a un accordo fra 27 Paesi, con le lobby verdi che premono per la mobilità ecologica. Un disastro economico e sociale per il Governo di Berlino, che adesso preme a favore delle macchine a benzina, con una retromarcia frettolosa e disordinata.

AUTO ELETTRICHE: GRANDE PROBLEMA PER I GRUPPI TEDESCHI

Per BMW, Mercedes-Benz e Volkswagen, il cuore del problema risiede nella redditività strutturalmente inferiore dei veicoli elettrici rispetto ai tradizionali modelli a combustione interna. Costruire batterie e powertrain richiede investimenti massicci in ricerca, sviluppo e riorganizzazione industriale.

Complessivamente, le aziende hanno generato 5,6 miliardi di euro di utili al netto delle imposte nei primi tre trimestri. Si tratta del 57% in meno rispetto allo stesso periodo, già debole, dell’anno precedente. L’impatto più significativo in questo caso è la svalutazione di 6,4 miliardi di euro effettuata dal Gruppo VW sulla sua controllata Porsche. Mentre BMW ha rivisto al ribasso 2 volte le stime.

Nel terzo trimestre, i veicoli elettrici hanno rappresentato il 26% delle vendite per i marchi principali VW, Audi, BMW e Mercedes, rispetto al 19,5% dell’anno precedente. Di conseguenza, i costi di produzione rimangono elevati, mentre i margini di guadagno per ogni singola vettura venduta si assottigliano. I produttori tedeschi si trovano così intrappolti in una tenaglia: da un lato devono accelerare la transizione green per rispettare i target di Bruxelles ed evitare sanzioni miliardarie; dall’altro, la vendita di un numero sempre maggiore di BEV erode i margini di profitto che in passato venivano garantiti dai motori a benzina e diesel.

LA CINA SPINGE I PREZZI DELLE ELETTRICHE VERSO IL BASSO: ALTRO GUAIO

Limitandoci a parlare di prezzi (e non di tecnologia, autonomia, prestazioni, affidabilità), la Cina divora quote di mercato in UE: improprio che le lobby green europee festeggino l’aumento di macchine a corrente vendute, come se fosse un successo dei Gruppi continentali.

In più, la filiera elettrica è in mano a Pechino: per questo Bruxelles cerca un rimedio col Made in UE, ma si tratta di norme complicatissime in un ecosistema profondamente integrato. Con un possibile effetto boomerang da soppesare.

Fabbrica auto

BERLINO COL FIATO SOSPESO

Questa combinazione di fattori ha costretto i colossi di Wolfsburg, Monaco e Stoccarda a rivedere al ribasso le proprie stime di guadagno e a implementare dolorosi piani di ristrutturazione e taglio dei costi operativi.

Il fallimento di questo modello economico dimostra che la sola imposizione politica della transizione ecologica, priva di una filiera di approvvigionamento competitiva per le batterie e di una struttura industriale ottimizzata, rischia di compromettere la stabilità finanziaria dell’industria automobilistica europea. Con ripercussioni a livello politico e sociale. Infatti, di fronte ai tagli massicci annunciati in Germania, i lavoratori promettono scioperi a oltranza in autunno e in inverno.

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