Industria auto in Giappone: pochi costruttori arriveranno al 2021

Uno studio di Kelley Blue Book prevede che nel 2021 i marchi giapponesi saranno soltanto 4: Mitsubishi-Nissan è solo l'inizio

13 maggio 2016 - 16:57

Gli orizzonti del Giappone non sono molto luminosi e così Kelley Blue Book, azienda che fornisce valutazioni e prezzi di auto nuove e usate, prevede che in poco tempo i marchi giapponesi potrebbero “consolidarsi”, ossia fondersi e dimezzare il loro numero in soli 5 anni! Cosa ne sarà 

FATTORI NEGATIVI Il Giappone è la terza economia del mondo ed è anche il terzo produttore di veicoli; ricordiamo inoltre che fra i suoi otto e più importanti marchi c'è anche quella Toyota Motor che si alterna con Volkswagen in cima alla classifica del più grande costruttore. Il quadro di oggi è però molto meno roseo, mostrando infatti gli effetti di un diffuso declino. I profitti di Toyota, per esempio, sono scesi parecchio e Mitsubishi Motors è incappata in un fragoroso scandalo legato ai valori di consumo carburante (ha confessato di aver alterato i test di 625 mila auto). Anche i fornitori non sono stati risparmiati: il famoso produttore di airbag Takata ha dichiarato giovedi di essere ancora in perdita, è la terza volta negli ultimi quattro anni e non poteva essere altrimenti visti i richiami milionari causati dai suoi airbag difettosi (uno degli ultimi casi ha riguardato Mercedes, che richiama 705 mila auto per questo motivo).

I PLAYER CANNIBALI L'aumento dei costi e i mercati non brillantissimi potrebbero quindi diminuire il numero delle Case automobilistiche giapponesi a sole 3 o 4 già entro il 2021, quindi nel breve volgersi di un quinquiennio. Karl Brauer, Senior director di automotive industry insights in Kelley Blue Book, ha infatti dichiarato a CNBC Asia: “Credo che potremo vedere un consolidamento nel corso dei prossimi cinque anni, al termine del quale potrebbero rimanere tre o quattro grandi player invece degli 8 e più che esistono oggi. Questo equivarrebbe a perdere da un terzo alla metà degli attuali marchi giapponesi entro i prossimi 5- 10 anni. Il consolidamento aumenterà l'efficienza ed è di attualità, dato che l'industria automotive è molto competitiva in questo momento e se non sei una grande industria puoi non riuscire a tenere il passo sulle spese per la ricerca e lo sviluppo”. Ma Brauer guarda ancor più in avanti, ponendo l'attenzione sul fatto che i costi sono destinati ad aumentare ancora, per il diffondersi delle automobili a guida autonoma e della connessione a Internet: “Se sul mercato rimangono quattro aziende che spendono in R & D lo stesso denaro di 8, il processo è molto più efficiente”. Altri fattori pro-fusioni sono le future strette normative su consumi, emissioni e sicurezza, che implicheranno investimenti miliardari.

COSTRETTI A FONDERSI? Gli fa eco Vivek Vaidya, Vice president, Automotive, in Frost & Sullivan: “Questo è diventato un business di scala: sono finiti i giorni nei quali si potevano produrre 200/300.000 unità e sopravvivere. Le forze della globalizzazione estirperanno spietatamente le aziende che non avranno volumi sufficienti”. Il tema delle concentrazioni dei produttori è molto caro, lo ricorderete di certo, all'AD di FCA Sergio Marchionne, che ha ribadito in più occasioni che solo le fusioni possono salvare l'industria automobilistica. Il processo sembra in effetti già iniziato: Toyota ingloba Daihatsu per competere efficacemente nel segmento delle minicar e (forse approfittando del calo per i consumi falsati e invece di chiedere un indennizzo) Nissan ha comprato il 34% delle azioni di Mitsubishi anche se i marchi rimarranno separati in casa. Ma il consolidamento potrebbe essere la miglior via d'uscita anche per Takata, che ha annunciato una perdita netta di 120 milioni di dollari per il suo anno finanziario chiuso a marzo. Vaidya ha infatti spiegato che “la società non è crollata completamente, sono gli airbag che stanno causando queste turbolenze. Ha molti piani di produzione e molte proprietà intellettuali: questa azienda, ad un prezzo favorevole, potrebbe essere un buon acquisto”. C'è qualche componentista o costruttore OEM interessato?

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