Marchionne: solo le fusioni possono salvare l'industria automobilistica

L'amministratore delegato di FCA sostiene che se non ci sarà condivisione di sviluppo e costi, l'industria auto andrà incontro a gravi rischi

30 aprile 2015 - 10:47

Il CEO di Fiat Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne, lancia un ammonimento: l'industria automobilistica corre gravi rischi se i costruttori non iniziano a consolidare e condividere i costi di sviluppo sproporzionati dei loro prodotti. Marchionne ha parlato molto di consolidamento ultimamente e a inizio settimana ha sottolineato l'importanza delle fusioni industriali, appoggiandosi ad un documento PowerPoint di 25 pagine durante la presentazione dei profitti di FCA realizzati nel primo quadrimestre.

FATTURATO FCA – In questo primo quadrimestre del 2015, il gruppo Fiat Chrysler Automobiles ha presentato un profitto netto di 92 milioni di euro, rispetto alla perdita netta di 173 milioni di euro riscontrato nello stesso periodo del 2014. L'anno scorso, gran parte dei costruttori hanno speso un totale di 122 miliardi di euro nelle spese di investimento del capitale e nella ricerca e sviluppo, secondo quanto dichiarato da Marchionne. Molto di più rispetto ai 76 miliardi di euro spesi nel 2010.

LA CONSTATAZIONE DEL CEO – Marchionne ha presentato i risultati del primo quadrimestre 2015, mostrando ai costruttori che ci vuole una media di quattro anni per reinvestire il valore totale delle loro aziende nel reparto ricerca e sviluppo e nelle spese di investimento del capitale, rispetto ad una media di vent'anni in industrie di altri settori. La media per le aziende di petrolio e gas si attesta invece sui sette anni, mentre – sempre secondo l'AD italiano-canadese – sale a 36 anni per le aziende di dettaglio. “Stiamo rischiando il nostro capitale ad un certo livello e il mercato non ce lo ricomprerà”, ha spiegato il numero uno di FCA ad investitori e analisti durante la conferenza. “Viviamo in un mondo tutto nostro.”

COSA FARE? – Per Marchionne, il problema principale è che l'industria automobilistica spende somme enormi nello sviluppo di elementi propri alla stessa azienda, come in motori e trasmissioni, che per i clienti non farebbero differenza. Secondo la sua stima, FCA avrebbe potuto risparmiare dai 2.7 ai 5 miliardi di dollari ogni anno condividendo i costi di sviluppo dei prodotti con un altro costruttore. “E', in poche parole, uno spreco”, ha spiegato vedendo in Toyota e VW un potenziale non trascurabile in termini di valore di ritorno nei confronti degli azionisti attraverso l'utilizzo del capitale. Sarebbe persino pronto a trattare con Apple o con un'altra azienda nel campo della tecnologia. Ma queste motivazioni non sembrano conquistare gli altri costruttori. Il gruppo italo-americano ha confermato i suoi obiettivi finanziari per il 2015, vale a dire un profitto netto che potrebbe andare da 1 miliardo di euro fino a 1.2 miliardo di euro vendendo in tutto il mondo dai 4.8 milioni ai 5 milioni di esemplari.

VENDITE IN AUMENTO – Le vendite crescenti del nuovo piccolo crossover Jeep Renegade (leggi la prova in anteprima) e della berlina Chrysler 200 nel Nord America e la modesta crescita in Europa hanno consentito al gruppo di raggiungere buoni profitti nel primo quadrimestre, profitti che sono cresciuti fino al 38%: tradotto in cifre, si parla di 16.2 miliardi di euro. I profitti ottenuti nel Nord America si spiegano per via dei più alti volumi di vendita e per il prezzo più alto negli Stati Uniti, fattori che hanno aiutato a compensare l'impatto negativo del dollaro US più forte in Canada e in Messico. Anche il mercato Europa ha mostrato un segnale positivo dovuto alla sua lenta ripresa: da noi, le vendite sono aumentate del 5% grazie all'arrivo delle Fiat 500X e Jeep Renegade, con un +8% che si traduce in 4.7 miliardi di euro.

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