Messico e Cina, le nuove frontiere dell'auto

Continuano gli investimenti dei più noti Gruppi automobilistici in Messico e Cina

25 aprile 2012 - 9:00

Se il Vecchio Continente delude in quanto a vendite di auto, ci pensano Messico e Cina a ravvivare gli animi: in questi due mercati (fra gli altri), i più noti Gruppi automobilistici continuano a credere e a investire. Sono le nuove frontiere del settore automotive. Però, se le Case possono diversificare un po' su tutti i mercati del globo, i concessionari italiani che stanno “affogando” nella crisi delle vendite chiedono gli incentivi governativi triennali.

AUDI – Il Consiglio di sorveglianza Audi (Gruppo Volkswagen) non solo ha definitivamente approvato l'acquisizione di Ducati, ma pure il “progetto Messico”: il primo stabilimento produttivo della Casa tedesca in Nord America, con avvio dei lavori a inizio 2013. “Il Messico – ha spiegato il presidente Rupert Stadler – offre un'eccellente base economica per le nostre operazioni produttive nel continente”. Anche perché il Paese vanta una tradizione consolidata nel settore auto: c'è già l'impianto Volkswagen di Puebla, in particolare. E poi lì esistono buone infrastrutture, i costi sono competitivi, e fanno comodo i patti di libero scambio con gli Usa. È anche una via per arrivare a vendite globali di due milioni di esemplari entro il 2020: in Messico si assemblerà l'Audi Q5 dal 2016 con una capacità iniziale di 150.000 esemplari l'anno. E attenzione: è previsto un investimento di quasi due miliardi di dollari, per sfidare BMW e Mercedes.

INVESTIMENTO FORD – Il Gruppo Usa ha annunciato un investimento di 1,3 miliardi di dollari per consolidare le attività produttive in Messico. Realizzerà una struttura per gli stampi, migliorando lo stabilimento di Hermosillo (inaugurata nel 1986, impiega 2.700 addetti, che saliranno a 3.700): obiettivo, l'assemblaggio in loco della Fusion e della Lincoln MKZ.

HONDA, PRIMA PIETRA – Di recente, Honda ha organizzato una cerimonia per la posa della prima pietra della fabbrica messicana che sorgerà a Celaya. L'attività produttiva partirà a metà 2014 con una capacità di 200.000 unità annue: protagonista, la Fit (l'Honda Jazz in Europa). Da qui verranno pure esportate in Sud America e negli Usa. I nipponici investiranno 800 milioni di dollari per creare 3.200 nuovi posti di lavoro.

FERRARI CINA BOOM – E se ci trasferiamo in Cina, gli investimenti sono ancora più massicci: qui le Case ci credono veramente, come testimonia il caldissimo Salone dell'auto di Pechino. Un numero vale una premessa lunghissima: nell'impero celeste, si viaggia sui 18 milioni di veicoli venduti ogni anno, e le potenzialità del mercato sono tutte da esplorare. Per esempio, l'ad Ferrari, Amedeo Felisa, ha appena ricordato che, nel 2011, in Cina il Cavallino ha venduto “500 vetture con una crescita del 75% rispetto al mercato di riferimento, salito del 65%. La Cina è diventata il secondo mercato mondiale per Ferrari”. Inoltre, “quest'anno festeggeremo il 20° anniversario della prima vettura venduta a Pechino e a maggio apriremo una grande mostra permanente dedicata alla Ferrari, presso l'Italia Center dello Shanghai World Expo Park. Presenteremo una serie speciale della 458 Italia con una livrea contraddistinta dal caratteristico elemento cinese del longma, il leggendario dragone-cavallo”.

BMW OFFENSIVA CINESE – Dopo un primo trimestre cinese con immatricolazioni in crescita del 37%, per un totale di 80.000 macchine, il Gruppo bavarese sta per inaugurare uno studio design a Shanghai e un ConnectedDrive Lab: attese elevate anche per il debutto locale della Serie 3 passo lungo.

IMMANCABILE VW – Sia detto senza enfasi, non possono mancare all'appello i tedeschi di VW in Cina. Sta per aprire il settimo stabilimento produttivo del Gruppo oltre la Grande Muraglia, per l'assemblaggio di auto e componenti: l'investimento è di ben 300 milioni di euro, con una capacità iniziale di 50.000 esemplari l'anno.

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