Dieselgate, via alla class action in Italia contro Volkswagen

Volkswagen deve difendersi anche in Italia nella prima class action europea per i motori diesel truccati. Ecco come iscriversi

7 luglio 2017 - 12:42

Emissioni e falsificazioni: una rima anche prosaica ma che spiega bene l'essenza dello scandalo planetario che ha coinvolto Volkswagen. Non smetteremo mai di ripeterlo: la frode c'è stata, scientemente portata avanti per anni, ma una grande ipocrisia, industriale e istituzionale (le Istituzioni europee sapevano che i test di omologazione erano irrealistici e che le emissioni su strada sforavano ampiamente i limiti, ne avevamo parlato a proposito della rivoluzione su prove reali sui motori), aleggiava su tutto da anni. Sembra un controsenso anche il consentire a milioni di pestilenziali Euro 0 e 1 di circolare ancora ma in ogni caso registriamo l'avvio della prima class action europea contro Volkswagen (è quella italiana promossa da Altroconsumo) e l'incriminazione, da parte dell'FBI, di un tecnico italiano che lavorava presso Audi a Neckarsulm, in Germania.

PRIMA IN EUROPA La prima class action europea, ormai è ufficiale, è partita e nasce in Italia. Si tratta infatti della causa collettiva promossa da Altroconsumo e che, dopo un iniziale rigetto da parte dei magistrati, è stata dichiarata ammissibile in appello rendendo più vicini i rimborsi anche in Italia. Ricordiamo che la class action è rivolta ai proprietari delle 650 mila Volkswagen, Audi, Skoda e Seat acquistate in Italia e rivelatesi “infettate” con il software defeat device. È possibile aderire online inserendo il proprio numero di telefono in un form presente sul sito di Altroconsumo; si sarà poi contattati dallo staff dell'Associazione per portare avanti la pratica. Il risarcimento richiesto, uguale per tutti, vale il 15% del prezzo d'acquisto e possono richiederlo i consumatori (non le Aziende) che hanno acquistato in Italia, fra il 15/08/2009 e il 26/09/2015, uno dei veicoli coinvolti.

TOPPA PEGGIORE DEL BUCO? Gli automobilisti interessati avranno tempo fino al 1° ottobre per aderire alla class action di Altroconsumo. In seguito, come evidenziato da Maurizio Caprino, giornalista del settore automotive che gestisce il seguitissimo blog Strade sicure su il Sole24Ore, “La causa prenderà avvio e prevedibilmente sarà lunga e combattuta. Si tratterà soprattutto di dimostrare il danno patito con l'acquisto di vetture con sistemi di controllo emissioni truccati. Vale la pena osservare che il danno comprende una voce di cui finora si parla poco in Italia: il peggioramento del comportamento su strada dopo che l'auto viene sottoposta al richiamo predisposto dal costruttore e approvato dall'autorità tedesca KBA”.

In effetti l'Antitrust ha comminato a Volkswagen una multa di 5 milioni di euro anche per pubblicità ingannevole, dato che le tanto decantate doti di “pulizia” degli EA 189 erano tali solo al banco. Appare però difficile andare contro l'arcigna (leggi che la Germania ricorre all'Europa per i presunti trucchi di FCA) e nello stesso tempo amorevole KBA che ha dato l'ok ai fix pensati in quel di Wolfsburg. Se gli enti omologanti dei vari Paesi danno il via libera, essa vale infatti anche nelle altre aree dell'Unione.

NON RIUSCIAMO A RISPETTARE I LIMITI Come ricordato da Maurizio Caprino, nonostante VW e KBA giurino sull'ininfluenza del fix sule prestazioni, le prove di Altroconsumo avevano dato esiti deludenti ma la cosa non ha avuto molta risonanza.

Più roboante si preannuncia la petizione presentata dagli automobilisti del Regno Unito (leggi dei problemi ai diesel Volkswagen dopo l'aggiornamento), che riporta una miriade di problemi: alle valvole EGR, alle prestazioni, al filtro antiparticolato e così via. I limiti della meccanica sarebbero alla base anche dell'incriminazione del 60enne italiano, già a capo della Thermodinamica nel Diesel Development Department di Audi a Neckarsulm. Il manager, insieme ad altri non identificati, avrebbe concluso che era impossibile calibrare il diesel V6 3 litri perché rispettasse le norme USA per le emissioni degli NOx e, contemporaneamente, soddisfacesse i vincoli di progettazione imposti da altri dipartimenti di VW. Così il dirigente, secondo l'Ufficio legale federale, avrebbe “imposto ai tecnici Audi di progettare e implementare, nel software di controllo, funzioni per trarre in ingannare le procedure di controllo standard degli Stati Uniti”.

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