Dieselgate FCA: trema la fabbrica del 3.0 diesel incriminato

FCA sotto attacco per il 'suo' Dieselgate: si difende per il suo 3.0 incriminato dall'EPA e viene accusata dalla Germania per la 500X

16 gennaio 2017 - 19:04

La scoperta del defeat device e la conseguente esplosione del Dieselgate hanno generato una massa enorme di notizie, indiscrezioni e articoli la cui autorevolezza va dal comunicato ufficiale di esponenti dei Governi alle bufale nate sul Web (leggi di Volkswagen che regala le auto su Facebook). La notizia arrivata in queste ore, però, non è soltanto attendibile ma anche inquietante, dato che riferisce dell'intervista a un Ministro: la Germania preme sulla Commissione Europea perché le automobili Fiat trovate a non rispettare le normative sulle emissioni vengano ritirate dal mercato. Intricata si conferma poi la situazione del V6 diesel da 3 litri accusato dall'EPA: Marchionne aveva sollevato dubbi sulla fattibilità economica di una produzione italiana (quest'unità vien prodotta dalla storica VM di Cento, in provincia di Ferrara) da esportare fino agli USA già da prima della “tegola” EPA.

FERMATE LE ITALIANE! A Cento si era fatta cassa integrazione l'anno scorso, a causa anche dell'impatto del Dieselgate, ma le notizie dagli USA non possono che generare altri timori, al punto che Michele de Palma, coordinatore nazionale FCA di Fiom, ha chiesto un incontro urgente con i vertici aziendali. A complicare la situazione arriva poi la recentisima notizia di una Class Action promossa in Canada dagli studi legali Siskinds e Merchant Law Group: una grande amarezza per quello che Wardsauto aveva eletto “Motore dell'anno” per 3 anni di fila, dal 2014 al 2016. Tornando all'affaire 500X non lasciamoci trascinare dalle battute (i tedeschi se ne intendono di infrazioni ai regolamenti e amenità simili) e concentriamoci sui fatti: il Ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt, secondo quanto riferito da Bild am Sonntag, avrebbe detto che la Commissione Europea deve garantire che le vetture Fiat che non rispettano le regole sulle emissioni inquinanti siano ritirate dal mercato. Il magazine riporta brani delle dichiarazioni dai quali si evince che Dobrindt avrebbe detto: “Le autorità italiane sanno da diversi mesi che la Fiat, secondo il parere dei nostri esperti, utilizza software illegali di spegnimento dei dispositivi antinquinamento. Fiat ha finora rifiutato di chiarire la questione e quindi la Commissione deve organizzare un richiamo per i veicoli Fiat coinvolti”. Le auto messe all'Indice sono le Fiat 500X e Doblò e la Jeep Renegade: tanto per non fare polemica, le case tedesche hanno ben pochi modelli comparabili alla 500X e alla Renegade.

L'EUROPA FA LA FACCIA CATTIVA La portavoce del Ministero tedesco Svenja Friedrich ha ricordiamo come la KBA tedesca abbia svolto indagini su diverse auto Fiat (leggi che la Germania chiede aiuto all'Europa per le emissioni delle auto FCA) con il risultato “di una notevole riduzione dell'azione di pulizia dei gas di scarico dopo un certo tempo e siamo ancora dell'opinione che questi siano dispositivi di spegnimento illegali. Ricordiamo che, secondo le conclusioni del gruppo ambientalista DUH, riprese dalle Autorità tedesche, i dispositivi antinquinamento del diesel 2.0 FCA riducono la loro azione dopo 22 minuti a fronte di una durata del ciclo di prova di circa 20 minuti (leggi del presunto trucco della 500X attaccato dalla Germania). Oltre a questa “finestra temporale”, sembra che diverse Case, come Mercedes, abbiano fatto uso di una “finestra termica”, che limita l'azione di questi dispositivi al di fuori di un intervalli di temperature prefissato. La diatriba fra Italia, Germania e Autorità Europee ha visto il Ministro Delrio contestare quella che considera un'ingerenza (“non abbiamo compiuto azioni contro Volkswagen perché la competenza è di KBA e quindi non accettiamo intromissioni sulle nostre competenze”) venendo a sua volta contestato dal Movimento 5 Stelle, che lo ha accusato di favorire FCA (leggi del M5S che svela i risultati dei test fatti svolgere dal Ministero). Il Vice ministro dei Trasporti Riccardo Nencini ha detto che la posizione del Governo tedesco, dopo le risposte fornite dal Ministero italiano, è “incomprensibile” dato che il Governo italiano sta collaborando pienamente con la Commissione Europea. La Commissione ha però ribattuto che “abbiamo chiesto più volte alle autorità italiane di fornire risposte convincenti al più presto possibile ma ora il tempo sta finendo”e si parla di procedure d'infrazione.

MOLTEPLICI FRONTI Pochi giorni fa, rispondendo alla Commissione d'inchiesta Emis del Parlamento europeo (della quale fanno parte alcuni degli europarlamentari M5S che hanno sollevato la questione), Antonio Erario, dirigente del ministero dei Trasporti, ha detto che “Se le valvole Egr si bloccano (…) il motore si può bloccare a sua volta. E il problema è che può accadere all'improvviso, senza dare segnali, magari durante un sorpasso”, come riportato dal Fatto Quotidiano. La tesi è che i sistemi di FCA servono a proteggere il motore e la sicurezza di marcia e sono quindi consentiti. In ogni caso questa risposta è arrivata poche ore prima dello scoppio dell'altra grossa grana, quella che FCA ha con l'EPA (leggi che FCA rischia una multa di 4,5 miliardi per il 3.0 diesel). Nel provvedimento si legge della presenza di 8 Auxiliary Emission Control Devices e questi riguardano, per esempio, la riduzione dell'azione delle valvole EGR all'aumentare della velocità (AECD N°2), la loro esclusione a velocità autostradali (N° 1) o una strategia per allungare gli intervalli del rabbocco dell'ADBlue (N° 8), che ricorda i problemi di eccessivo consumo di urea ammessi da VW USA. E se le accuse penali americane contro FCA vanno avanti, sembra che anche il Governo inglese voglia sottoporre alcune Grand Cherokee a misure di laboratorio, mettendosi nella scia di quello tedesco e dell'EPA.

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