Dieselgate FCA: rischia 4,5 miliardi di multa per colpa del 3.0 diesel

EPA muove accuse pesanti a FCA: il V6 diesel 3 litri avrebbe software di controllo non dichiarati. Sono circa 104 mila i veicoli a rischio Dieselgate

13 gennaio 2017 - 1:04

Sembra alquanto difficile riuscire a conciliare potenza, consumi e pulizia, soprattutto nei motori diesel. I consumatori vorrebbero propulsori che si accontentino di “gocce” di gasolio pur spingendo forte e sembrano più permissivi sul rispetto dell'ambiente ma i regolatori considerano anche questo versante delle prestazioni, costringendo le Case a sforzi pesanti. Per ottenere buoni risultati su tutti questi aspetti a volte si usano 'scorciatoie', come il defeat device del Dieselgate. Oggi l'EPA ha mosso a FCA le stesse accuse a suo tempo scagliate contro Volkswagen: i controller dei motori diesel da 3 litri, montati sui suoi SUV e pickup, (leggi di come EPA avvertiva FCA sulle emissioni dei suoi SUV) contengono software non dichiarato!

CI NASCONDI QUALCOSA! Il Governo americano, tramite l'EPA, sta accusando Fiat Chrysler Automobiles di non aver reso noti dei software che potrebbero esser serviti ad ingannare i test sulle emissioni; i veicoli coinvolti sarebbero 104 mila Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram 1500. Questo software sarebbe stato trovato nei Model Year 2014, 2015 e 2016 di questi veicoli e consentirebbe ai motori di emettere NOx in quantità superiori al consentito nell'uso quotidiano. Cynthia Giles, Assistant administrator for EPA's Office of Enforcement and Compliance Assurance, ha dichiarato che “Questa è una violazione grave e manifesta del Clean Air Act. I software non dichiarati, che sono 8, aumentano le emissioni di ossidi di Azoto dii veicoli, che inquinano l'aria che respiriamo minacciando la salute pubblica. Alcuni dei dispositivi di controllo delle emissioni sembra facciano variare il comportamento dei veicoli a seconda che essi siano in fase di test o nel funzionamento su strada”. Nel PDF in allegato potrete leggere le motivazioni della Notice of Violation e gli effetti dei software incriminati; se fosse trovata colpevole, FCA potrebbe dover pagare fino a circa 4,5 miliardi di dollari.

NOI SIAMO IN REGOLA La difesa del CEO di FCA, Sergio Marchionne, è categorica: nessuno dei motori diesel della Società ha alcun tipo di defeat device e il parallelo tra il software di FCA e quello di Volkswagen che inganna i test è “una sciocchezza assoluta, anche perché alcuni di quei software non sono stati dichiarati perché sono standard dell'industria automobilistica e non andavano dichiarati prima dei test. Dopo il Dieselgate le regole sono cambiate. . Ha poi spiegato che “La disputa tra EPA e FCA riguarda il fatto che la calibrazione dei motori che è stata depositata durante i test sia in grado di soddisfare tutte le normative. Stiamo parlando di questo da più di un anno, proponendo anche modifiche al software, e trovo strano e sfortunato che i funzionari federali abbiano deciso di presentare l'avviso di violazione negli ultimi giorni dell'amministrazione Obama. Non vorremmo essere coinvolti in una guerra fra amministrazioni, una entrante e una uscente. Il comportamento di EPA, poi, è quello di un'agenzia che perderà efficacia (leggi dei costruttori che bussano a Trump per ridiscutere i limiti delle emissioni)”. È però preoccupante che EPA abbia confermato che “non si è ancora deciso sulla certificazione dei motori per i Model Year 2017”. Nubi si addensano anche sui grossi motori Cummins da 6,7 litri, montati sui pickup heavy-duty RAM 2500 e 3500 Model Year 2007 – 2012.

NON È UN SECONDO DIESELGATE Marchionne, che ha ssicurato che nessuna di queste auto è giunta in Europa, ha ammesso che queste indagini potranno danneggiare le vendite ma ha dichiarato che FCA riuscirebbe ad sopravvivere anche se dovesse pagare la multa massima. Ai giornalisti ha poi dichiarato che la cosa che lo ha fatto più arrabbiare è l'aver accusato FCA di mancanza di moralità e di malafede: “Non c'è nessunoin FCA che anche lontanamente potrebbe tentare di mettere in pratica qualcosa di così stupido come questo”, ha detto “E se trovassi un tipo del genere lo appenderei a una porta”. Queste notizie hanno provocato un terremoto nelle Borse: a New York il titolo FCA ha perso subito il 20%, bruciando circa 3 miliardi di capitalizzazione, per recuperare poi fino a – 11%, mentre a Milano ha perso il 16,1%. Fra le altre dichiarazioni dell'AD di Fiat citiamo che “non abbiamo fatto, a nostro avviso, nulla di illegale. Potrebbe esserci una differenza di opinione sui dispositivi ausiliari di controllo delle emissioni autorizzati dalle leggi federali per proteggere i motori” (leggi della Germania che attacca FCA per la 500X per la finestra temporale di funzionamento dei dispositivi antinquinamento). Gli analisti giudicano comunque sproporzionata la negatività dei mercati: Rebecca Lindland, analista senior per Kelley Blue Book, ha per esempio evidenziato le differenze tra lo scandalo Volkswagen e l'attuale situazione di FCA. Ha infatti detto: “è importante notare che questo non è lo stesso problema che ha affrontato VW ma il Dieselgate ha fatto sì che qualsiasi notizia di questioni relative ai diesel e alle emissioni affossa la reputazione di una Società, che pochi giorni fa aveva pur avuto riconoscimenti per la sua Chrysler Pacifica e per un investimento di alto profilo negli Stati Uniti. Dovremo aspettare gli sviluppi ma ad oggi è solo un'indagine sulle emissioni di NOx, non un'accusa di truffa deliberata da parte di FCA”.

2 commenti

giufe
8:55, 16 gennaio 2017

Ovvia e scontata l'autodifesa di Fiat-Fca, ma quanto credibile? Staremo a vedere, ma la voce che circola da tempo – vox populi, ma anche degli addetti ai lavori- è che anche Fiat-Fca (come Volkswagen, Renault, ecc.) ha fatto ricorso a simili furbeschi escamotages a danno dei consumatori, come ora accertato dalle autorità USA (ben più attente e severe delle dormienti europee: fa sorridere la notizia che la Commissione UE ha chiesto informazioni alle autorità USA in merito all'indagine FCA!!!). ). Del resto, è lecito dubitare delle affermazioni di discolpa dell'imputato di turno, come in genere delle case automobilistiche, che i fatti dimostrano non sempre attente ai doveri di correttezza e di rispetto delle norme a tutela del consumatore. Il recente caso Fca-Fiat, e prima ancora quello di V.W. ha acceso i riflettori sul problema del controllo delle emissioni nocive delle autovetture, ma va detto che questo non è l'unico, e forse neanche il principale, di cui ci si debba occupare -e preoccupare- poiché il problema dei controlli investe tutto il campo della affidabilità, qualità e sicurezza in generale degli autoveicoli.
Non si può nascondere, infatti, che i rischi per la salute delle persone connessi all'uso di tali mezzi costituiscono una ampia gamma di ipotesi di danno che non può ridursi solo a quello connesso alle emissioni nocive e abbraccia i tanti casi di difetti di fabbrica e/o progettazione, mancanza di requisiti e/o qualità essenziali, vizi di non conformità, vizi originari di funzionamento, deficit funzionale, ecc. La casistica è ricca di fatti dannosi e sinistri la cui spiegazione è da ricercare in cause di difettosità dell'autoveicolo, attribuibili alla responsabilità del fabbricante, gli esempi citabili sono tanti e pur tuttavia il fenomeno è spesso colpevolmente ignorato, o perlomeno sottovalutato, dalle autorità cui è demandato il compito istituzionale di vigilare e controllare a tutela della sicurezza e salute delle persone. Un esempio concreto? Fra i tanti, e giusto per rimanere in casa FIAT, oggi nell'occhio di un ciclone che in realtà chiama in causa l'intera industria automobilistica, potrei citare quello dei modelli di auto del gruppo automobilistico suddetto che montano il famigerato servosterzo elettrico 'city', il cui frequente malfunzionamento, dovuto a difetto di fabbricazione/progettazione, ha messo e mette a repentaglio la stessa incolumità di chi usa quelle auto, e ciò senza che nessuno, né il costruttore (che non ha provveduto alla necessaria campagna di richiamo e neppure di informazione del consumatore), né l'autorità di vigilanza, si preoccupi -sebbene il fatto sia stato denunciato da una valanga di segnalazioni e testimonianze- di mettere in atto i doverosi interventi inibitori/cautelativi. Oggi, sotto la spinta degli ultimi fatti che chiamano in causa le case automobilistiche per le frodi in materia di emissioni degli autoveicoli, si fanno sempre più insistenti le sollecitazioni per un adeguamento della normativa (proposte di legge, in particolare in materia di omologazione e controlli degli autoveicoli, sono al veglio del Parlamento Europeo), cosa senz'altro necessaria, ma che non può trasformarsi in un comodo alibi per sottrarsi alle responsabilità e agli obblighi che, bene o male, l'attuale normativa, generale (correttezza commerciale, buona fede, tutela del consumatore, sicurezza dei prodotti, responsabilità per danno da prodotto difettoso, ecc.) e speciale (le direttive e regolamenti CE in materia di norme tecniche e sicurezza dell'autovettura, Direttiva CE 99/44 ecc.), comunque già prevede: prevarrà, finalmente, l'interesse per la tutela del consumatore sugli interessi della potente lobby dell'industria dell'auto?

Bruno
9:50, 17 gennaio 2017

Gent.mo Giufe,
il suo commento è ampiamente condivisibile.
Nonostante normative più stringenti rispetto al passato (Codice del Consumo), l'Europa ( e l'Italia in particolare) resta sempre molto indietro in materia di difesa del consumatore per ciò che riguarda la responsabilità per danno da prodotto difettoso. Ciò è dovuto alla giurisprudenza carente e all'assenza in EU di un ente potente e indipendente come quello americano, preposto al controllo della sicurezza a tutela dei diritti dei consumatori. Le irregolarità sulle emissioni (che coinvolgono tutte le Case costruttrici), sono il risultato di normative fuori controllo e molto teoriche (vedi le irreali procedure di omologazione attualmente in vigore), di cui tutti i soggetti coinvolti (in primo luogo le istituzioni che non controllano) sono responsabili. Ma questo è un problema secondario se si pensa alla colpevole latitanza delle Case di fronte alle svariate carenze di prodotto ( in molti casi assai pericolose) di cui sono impunite responsabili.
Basti citare, a titolo d'esempio, l'enorme problematica degli airbag difettosi che coinvolge milioni di vetture nel mondo che continuano a circolare liberamente. La ringrazio per l'attenzione.

Cordiali saluti.
Bruno Pellegrini
redattore tecnica e post vendita
SicurAUTO.it

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