Risarcimento diretto esteso

Risarcimento diretto esteso alle compagnie estere: rischio rincari?

Si parla di procedura di risarcimento diretto estesa anche alle compagnie estere: per le associazioni di categoria c'è un rischio rincari

3 novembre 2021 - 18:00

Sembra che il Governo voglia estendere il regime del risarcimento diretto per la gestione dei sinistri stradali anche alle compagnie di assicurazione con sede legale in uno Stato estero dell’Unione Europea. Il provvedimento, inserito tra le bozze del Ddl Concorrenza che sarà presto in discussione nel Consiglio dei Ministri, sta allarmando le associazioni di categoria che temono un rincaro dei premi assicurativi. Forse non a torto.

CHE COS’È IL REGIME DEL RISARCIMENTO DIRETTO

Introdotta nel 2007 e regolata dall’articolo 149 del Codice delle Assicurazioni, la procedura di risarcimento diretto prevede che in determinati casi di sinistro senza colpa, o con colpa parziale, il risarcimento del danno debba richiedersi direttamente alla propria compagnia. L’indennizzo diretto si attiva solamente se l’incidente è avvenuto tra 2 veicoli, entrambi immatricolati in Italia, San Marino o Vaticano, che risultino identificati e regolarmente assicurati con compagnie che abbiano aderito alla convenzione tra assicuratori per il risarcimento diretto (CARD). In base alla normativa vigente l’adesione alla CARD è obbligatoria per le imprese con sede legale in Italia, facoltativa per quelle estere. Mediante il regime del risarcimento diretto si possono ottenere indennizzi per i danni subiti dal veicolo assicurato, per le lesioni di lieve entità subite dal conducente (fino al 9% di invalidità) e per i danni alle cose trasportate appartenenti al proprietario o al conducente.

RISARCIMENTO DIRETTO ESTESO: COSA CAMBIA?

Adesso il Governo, tramite il prossimo Ddl Concorrenza, vorrebbe però estendere l’obbligo di aderire alla CARD anche alle compagnie di assicurazione con sede legale all’estero in un Paese UE. La motivazione del provvedimento consisterebbe nel sanare l’evidente disparità di trattamento tra le imprese assicuratrici italiane e unionali, visto che le prime sono obbligate ad aderire al sistema di risarcimento diretto e, quindi, a sottoscrivere la convenzione CARD sostenendone i costi. Mentre le altre imprese UE possono esercitare in Italia senza sottostare agli stessi vincoli economici e burocratici. Tuttavia, ed è ciò che temono le associazioni dei consumatori e di categoria, uniformare la normativa annullerebbe la libertà di scegliere tra risarcimento diretto e risarcimento ordinario (nei casi previsti), con appiattimento della concorrenza e conseguente rischio di standardizzare le tariffe verso l’alto.

RISARCIMENTO DIRETTO ESTESO: RISCHIO RINCARO DEI PREMI?

Ad esempio per l’AIPED (Associazione italiana periti estimatori danni) l’orientamento del Governo potrebbe minare la libertà di scelta dei consumatori, che perderebbero l’opportunità di rivolgersi alle compagnie fuori dal risarcimento diretto per sottrarsi alla cosiddetta “canalizzazione forzata” messa in atto dalle compagnie CARD, che consiste nell’indirizzare i clienti danneggiati verso carrozzerie convenzionate, con prezzi della manodopera (spesso di bassa qualità) già fissati dalle assicurazioni, pena l’applicazione di franchigie e scoperti di dubbia validità.

Preoccupazione anche da parte di Assoutenti, secondo cui il risarcimento diretto obbligatorio anche per le compagnie estere creerebbe una grave distorsione della concorrenza e una riduzione dei diritti degli assicurati nella scelta polizze auto tradizionali: “Il risarcimento diretto non va esteso alle compagnie cosiddette estere ma abolito del tutto restituendo agli assicurati polizze RCA semplici, il ripristino di un sano meccanismo bonus-malus e il pieno diritto alla libera scelta del riparatore di fiducia”.

Per il Movimento Consumatori l’estensione dell’obbligo di adesione al risarcimento diretto aggraverebbe l’attuale situazione di oligopolio (le prime cinque compagnie assicurative italiane detengono il 70% della quota mercato nazionale): “Il primo effetto che maggiormente graverebbe sugli assicurati sarebbe l’aumento del costo del premio di polizza, per non parlare del proliferare incontrollato di clausole inconferenti con l’oggetto del contratto RC auto, le quali prevedono decurtazioni illegittime sull’importo del risarcimento che, invece, deve sempre rimanere integrale”.

Timori anche dal mondo delle moto. Per ANCMA, che cita uno studio commissionato all’Università Luiss di Roma, il risarcimento diretto funziona solo quando nel sinistro sono coinvolti veicoli appartenenti alla stessa categoria, ad esempio due auto. Mentre s’inceppa nel momento in cui i veicoli incidentati appartengono a categorie differenti, come un’auto e una moto. Per questo la misura, se approvata, rischierebbe di produrre un aumento generalizzato delle polizze assicurative motociclistiche, “stimabile attorno al 20% dei prezzi correnti”.

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