RC auto neopatentati

RC auto: neopatentati pagano sempre il doppio, riforma flop?

Tariffe RC auto: i neopatentati pagano sempre il doppio dei genitori, la RC familiare è una riforma flop? I motivi dell'insuccesso

30 luglio 2021 - 16:00

La RC familiare avrebbe dovuto contribuire ad abbassare il prezzo della RC auto di neopatentati e conducenti giovani, ma a un anno e mezzo dall’introduzione della riforma l’obiettivo non è stato neppure sfiorato, visto che in base ai dati IVASS relativi al primo trimestre 2021 il premio medio pagato dagli automobilisti fino a 24 anni di età è risultato pari a 656 euro, circa il doppio dei 364 euro pagati dalla fascia 45-59 anni. Tanto che molti iniziano a bollare la riforma come un flop.

RC AUTO NEOPATENTATI: PREZZI ALLE STELLE NONOSTANTE LA RC FAMILIARE

Ricordiamo che la RC familiare ha esteso (a questo punto solo sulla carta) i benefici della Legge Bersani, consentendo ai componenti dello stesso nucleo familiare di usufruire della miglior classe di merito in famiglia anche in caso di semplice rinnovo della polizza (e non solo alla prima stipula come per la Bersani) e pure tra diverse tipologie di veicoli (p.es. tra auto e moto). Unico requisito richiesto: non aver commesso sinistri con colpa negli ultimi 5 anni, come riportato sull’attestato di rischio. Eppure, nonostante questa apparente convenienza, che all’epoca aveva mandato su tutte le furie le compagnie assicurative, i neopatentati e gli automobilisti giovani in generale continuano a pagare di assicurazione auto circa il doppio dei genitori, pur potendo in teoria usufruire della loro stessa classe di merito: addirittura 980 euro a Napoli, 934 euro a Prato e 819 euro a Firenze.

RC FAMILIARE FLOP: PESA LA QUESTIONE DEI 5 ANNI DI ATTESTATO DI RISCHIO

Ma perché la RC familiare sembra non funzionare, quanto meno per i giovani? I maggiori indizi puntano su quel contestatissimo passaggio della norma, scritto male e quindi soggetto a interpretazioni di parte, secondo cui l’accesso a una classe di merito migliore è possibile solo “in assenza di sinistri con responsabilità esclusiva o principale o paritaria negli ultimi 5 anni, sulla base delle risultanze dell’attestato di rischio”.

Ebbene, fin dall’inizio le imprese assicurative hanno dato a questa norma un’interpretazione molto restrittiva, negando il beneficio della RC familiare ai conducenti che hanno un attestato di rischio da meno di 5 anni, tagliando così fuori tutti i neopatentati e i guidatori più giovani (proprio coloro che dovevano essere i maggiori beneficiari della riforma). E ciò nonostante il parere contrario del MISE e dell’IVASS, secondo i quali una lettura del provvedimento coerente con le finalità di tutela dei consumatori suggerirebbe invece un’interpretazione più favorevole agli assicurati, e cioè che in assenza di sinistri nei limiti degli anni di attestato di rischio disponibili (quindi anche meno di 5), le compagnie dovrebbero lo stesso attribuire al veicolo interessato la migliore classe utilizzabile in famiglia. Il problema è che né il MISE né l’IVASS hanno il potere di imporre questa linea: servirebbe modificare la legge.

RC AUTO NEOPATENTATI: ALTRI MOTIVI DEL CAOS TARIFFE

Secondo il Sole 24 Ore, però, la questione dei 5 anni di attestato di rischio non è l’unico motivo del flop della RC familiare. Anche perché se l’85% degli assicurati italiani è in prima classe di merito, significa che al netto del mancato effetto sui giovani, per gli altri componenti della famiglia (ad esempio il coniuge) la riforma sembra aver più o meno funzionato (insieme alla già esistente Legge Bersani). In realtà, spiega il quotidiano economico, le compagnie assicurative hanno trovato il modo di aggirare la norma anche attraverso l’utilizzo dei coefficienti, ossia quei fattori che, a fronte di prove statistiche, consentono alle assicurazioni di intervenire sulla tariffa. Va inoltre rimarcata la politica sempre più spregiudicata sugli sconti, proposti in larga parte solo agli automobilisti più esperti e ‘virtuosi’, e assai meno a quelli a rischio, come appunto giovani e neopatentati.

Un modo, questo, per ‘riequilibrare’ le tariffe RC auto senza dare troppo nell’occhio. Forse è davvero giunta l’ora di mettere da parte il sistema bonus-malus

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