Attestato di rischio cos'è

Attestato di rischio: cos’è e come averlo

Focus sull'attestato di rischio: cos'è, a cosa serve e come avere il documento che determina, insieme ad altri fattori, il premio dell'assicurazione RC auto

30 ottobre 2019 - 22:15

Tutti coloro che stipulano un’assicurazione RC auto sanno cos’è l’attestato di rischio, il documento che descrive la storia assicurativa di ciascun automobilista, recante il numero di sinistri causati negli ultimi 5 anni in forma esclusiva, principale o paritaria. È quindi una sorta di ‘pagella’ di ogni assicurato, ed è fondamentale per stabilire il premio da pagare. Fino al 2015 l’attestato di rischio era in formato cartaceo, ma da allora esiste solo in formato digitale (“attestato di rischio elettronico”) ed è consultabile online sui siti delle compagnie e, su richiesta, nella banca dati gestita dall’Ania sotto il controllo dell’Ivass.  Non è possibile assicurare una vettura senza attestato di rischio, tranne in pochissimi casi.

ATTESTATO DI RISCHIO: CHE COS’È

Ricapitolando, l’attestato di rischio contiene i dati del veicolo e dell’assicurato, la storia degli incidenti e, in caso di tariffa bonus malus. sono indicate le classi di provenienza e di assegnazione attribuite da ciascuna compagnia assicurativa in base a regole interne. Inoltre, per garantire omogeneità di trattamento in caso di cambiamento di compagnia, il documento riporta anche la classe di conversione universale (CU), calcolata secondo parametri fissi e uguali a tutte le compagnie. Lo scopo dell’attestato di rischio è quindi principalmente quello di permettere a ogni compagnia di conoscere la storia assicurativa di un nuovo cliente, così da fissare il premio in base al rischio. Da quando l’ADR è diventato elettronico non è più necessario consegnarlo manualmente alla nuova compagnia, perché quest’ultima lo preleva direttamente dalla banca dati.

ATTESTATO DI RISCHIO: IL SISTEMA BONUS MALUS

Il bonus malus è di gran lunga la formula tariffaria più utilizzata per stabilire l’importo del premio RC auto, specialmente per quel che concerne le autovetture. È un sistema ‘meritorio’ perché premia (bonus) chi non provoca sinistri e penalizza (malus) chi li causa. L’applicazione del bonus o del malus fa riferimento a una pagella contenuta nell’attestato di rischio che prende il nome di ‘tabella della sinistrosità pregressa’. Questa tabella registra gli incidenti causati negli ultimi 5 anni (con almeno il 50% di responsabilità), anche se a partire da quest’anno e fino al 2023 il termine verrà progressivamente esteso a 10 anni. Tuttavia per la determinazione del bonus o del malus si terrà sempre conto solo degli ultimi 5 anni di storia assicurativa.

COME AVERE L’ATTESTATO DI RISCHIO

Come detto in precedenza, gli assicurati possono consultare l’attestato di rischio nell’area personale sul sito web della propria compagnia di assicurazione. In alternativa possono richiedere il documento anche via posta elettronica, tramite app e persino mediante messaggistica istantanea o social network (se l’impresa assicurativa supporta questi strumenti). È possibile chiedere anche una copia cartacea, che però ha solo valore informativo e non legale. L’unico ADR che fa fede è quello elettronico. Le compagnie hanno l’obbligo di aggiornare con estrema celerità gli attestati di rischio, a maggior ragione in prossimità della scadenza del contratto (massimo entro 30 giorni). Se consultando online l’attestato di rischio l’assicurato dovesse rilevare errori o imperfezioni, deve avvisare immediatamente la propria compagnia assicurativa.

ATTESTATO DI RISCHIO: DAL 2018 È ANCHE ‘DINAMICO’

A partire dall’1 agosto 2018 l’attestato di rischio è stato ulteriormente perfezionato diventando ‘dinamico’. Il nuovo documento consente il recupero delle informazioni sui sinistri non denunciati o denunciati in ritardo, spesso dopo oltre un anno rispetto a quando sono avvenuti (cosiddetti ‘sinistri tardivi’), e pagati dalla compagnia negli ultimi 60 giorni di un contratto RC auto (al termine quindi del periodo di osservazione), o dopo la sua scadenza. In questo modo, prima dell’avvento del formato dinamico, se l’assicurato cambiava compagnia e contemporaneamente denunciava l’incidente in ritardo, ne impediva la registrazione nell’attestato di rischio, vedendosi riconosciuto il bonus anziché il malus. A danno ovviamente degli altri assicurati. Ma adesso uno stratagemma del genere, attuato quasi sempre in malafede, non è più possibile.

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