Ecco com'è fatto l'infovelox della capitale nelle zone 30 del centro: fonte Roma Mobilità
Infovelox a Roma centro zone 30: la verità su sicurezza e multe
I nuovi sistemi infovelox installati a Roma nelle zone 30 servirebbero, in teoria, a monitorare la velocità e sensibilizzare i conducenti sulla sicurezza
I nuovi sistemi infovelox installati a Roma nelle zone 30 servirebbero, in teoria, a monitorare la velocità e sensibilizzare i conducenti sulla sicurezza
L’installazione dei nuovi pannelli luminosi, noti come infovelox, sta trasformando la viabilità urbana del centro Roma nelle neonate Zone 30. Questi dispositivi, caratterizzati da un display digitale che mostra in tempo reale la velocità dei veicoli in transito, hanno sollevato un acceso dibattito. Il loro obiettivo primario è la prevenzione e il rallentamento del traffico in aree ad alta densità pedonale. Ma ci si interroga sulla reale efficacia sia nella Città Eterna sia a Bologna sia altrove.
COSA SONO GLI INFOVELOX E COME FUNZIONANO
Gli infovelox non sono autovelox. Questa è la distinzione fondamentale da cui partire per comprendere la loro natura. Tecnicamente, si tratta di dissuasori di velocità elettronici dotati di un radar a effetto Doppler capace di rilevare la velocità di un mezzo in avvicinamento. Il dato viene immediatamente proiettato su un pannello a LED, spesso accompagnato da messaggi testuali (“Rallenta“) o icone (faccine verdi felici o rosse tristi) per fornire un feedback immediato al conducente.
A differenza delle postazioni fisse o mobili della Polizia Locale, questi strumenti non sono omologati per l’accertamento delle infrazioni al Codice della Strada. Non scattano foto utilizzabili per la notifica di verbali, non identificano la targa ai fini sanzionatori e non inviano dati a una centrale operativa per la riscossione di multe. La loro funzione è esclusivamente educativa: servono a rendere l’automobilista consapevole della propria andatura, spesso superiore ai limiti senza che ve ne sia piena percezione, e a raccogliere dati sul flusso veicolare per future pianificazioni urbanistiche.
LA DIFFUSIONE NELLE ZONE 30 DI ROMA
L’implementazione di questi pannelli a Roma rientra in una strategia più ampia di mobilità sostenibile e sicurezza stradale, che mira a ridurre drasticamente l’incidentalità urbana. Le Zone 30, quartieri dove il limite di velocità è ridotto per tutelare pedoni e ciclisti, sono il terreno d’elezione per gli infovelox. Qui, la segnaletica orizzontale e verticale viene supportata dalla tecnologia luminosa per forzare un cambio di abitudine nei romani, storicamente abituati a medie orarie più elevate anche in contesti residenziali.
Secondo i dati del portale Roma Mobilità, l’innovazione tecnologica al servizio della città è un pilastro per trasformare la capitale in una metropoli a “visione zero” (zero morti sulle strade). I pannelli fungono da “sentinelle” silenziose che, pur senza la minaccia della multa, ricordano che la strada appartiene a tutti. Tuttavia, la loro presenza ha scatenato riflessioni sulla gestione dei fondi pubblici e sull’effettivo impatto sul comportamento di guida a lungo termine.

I DUBBI DEL MINISTERO
Nonostante l’entusiasmo del Campidoglio, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha espresso a più riprese dubbi sulla proliferazione di questi dispositivi. La critica principale riguarda la possibile distrazione: un display luminoso che lampeggia improvvisamente può indurre frenate brusche o distogliere lo sguardo del guidatore dalla carreggiata, paradossalmente aumentando il rischio di tamponamenti o investimenti.
Inoltre, associazioni come Altvelox sottolineano come la confusione tra “infovelox” e “autovelox” sia spesso alimentata da una comunicazione poco chiara. Se da un lato il dissuasore può avere un effetto psicologico immediato, dall’altro l’assenza di sanzioni porta molti utenti a ignorare il segnale dopo i primi giorni di installazione. Il rischio è che l’investimento economico non produca una reale riduzione della velocità media se non supportato da interventi strutturali come dossi, restringimenti di carreggiata o una sorveglianza umana costante.
IL FUTURO DELLA MOBILITÀ A ROMA
Il futuro della viabilità romana sembra procedere verso una digitalizzazione sempre più spinta. Gli infovelox sono solo il primo passo di una rete di sensori che monitoreranno non solo la velocità, ma anche la qualità dell’aria e l’intensità del traffico in tempo reale. La sfida resta quella di trovare un equilibrio tra l’esigenza di sicurezza, espressa con forza dalle associazioni dei familiari delle vittime della strada, e la fluidità necessaria a una città complessa come Roma. In attesa degli autovelox mobili nelle zone 30 del centro: per ora, ne è stato avvistato uno solo in via del Teatro Marcello.