Autovelox, Salvini firma il decreto per l’omologazione: e ora?
Il ministro delle Infrastrutture ha firmato il decreto autovelox, ma restano parecchie incertezze sui dispositivi e sulle multe
Il ministro delle Infrastrutture ha firmato il decreto autovelox, ma restano parecchie incertezze sui dispositivi e sulle multe
Dopo un’attesa di 33 anni, ossia da quando il nuovo Codice della Strada esiste, arriva il decreto autovelox che definisce le procedure di omologazione, di verifica e di taratura iniziali e periodiche dei dispositivi. Lo ha annunciato il ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini, che ha firmato il provvedimento su apparecchiature e mezzi tecnici per l’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità. In questo modo, dice la nota, “si assicura un quadro regolatorio certo e omogeneo, idoneo a superare le criticità applicative emerse nel tempo e a garantire l’affidabilità di misura degli strumenti, la tracciabilità delle operazioni tecniche e la solidità giuridico-amministrativa degli accertamenti conseguenti al loro impiego“. Con l’obiettivo primario che resta uno solo: “Garantire la massima sicurezza sulle strade senza però che il controllo si trasformi in pretesto per fare cassa a spese dei cittadini“.
DECRETO AUTOVELOX: DAVVERO È LA FINE DELLA TELENOVELA?
E ora che succede? Si resta in attesa di ulteriori specifiche. Vale tuttavia la pena rammentare di come la questione sia complicatissima, come anticipato qui. Dal 1993, il Codice – fonte primaria – impone che gli autovelox siano omologati: il problema torna in auge nel 2024 con un’ordinanza della Cassazione (n. 10505 del 18 aprile) che annullava le multe per mancata omologazione degli strumenti. Di contro, i Comuni hanno sempre sostenuto che – sulla scorta di circolari ministeriali (fonti secondarie) – sia sufficiente l’approvazione dei velox: operazione veloce, low cost, e molto più semplice dell’omologa. In seguito, è arrivata una dozzina di ordinanze degli Ermellini, sempre sulla stessa linea: serve l’omologazione.
FLOP INIZIALE
Già il 31 gennaio 2026, il ministero delle Imprese aveva comunicato l’avvio del percorso del decreto verso Bruxelles, parlando di 11.000 dispositivi informalmente rilevati, di 3.800 registrati sulla piattaforma e di 1.000 rientranti automaticamente nei requisiti di omologazione in fase di adozione. Adesso, si è arrivati al decreto definitivo di omologazione.

PRIMA TESI
Sulla faccenda, esistono diverse tesi da parte degli esperti, in assenza di massima e totale chiarezza. Qualcuno sostiene che ora, con l’omologazione, gli autovelox possano effettuare rilievi certi, e che le multe siano valide. In base a un precedente decreto 282 del 2017, gli strumenti approvati dopo quell’anno, essendo conformi alle disposizioni dell’allegato tecnico, dovevano ritenersi omologati d’ufficio. Tutti gli altri, invece, avrebbero dovuto seguire una procedura tassativa che prevedeva la disattivazione fino al completamento della stessa, affinché il titolare dell’approvazione di un dispositivo o sistema autovelox (approvato prima dell’entrata in vigore del decreto 282/2017) potesse richiedere l’omologazione integrando la documentazione richiesta entro il termine di sei mesi.
SECONDA TESI
Altri reputano che niente sia cambiato. Per due motivi. Uno: serve il decreto di omologazione del ministero delle Imprese, e non del ministero delle Infrastrutture. Due: il decreto non sana retroattivamente una carenza legislativa strutturale. Finché i dispositivi sul territorio non affronteranno il lungo e costoso iter di omologazione, i verbali continueranno a essere vulnerabili ai ricorsi. In particolare, secondo Altvelox, “l’approvazione amministrativa non può essere trasformata in omologazione per semplice dichiarazione d’ufficio. L’articolo 45, comma 6, del Codice della Strada distingue approvazione e omologazione. L’articolo 42, comma 6, attribuisce valore probatorio alle risultanze delle apparecchiature debitamente omologate. La Cassazione civile, sezione II, ordinanza 10505 del 18 aprile 2024, ha a sua volta affermato la distinzione tra i due procedimenti, escludendo che l’approvazione possa essere automaticamente equiparata all’omologazione“.
CHE PUÒ ACCADERE
Per Leonardo Ferrara, docente di diritto amministrativo all’Università di Firenze, un decreto non può discostarsi dal Codice della Strada. Altrimenti, si infrange il principio di prevalenza delle fonti primarie su regolamenti e atti amministrativi. Insomma, la “battaglia” della legalità degli accertamenti con autovelox non pare conclusa.